JAMES CLAVELL.
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SHOGUN.
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Parte 4.
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Titolo originale: Shogun. 1975.
Traduzione di: Grazia Lanzillo.
1999. Bompiani Editore, MILANO.
ISBN: 88-452-0918-0.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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TERZO LIBRO.
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30.
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"Sei sicuro che tutto sia pronto, Mura?"
"S, Omi-san, certo. Almeno, cos mi pare. Abbiamo seguito esattamente i vostri ordini, e quelli di Igurashi-san."
"Niente deve andare male, o al tramonto ci sar un altro capo nel villaggio," disse Igurashi, in tono aspro. Aveva l'unico occhio arrossato per la mancanza di sonno. Era giunto il giorno prima da Yedo con un contingente di samurai e istruzioni precise.
Mura non rispose, limitandosi a chinare la testa con deferenza, tenendo lo sguardo fisso al suolo.
Erano sulla spiaggia, presso la banchina. Dietro di loro si allineavano file di paesani in ginocchio, atterriti ed esausti - c'erano tutti: uomini, donne e bambini, salvo gli infermi - tutti in attesa della galea. E tutti con gli abiti migliori. Le facce ben lustre, l'intero villaggio spazzato e lucente, con l'aria della festa, come per l'anno nuovo quando, secondo la tradizione, tutto l'impero veniva pulito a fondo. Le barche da pesca erano minuziosamente ancorate in fila, con le reti ben piegate e le funi arrotolate. Perfino la spiaggia, lungo la baia, era stata rastrellata.
"Niente andr male, Igurashi-san," mormor Omi. In quell'ultima settimana, dopo che gli ordini di Yabu erano arrivati da Osaka con un piccione di Toranaga, aveva dormito poco. Il villaggio e ogni uomo abile nel giro di venti ri erano stati mobilitati per preparare Anjiro ad accogliere i samurai e Yabu. E adesso Igurashi gli aveva rivelato, solo a lui, il grande segreto: che con suo zio sarebbe arrivato il grande daimyo Toranaga, sfuggito alla trappola di Ishido, e Omi si sentiva pi che soddisfatto di aver speso tanto denaro. "Non dovete preoccuparvi, Igurashi-san. Questo  il mio feudo e la responsabilit  mia."
"Sono d'accordo.  vostra." Igurashi allontan Mura con un gesto di disprezzo, poi aggiunse, calmo: "Voi siete responsabile ma, non vi offendete, voi non avete mai visto il nostro padrone quando qualcosa non va bene. Se abbiamo dimenticato un'inezia, o se questi pidocchiosi non hanno fatto quello che dovevano, il nostro padrone ridurr il vostro feudo e quelli a nord e a sud in mucchi di concime prima di domani sera." Se ne and a riprendere il suo posto, accanto ai suoi uomini.
Quella mattina erano giunte le ultime compagnie di samurai da Mishima, la capitale di Yabu, a nord. Anch'esse, ora, stavano ammassate in bell'ordine sulla spiaggia, nella piazza e sulla collina, con le bandiere ondeggianti alla minima brezza e le lance scintillanti nel sole. Tremila samurai, l'elite dell'esercito di Yabu. Cinquecento a cavallo.
Omi non aveva paura. Aveva fatto tutto il possibile, controllando di persona tutto quanto era controllabile. Se qualcosa fosse andato male, sarebbe stato il karma. Ma niente andr male, si disse, in preda all'eccitazione. Si erano spesi nei preparativi cinquecento koku, pi della sua intera rendita annua, prima che Yabu aumentasse il suo feudo. La cifra lo aveva spaventato, ma la moglie Midori aveva dichiarato che dovevano spendere senza timore, perch era un prezzo bassissimo di fronte all'onore che gli faceva il nobile Yabu. "E con Toranaga-sama qui... chi sa mai quali occasioni potrebbero presentarsi?" aveva mormorato.
Come ha ragione! pens Omi con orgoglio.
Controll di nuovo con un'occhiata la riva e la piazza: tutto appariva perfetto. Sua madre e Midori aspettavano sotto il tendone innalzato per accogliere Yabu e il suo ospite, Toranaga. Omi not che sua madre stava parlando a tutto spiano e si augur che quella continua tortura venisse risparmiata a Midori. Sistem una piega del suo gi impeccabile chimono, assest le spade e guard il mare.
"Ascolta, Mura-san," sussurr cautamente Uo, il pescatore. Era uno dei cinque anziani del villaggio, che stavano inginocchiati insieme a Mura davanti a tutti gli altri. "Ho tanta paura che, se pisciassi, piscerei sabbia."
"Allora non pisciare, vecchio mio." Mura trattenne il sorriso.
Uo era un uomo dalle spalle larghe, simile a una roccia, con mani enormi e il naso rotto, e aveva un'aria sofferente. "Non lo far, ma credo che mi venga una scoreggia." Uo era celebre per il suo umorismo, per il suo coraggio e per la quantit di aria che espelleva. L'anno prima c'era stata una gara di scoregge con il villaggio a nord e lui aveva vinto il primo premio assoluto, portando grande onore al paese.
"Eh, forse  meglio di no!" sogghign Haru, un altro pescatore, basso e rinsecchito. "Uno dei testoni potrebbe ingelosirsi."
Mura sibil: "Vi  stato ordinato di non chiamare i samurai con quel nome, finch ce n' anche uno solo vicino al villaggio." Oh ko, pensava stanco, spero che non ci siamo dimenticati di niente. Lanci un'occhiata verso la montagna, alla palizzata di bamb intorno alla fortezza temporanea che avevano eretto con tanta rapidit e tanto sudore. Trecento uomini, a scavare e costruire e trasportare. L'altra casa nuova era stata pi facile: si trovava proprio sotto quella di Omi e la poteva vedere: pi piccola, ma col tetto di tegole, un giardino e una piccola casa per il bagno. Immagino che ci andr Omi, per dare la sua a Yabu, pens Mura.
Torn a fissare il promontorio, dove la galea doveva comparire da un momento all'altro. Presto Yabu sarebbe sceso a terra e da quel momento sarebbero stati tutti nelle mani degli dei, di tutti i kami, di Dio Padre, del Suo Figlio benedetto e della Madonna benedetta, oh ko!
Madonna, proteggici tu! Sarebbe troppo chiederti di rivolgere il Tuo occhio benefico su questo villaggio di Anjiro? Giusto per i prossimi giorni? Ci occorre un favore speciale per proteggerci dal nostro signore e padrone e io, s! accender cinquanta candele e mio figlio sar cresciuto nella Vera Fede, promise Mura.
Oggi Mura era molto lieto di essere cristiano; poteva pregare un unico Dio e questo avrebbe aumentato la protezione sul villaggio. Si era fatto cristiano in giovent perch il suo feudatario si era convertito e gli aveva ordinato di diventare cristiano. E allorch, vent'anni dopo, quel signore era morto combattendo per Toranaga contro il Taiko, Mura era rimasto cristiano per onorarne la memoria. Un buon soldato non ha che un padrone, pens. Un solo vero padrone.
Ninjin, un tipo dalla faccia tonda e dai denti sporgenti, era particolarmente agitato dalla presenza di tanti samurai. "Mura-san, scusami, ma ci che hai fatto  pericoloso... terribile, ne? Il piccolo terremoto di stamattina  stato un segno degli dei, un cattivo auspicio. Hai commesso un terribile sbaglio, Mura-san."
"Quello che  fatto  fatto, Ninjin. Dimenticalo."
"Come posso?  nella mia cantina e..."
"Una parte  nella tua cantina. Ne ho anch'io una gran quantit," disse Uo, senza pi sorridere.
"Non c' niente in nessun posto, amici. Niente!" ribatt Mura. "Non esiste niente." Per suo ordine, durante gli ultimi giorni, trenta koku di riso erano stati rubati all'intendenza dei samurai e ora erano nascosti qua e l nel villaggio, insieme ad altre provviste e arnesi e armi.
"Niente armi!" aveva protestato Uo. "Il riso s, ma non le armi!"
"Sta per scoppiare la guerra."
" contro la legge tenere delle armi," aveva piagnucolato Ninjin.
Mura aveva sbuffato. " una legge nuova, di appena dodici anni. Prima potevamo tenere tutte le armi che volevamo e non eravamo legati a forza al villaggio. Potevamo andare dove volevamo, essere quello che volevamo. Potevamo essere soldati, contadini, pescatori, mercanti, anche samurai... qualcuno lo ha fatto, sapete che  vero."
"S, ma adesso  diverso, Mura-san,  diverso. Il Taiko l'ha ordinato!"
"Presto sar di nuovo com'era. Andremo di nuovo soldati."
"Allora aspettiamo," aveva implorato Ninjin. "Ti prego. Adesso  contro la legge. Se la legge cambier,  il karma. Ma il Taiko ha fatto la legge: niente armi. Nessuna arma, pena la morte."
"Aprite gli occhi, tutti quanti! Il Taiko  morto! E ve lo assicuro io, presto Omi-san avr bisogno di uomini addestrati, e quasi tutti noi siamo stati in guerra, ne? Abbiamo pescato e guerreggiato, ogni cosa a suo tempo. Non  vero?"
"S, Mura-san," aveva ammesso Uo, nonostante la paura. "Prima del Taiko non eravamo legati."
"Ci prenderanno, per forza," piangeva Ninjin. "Non avranno piet. Ci metteranno a bollire come hanno bollito il barbaro."
"Non parlare del barbaro!"
"Sentite, amici," aveva ripreso Mura, "non avremo mai pi un'occasione simile.  mandata da Dio, o dagli dei. Dobbiamo impadronirci di ogni coltello, freccia, lancia, spada, moschetto, scudo e arco che possiamo trovare. I samurai crederanno che glieli abbiano rubati degli altri samurai... non ne sono venuti da tutto l'Izu? E quale samurai si fida realmente dell'altro? Dobbiamo riprenderci il nostro diritto alla guerra. Mio padre fu ucciso in battaglia, e cos suo padre e il padre di suo padre! Ninjin, in quante battaglie ti sei trovato? Decine, ne? Uo, e tu? Venti? Trenta?"
"Di pi. Non ho forse combattuto col Taiko, maledetta la sua memoria? Ah! Prima di diventare Taiko, era un vero uomo. Questa  la verit! Poi qualcosa l'ha cambiato, ne? Ninjin, non dimenticarti che Mura  il capo. E non dimentichiamo che anche suo padre era il capo! Se il capo dice armi, armi devono essere."
Ora, inginocchiato nel sole, Mura era sicuro di aver agito bene. Questa guerra sarebbe durata in eterno e il loro mondo sarebbe tornato come era sempre stato. Ci sarebbero stati il villaggio e le barche e qualche paesano. Perch tutti - contadini, daimyo, samurai, perfino gli eta - tutti devono mangiare e il pesce aspetta nel mare. Cos i contadini soldati avrebbero lasciato di tanto in tanto la guerra, come sempre, e avrebbero preso le barche...
"Guardate!" esclam Uo e nell'improvviso silenzio alz la mano.
La galea stava superando il promontorio.

Fujiko era prosternata davanti a Toranaga nella cabina del padrone. Erano soli.
Vi prego, signore, implorava, "liberatemi da questa sentenza."
"Non  una sentenza,  un ordine."
"Obbedir, naturalmente. Ma non posso..."
"Non puoi?" si irrit Toranaga. "Come osi discutere! Ti dico che devi essere la concubina del pilota e hai l'impertinenza di discutere!"
"Chiedo perdono con tutto il cuore," disse in fretta Fujiko, in un accavallarsi di parole. "Non volevo discutere. Volevo solo spiegarvi che non posso farlo nel modo che voi desiderate. Vi prego di comprendere. Perdonatemi, signore, ma non mi  possibile essere felice... o fingermi felice." Chin il capo fino a terra. "Umilmente vi chiedo di permettermi di fare seppuku."
"Ho gi detto che non approvo le morti insensate. Tu mi servi a uno scopo."
"Vi prego, signore, voglio morire. Ve lo chiedo umilmente. Voglio riunirmi a mio marito e a mio figlio."
La voce di Toranaga la invest. "Ti ho gi rifiutato questo onore. Non lo meriti ancora. E solo a causa di tuo nonno, perch Hiro-matsu  il mio pi vecchio amico, ho ascoltato finora con pazienza le tue chiacchiere maleducate. Basta con queste sciocchezze, donna! Smetti di comportarti come una contadina ignorante!"
"Domando umilmente il permesso di tagliarmi i capelli e farmi monaca. La volont di Budda..."
"No. Ti ho dato un ordine. Obbedisci!"
"Obbedire?" mormor Fujiko, senza alzare gli occhi, il viso impietrito. Poi, quasi a se stessa: "Credevo di dovermi recare a Yedo."
"Sei stata chiamata su questa nave! Tu dimentichi la tua posizione, dimentichi la tua famiglia, dimentichi il tuo dovere! Sono disgustato di te. Vai a prepararti."
"Voglio morire, vi prego, lasciate che li raggiunga, signore."
"Tuo marito era nato samurai per sbaglio. Era un debole e altrettanto debole sarebbe stata la sua discendenza. L'idiota mi ha quasi rovinato! Riunirti a loro? Sciocchezze! Ti  proibito di fare seppuku. E adesso esci!"
Ma la ragazza non si mosse.
"Forse farei meglio a mandarti fra gli eta. In una delle loro case. Forse questo ti ricorderebbe la tua educazione e il tuo dovere."
Un brivido la percorse, ma Fujiko ribatt in tono di sfida: "Almeno sarebbero giapponesi!"
"Io sono il tuo feudatario. Tu-farai-ci-che-ti-ordino!"
Fujiko esit, poi si strinse nelle spalle. "S, mio signore. Domando scusa per il pessimo contegno." Pos le mani sul tappeto su cui si era inginocchiata e si inchin fino a terra, con atteggiamento pentito. Ma in cuor suo non era convinta e gi sapeva, come sapeva anche Toranaga, che cosa avrebbe fatto. "Signore, chiedo sinceramente perdono per avervi disturbato, per aver distrutto il vostro wa, la vostra armonia, e per le mie cattive maniere. Avevate ragione e io avevo torto." Si alz e si avvi piano verso la porta.
"Se ti concedessi quanto chiedi," disse Toranaga, "faresti in cambio quello che voglio io, con tutto il cuore?"
Fujiko si volt lentamente. "Per quanto tempo, signore? Mi permetto di domandarvi per quanto tempo devo essere la concubina del barbaro."
"Un anno."
Lei si gir e afferr la maniglia.
"Sei mesi," propose Toranaga.
La mano di Fujiko si ferm. Tremando, la ragazza abbass la testa. "S. Grazie, signore. Grazie."
Toranaga si alz e si diresse alla porta e Fujiko gliela apr, s'inchin al suo passaggio e la chiuse dietro di lui. Allora le lacrime cominciarono a scendere lente lungo le guance. Era una samurai.

Toranaga sal in coperta sentendosi molto soddisfatto di s. Aveva ottenuto quello che voleva con il minimo sforzo. Se fosse stata spinta troppo in l, la ragazza avrebbe disobbedito e si sarebbe uccisa senza il suo permesso. Invece adesso avrebbe cercato in ogni modo di accontentarlo, ed era importante che diventasse concubina del pilota con gioia, almeno esteriormente. Sei mesi sarebbero ampiamente bastati.  molto pi facile trattare con le donne che con gli uomini, pens contento. Tanto pi facile, in certe cose.
Scorse i samurai di Yabu schierati intorno alla baia e il senso di benessere svan.
"Benvenuto nell'Izu, Nobile Toranaga," disse Yabu. "Ho ordinato che ci raggiungessero alcuni uomini per fungervi da scorta."
"Bene."
La galea era a duecento metri dal molo e si vedevano Omi e Igurashi, e i cuscini e il tendone.
"Tutto  stato predisposto come abbiamo deciso a Osaka," riprese Yabu. "Ma perch non restate con me qualche giorno? Ne sarei onorato e potrebbe dimostrarsi molto utile. Potreste controllare la scelta dei duecentocinquanta uomini per il reggimento moschettieri e conoscerne il comandante."
"Niente mi piacerebbe di pi, ma devo arrivare a Yedo il pi presto possibile, Yabu-san."
"Due o tre giorni? Vi prego. Qualche giorno senza pensieri vi farebbe bene. La vostra salute  importante per me, e per tutti i vostri alleati. Un po' di riposo, buon cibo e caccia."
Toranaga stava cercando disperatamente una soluzione. Rimanere l con solo cinquanta guardie era impensabile: si sarebbe trovato completamente in potere di Yabu, e sarebbe stato peggio che a Osaka. Ishido almeno era prevedibile e legato a certe regole. Ma Yabu? Yabu  infido come un pescecane e i pescecani non si va a stuzzicarli, si disse. Mai nelle loro acque. E mai rischiando la propria vita. Sapeva bene che l'accordo concluso con Yabu a Osaka avrebbe avuto la consistenza dell'urina sparsa insieme, non appena Yabu avesse pensato di poter ottenere maggiori concessioni da Ishido. E se Yabu avesse portato a Ishido la testa di Toranaga su un piatto d'argento, si sarebbe trovato immediatamente molto pi in alto di quanto pensasse di portarlo lo stesso Toranaga.
Ucciderlo o scendere a terra? Quelle erano le alternative.
"Siete troppo gentile," rispose. "Ma devo rientrare a Yedo." Non avrei mai creduto che potesse riunire qui tanti uomini in cos poco tempo. Che abbia scoperto il nostro codice?
"Permettetemi di insistere, Toranaga-sama. La caccia  ottima nei paraggi. E i miei uomini hanno portato dei falconi. Un po' di caccia, dopo essere stato rinchiuso a Osaka, sarebbe un piacere, ne?"
"S, oggi sarebbe un vero piacere. Mi dispiace di aver lasciato laggi i miei falconi."
"Ma non saranno perduti. Hiro-matsu li porter con s a Yedo, vero?"
"Gli ho ordinato di lasciarli liberi, non appena noi fossimo stati lontani e al sicuro. Quando fossero giunti a Yedo, sarebbero stati fuori allenamento e disabituati al mio comando.  una delle mie poche regole: usare solo falconi addestrati da me e non dare loro nessun altro padrone. Cos commettono soltanto i miei errori."
" una buona regola. Amerei conoscere le altre. Forse stasera a pranzo?"
Ho bisogno di questo squalo, pens con amarezza Toranaga. Ucciderlo adesso  prematuro.
Due gomene furono lanciate a riva e assicurate. Cigolando, si tesero e la galea si accost abilmente al molo. I remi vennero ammarati, la passerella abbassata e Yabu prese posto in cima a essa.
Subito, all'unisono, i samurai lanciarono il grido di battaglia: "Kasigi! Kasigi!" e il fragore fece disperdere i gabbiani nel cielo. Come un sol uomo, tutti i samurai si inchinarono.
Yabu si inchin in risposta, poi si volt verso Toranaga e gli disse con aria espansiva: "Scendiamo a terra."
Toranaga osserv la massa dei samurai, gli abitanti del villaggio prosternati nella polvere, e si chiese:  qui che morir di spada, come ha previsto l'indovino? La prima parte della profezia si  avverata: il mio nome adesso  scritto sulle mura di Osaka.
Allontan quel pensiero. In cima alla passerella parl a voce alta ai suoi cinquanta samurai, che vestivano ora la divisa marrone come lui: "Tutti voi, restate qui! Capitano, preparatevi a partire immediatamente! Mariko-san, voi resterete ad Anjiro per tre giorni. Accompagnate a riva subito il pilota e Fujiko-san, e aspettatemi nella piazza." Poi guard la spiaggia e, con stupore di Yabu, a voce ancora pi alta annunci: "Ora, Yabu-san, passer in rivista i vostri reggimenti!" Lo super e percorse la passerella con tutta la sicura arroganza del grande generale che era in realt. Nessun generale aveva vinto pi battaglie n era stato pi abile, tranne il Taiko, che era morto. Nessun generale aveva combattuto pi battaglie o era mai stato pi paziente e aveva perduto meno uomini. E non era mai stato sconfitto.
Un mormorio di stupore pass su tutta la spiaggia quando Toranaga fu riconosciuto. La sua ispezione era assolutamente inattesa. Il suo nome pass di bocca in bocca e il dilagare di quel sussurro, il timore che provocava, lo riempirono di gioia. Sent che Yabu lo seguiva, ma non si volt a guardare.
"Ah, Igurashi-san," disse, con una cordialit che non provava, " un piacere vedervi. Venite, ispezioneremo insieme i vostri uomini."
"S, mio signore."
"E voi dovete essere Kasigi Omi-san. Vostro padre  un mio vecchio compagno d'armi. Seguiteci anche voi."
"S, mio signore," rispose Omi, sentendosi crescere di statura per l'onore che riceveva. "Grazie."
Toranaga s'incammin a passo veloce. Li aveva presi con s per impedire che parlassero in privato con Yabu, almeno per il momento, sapendo che la sua vita dipendeva dal mantenere l'iniziativa.
"Non avete combattuto con noi a Odawara, Igurashi-san?" chiese, sapendo gi che appunto l il samurai aveva perso un occhio.
"S, signore. Ho avuto questo onore. Ero con Yabu-sama e ci trovavamo nell'ala destra del Taiko."
"Quindi al posto d'onore, dove la battaglia  stata pi ardente. Ho molte ragioni di ringraziare voi e il vostro padrone."
"Schiacciammo il nemico. Abbiamo fatto soltanto il nostro dovere." Anche se odiava Toranaga, Igurashi fu orgoglioso che egli ricordasse quell'azione e l'avesse ringraziato.
Erano giunti davanti al primo reggimento e la voce di Toranaga risuon potente. "S, voi e gli uomini dell'Izu ci avete dato un grande contributo. Forse, se non fosse stato per voi, non avrei conquistato il Kwanto! Vero, Yabu-sama?" aggiunse, fermandosi a un tratto e dando pubblicamente quel titolo a Yabu, accrescendo cos l'onore che gli rendeva.
Di nuovo Yabu si trov sbalestrato da quell'adulazione. La riteneva in realt dovuta, ma non se l'era aspettata da Toranaga, cos come non aveva mai sognato di permettergli un'ispezione. "Forse, ma ne dubito. Il Taiko" aveva ordinato di distruggere il clan dei Beppu, ed esso fu distrutto."
Era accaduto dieci anni prima: il clan dei Beppu, di enorme potenza e antichit, era il solo a opporsi alle forze unite del generale Nakamura - il futuro Taiko - e di Toranaga, e costituiva l'ultimo grande ostacolo al completo dominio di Nakamura sull'impero. Da secoli i Beppu possedevano le Otto Province, il Kwanto. Centocinquantamila uomini circondavano la loro citt-castello di Odawara, che sorvegliava il passo da cui si giungeva, scendendo dai monti, alle pianure sottostanti, incredibilmente ricche di riso. L'assedio era durato undici mesi. La nuova concubina di Nakamura, la Nobile Ochiba, radiosa diciottenne, era venuta alla residenza del suo signore, fuori dai bastioni, con il neonato fra le braccia e Nakamura stravedeva per il suo primo figlio. E con lei era giunta la sorella minore, Genjiko, che Nakamura voleva dare in moglie a Toranaga.
"Signore," aveva detto Toranaga, "sarei certo onorato di unire ancora di pi le nostre casate, ma, invece di me, lasciate che la Nobile Genjiko sposi Sudata, mio figlio ed erede." Gli ci erano voluti parecchi giorni per convincere Nakamura, ma alla fine ci era riuscito. Per, quando la decisione era stata comunicata a Ochiba lei aveva risposto: "Signore, umilmente mi oppongo a questo matrimonio."
Nakamura aveva riso. "Anch'io! Sudara ha solo dieci anni e Genjiko tredici. Ma ora sono fidanzati e quando lui compir quindici anni si sposeranno."
"Ma, signore, Toranaga-sama  gi vostro cognato, ne? Questo  certo un legame sufficiente, no? Avete bisogno di stringere legami con i Fujimoto e i Takashima... anche alla corte imperiale."
"A corte sono degli idioti," aveva risposto Nakamura con la sua rude voce contadina. "Ascolta, Ochan: Toranaga ha settantamila samurai. Quando avremo schiacciato i Beppu, possieder il Kwanto e altri uomini, e mio figlio avr bisogno di capi come Toranaga, come ne ho bisogno io. E un giorno mio figlio avr bisogno di Yoshi Sudara, per cui  meglio che Sudara sia zio di mio figlio. Tua sorella  fidanzata con Sudara, ma Sudara vivr per qualche anno insieme a noi.
"Naturalmente, signore," aveva detto subito Toranaga, consegnando il figlio ed erede in ostaggio."
"Bene. Per prima tu e Sudara giurerete fedelt eterna a mio figlio."
E cos era stato. Poi, durante il decimo mese di assedio il primogenito di Nakamura era morto, per febbri o per il sangue cattivo o per un kami malvagio.
"Possano tutti gli dei maledire Odawara e Toranaga!" aveva gridato Ochiba. " colpa di Toranaga se siamo qui,  lui che vuole il Kwanto. Per colpa sua  morto nostro figlio e lui  il nostro vero nemico. Vuole che moriate voi e che muoia io! Uccidetelo... o fategli guidare l'attacco. Che paghi con la vita la vita di vostro figlio! Io esigo vendetta..."
Perci Toranaga aveva guidato l'assalto e aveva conquistato il castello di Odawara, minando le mura e assalendole frontalmente. Nakamura, stravolto dal dolore, aveva ridotto in polvere la citt. Con la caduta di Odawara e del clan dei Beppu, tutto l'impero era stato sottomesso e Nakamura era diventato prima Kwampaku e poi Taiko. Ma a Odawara erano stati numerosi i morti.
Troppi, pensava Toranaga, l sulla spiaggia di Anjiro, guardando Yabu. " un peccato che il Taiko sia morto, ne?"
S.
"Mio cognato era un grande condottiero. E anche un grande maestro. Come lui, io non dimentico mai un amico. O un nemico."
"Presto il Nobile Yaemon sar in et. Il suo spirito  quello del Taiko. Tora-sama..." Ma prima che Yabu potesse interrompere l'ispezione Toranaga aveva gi ripreso a camminare ed egli non pot che seguirlo.
Toranaga percorse le file, trasudando simpatia, scegliendo qua e l un uomo, riconoscendone qualcuno, con lo sguardo attento e scrutatore, mentre cercava nella memoria volti e nomi. Possedeva la qualit rara, e propria di alcuni particolari comandanti, di ispezionare le truppe in modo che ogni soldato, per un istante, sentisse di essere stato guardato lui solo, interpellato a volte lui solo fra tutti. Toranaga faceva quello per cui era nato, che aveva fatto mille volte: dominava gli uomini con la sua volont.
Superato l'ultimo samurai, Yabu, Igurashi e Omi erano sfiniti, ma Toranaga no e di nuovo, prima che Yabu potesse fermarlo, si conquist un altro vantaggio e si impose solo e potente.
"Samurai dell'Izu, vassalli del mio amico e alleato Kasigi Yabu-sama!" proclam con ampia voce sonora, "sono onorato di trovarmi qui. Sono onorato di vedere con i miei occhi parte delle forze dell'Izu, parte delle forze del mio grande alleato. Ascoltatemi, samurai, nuvole minacciose si addensano sull'impero e sulla pace del Taiko. Noi abbiamo l'obbligo di proteggere i doni del Taiko dal tradimento che si annida in alto. Sia pronto ogni samurai! Siano appuntite le armi! Noi, tutti insieme, difenderemo la sua volont! E vinceremo! Possano gli dei del Giappone, grandi e piccoli, rivolgerci il loro sguardo, possano sterminare senza piet tutti coloro che si oppongono agli ordini del Taiko!" Sollev alte le sue armi e lanci il loro grido di guerra: "Kasigi!" poi, incredibilmente, si inchin agli squadroni e rest inchinato.
Tutti lo fissarono, poi la risposta, come un ruggito, sal da tutti i reggimenti: "Toranaga!" pi volte. E tutti i samurai si inchinarono in risposta. Perfino Yabu si inchin, vinto da quel momento.
Prima che Yabu si raddrizzasse, Toranaga aveva cominciato gi a scendere la collina a passo svelto. "Seguilo, Omi-san!" ordin Yabu. Sarebbe stato indecoroso per lui correre personalmente dietro a Toranaga.
"S, signore." Dopo che Omi si fu allontanato, Yabu domand a Igurashi: "Che notizie ci sono da Yedo?"
"Vostra moglie, la Nobile Yuriko, dice di avvertirvi innanzitutto che  in corso una massiccia mobilitazione in tutto il Kwanto. Poco in superficie, ma sotto sotto tutto  in ebollizione. Lei ritiene che Toranaga si prepari alla guerra... a un attacco improvviso, forse contro la stessa Osaka."
"E di Ishido?"
"Prima che partissimo, non si  saputo niente. Sono passati cinque giorni. E niente sulla fuga di Toranaga. Io ne sono venuto a conoscenza soltanto ieri, tramite un piccione viaggiatore mandato da Yedo da vostra moglie."
"Ah, Zukimoto ha gi organizzato il servizio di corrieri?"
"S, signore."
"Bene."
"Il messaggio di vostra moglie diceva: Toranaga felicemente fuggito da Osaka su una galea con il nostro padrone. Preparatevi ad accoglierli ad Anjiro. Ho pensato che fosse meglio mantenere il segreto con tutti, tranne Omi-san. Per siamo tutti pronti."
"Come?"
"Ho ordinato una 'esercitazione' di guerra, signore, in tutto l'Izu. Entro tre giorni ogni strada e passo per l'Izu saranno bloccati, se a voi sta bene. Inoltre una falsa flotta pirata a nord pu affondare qualsiasi nave senza scorta, di giorno o di notte, se voi lo volete. E qui  pronto per voi e per un ospite, di qualunque importanza, se lo volete."
"Bene. Nient'altro? Altre notizie?"
Igurashi era restio a trasmettere notizie, di cui non fosse in grado di valutare bene il peso. "Qui noi siamo pronti a tutto, ma stamattina da Osaka  arrivato un messaggio in cifra: Toranaga si  dimesso dal Consiglio dei reggenti."
"Impossibile! Perch l'avrebbe fatto?"
"Non lo so, non riesco a capirlo. Per dev'essere vero, signore. Da quella fonte non abbiamo mai ricevuto informazioni sbagliate."
"La Nobile Sazuko?" chiese cautamente Yabu, poich una cameriera della giovane concubina di Toranaga era una sua spia.
Igurashi annu. "S. Ma io non capisco. Adesso i reggenti lo incrimineranno. Ne ordineranno la morte.  una pazzia, dimettersi, ne?'
"Ishido deve averlo costretto. Ma in che modo? Non se ne  sentita parola. Toranaga non si sarebbe mai dimesso per conto suo! Sarebbe il gesto di un pazzo, hai ragione. Se lo ha fatto,  perduto. Dev'essere falso."
Yabu discese la collina, con l'animo in tumulto, e osserv Toranaga attraversare la piazza per avvicinarsi a Mariko e al barbaro, seguito da Fujiko. Toranaga parl rapido e concitato, poi Yabu lo vide consegnare alla donna un rotolo di pergamena e si chiese che cosa contenesse e che cosa i due si stessero dicendo.
Al molo Toranaga si ferm. Non sal sulla nave, sotto la protezione dei suoi uomini: sapeva che sulla spiaggia si sarebbe avuta la decisione finale. Non poteva fuggire e niente ancora era risolto. Guard avvicinarsi Yabu e Igurashi e l'impassibilit esteriore di Yabu gli rivel molte cose.
"Dunque, Yabu-san?"
"Vi fermerete qualche giorno, Nobile Toranaga?"
"Sarebbe meglio che partissi subito."
Yabu allontan tutti quanti, e i due nobili in pochi istanti si trovarono soli. "Ho ricevuto da Osaka notizie inquietanti. Vi siete dimesso dal Consiglio dei reggenti?"
"S, mi sono dimesso."
"Allora vi siete ucciso, avete distrutto la vostra causa, e tutti i vostri vassalli e alleati e amici! Avete seppellito l'Izu e assassinato anche me!"
"Il Consiglio dei reggenti pu senza dubbio togliervi il feudo e anche la vita, se vuole. S..."
"Per tutti gli dei, viventi e morti e ancora da nascere..." Yabu lott per controllarsi. "Chiedo scusa delle mie cattive maniere, ma il vostro... il vostro incredibile atteggiamento... certo, chiedo scusa." Non c'era scopo a esibire emozioni che entrambi sapevano indecorose e avvilenti. "S,  meglio per voi restare qui, Toranaga-sama."
"Credo che preferir partire subito."
"Qui o a Yedo, che differenza c'? L'ordine dei reggenti arriver immediatamente. Suppongo che vorrete fare seppuku all'istante. Con dignit. In pace. Sarei onorato di assistervi come secondo."
"Grazie, ma ancora non  arrivato nessun ordine e la mia testa rester dov'."
"Che importano uno o due giorni? L'arrivo dell'ordine  inevitabile. Provveder a tutto, certo, e sar perfetto. Potete fidarvi di me."
"Grazie. Capisco, s, perch volete la mia testa."
"Anche la mia sar in gioco. Se mandassi la vostra a Ishido, o la prendessi e gli chiedessi scusa, forse si convincerebbe, ma non  sicuro, ne?"
"Se mi trovassi nella vostra situazione, chiederei la vostra testa, ma purtroppo la mia testa non vi servirebbe a niente."
"Sono propenso a concordare con voi. Ma vale la pena di tentare." Yabu sput con violenza nella polvere. "Merito di morire per essere stato cos stupido da mettermi nelle mani di quel bastardo."
"Ishido non esiter a impadronirsi della vostra testa. Ma prima si prender l'Izu. Oh, certo l'Izu  perduto con lui al potere."
"Non mi aizzate! So bene che cosa accadr."
"Non voglio aizzarvi, amico mio," rispose Toranaga, lieto che Yabu avesse perduto la faccia. "Dico soltanto che - con Ishido al potere - voi siete perduto ed  perduto l'Izu, perch il suo parente Ikawa Jikkyu mira a prendersi l'Izu, ne? Ma, Yabu-san, Ishido non possiede il potere. Non ancora." E, in tono da amico, gli spieg perch si era dimesso.
"Il Consiglio  in difficolt!" Yabu non riusciva a crederci.
"Non esiste nessun Consiglio. Non esister finch non ci saranno cinque membri di nuovo," sorrise Toranaga. "Pensateci, Yabu-san. Adesso io sono pi forte che mai, Ishido  neutralizzato... e altrettanto Jikkyu. Ora avete tutto il tempo necessario per addestrare i vostri cannonieri. Ora possedete Suruga e Totomi. Ora siete padrone della testa di Jikkyu. In pochi mesi la vedrete in cima a una picca, come tutte quelle della sua famiglia e entrerete in possesso dei vostri nuovi domini." Di scatto si volt e grid: "Igurashi-san!" e cinquecento uomini udirono l'ordine.
Igurashi si avvicin di corsa, ma non aveva percorso tre passi che Toranaga grid: "Portate una guardia d'onore! Cinquanta uomini. Subito!" Non osava dare a Yabu un attimo di respiro, che gli consentisse di scorgere l'enorme falla nella sua tesi: che se Ishido era in difficolt e non aveva il potere, la testa di Toranaga sarebbe stata di enorme valore per lui, e quindi per Yabu. O meglio ancora: Toranaga, incatenato come un delinquente comune e consegnato vivo alle porte del castello di Osaka, avrebbe dato a Yabu l'immortalit e le chiavi del Kwanto.
Mentre gli uomini si allineavano davanti a lui, Toranaga disse a voce alta: "In onore di questa occasione, Yabu-sama, accetterete forse questa in segno di amicizia." Sfil dal fodero la lunga spada e, tenendola piatta sulle due mani, gliela offr.
Yabu prese la spada, come in sogno. Era un dono senza prezzo: un'eredit dei Minowara, celebre in tutto l'impero. Toranaga la possedeva da quindici anni. Gli era stata donata da Nakamura di fronte alla maest di tutti i grandi daimyo riuniti (eccettuato Beppu Genzaemon) a parziale compenso per un patto segreto.
Era avvenuto poco dopo la battaglia di Nagakud, molto prima della comparsa della Nobile Ochiba. Toranaga aveva appena sconfitto il futuro Taiko, che era allora agli inizi della carriera, senza alcun mandato o potere, o titolo ufficiale, e senza alcuna certezza di raggiungere il potere assoluto. Invece di raccogliere un esercito enorme e schiacciare Toranaga, secondo il suo stile, Nakamura aveva deciso di mostrarsi conciliante. Aveva offerto a Toranaga un trattato di amicizia e di alleanza e, per confermarlo, la mano della sorellastra. Che la donna fosse gi sposata e di mezza et non preoccup n Nakamura n Toranaga. Toranaga accett e subito il marito della donna, che era un vassallo di Nakamura - ringraziando gli dei che l'invito a divorziare da lei non comportasse anche quello di fare seppuku - aveva spedito, con riconoscenza, la moglie al fratellastro. Toranaga l'aveva sposata in gran pompa e cerimonia e il giorno stesso aveva concluso un accordo segreto di amicizia con l'ultrapotente clan Beppu, i nemici dichiarati di Nakamura.
Quindi Toranaga aveva liberato i suoi falchi aspettando l'attacco inevitabile di Nakamura. Ma l'attacco non era arrivato. Invece Nakamura aveva mandato in ostaggio al campo di Toranaga la sua riverita e diletta madre, ufficialmente in visita presso la figliastra, nuova moglie di Toranaga, ma in realt anche lei suo ostaggio, e aveva invitato Toranaga alla grande riunione dei daimyo organizzata a Osaka. Toranaga aveva riflettuto a lungo e intensamente, poi aveva accettato l'invito, dicendo al suo alleato Beppu Genzaemon che sarebbe stato poco saggio andarci entrambi. Quindi aveva mosso, in segreto, sessantamila samurai verso Osaka, per difendersi dal prevedibile tradimento di Nakamura e aveva lasciato Noboru, il figlio maggiore, in consegna alla nuova moglie e a sua madre. Noboru aveva ammucchiato fascine di sterpi presso le porte della loro residenza, avvertendole brutalmente che l'avrebbe incendiata se a suo padre fosse accaduto qualcosa di male.
Toranaga sorrise al ricordo. La notte prima dell'ingresso a Osaka, Nakamura, imprevedibile come sempre, era andato a trovarlo in segreto, solo e disarmato.
"Ben arrivato, Tora-san."
"Benvenuto, Nobile Nakamura."
"Ascolta: abbiamo combattuto troppe battaglie insieme, abbiamo condiviso troppi segreti, abbiamo troppe volte cacato nello stesso vaso, per volerci adesso pisciare sui piedi l'uno dell'altro."
"Sono d'accordo," aveva risposto con prudenza Toranaga.
"Allora ascolta: io sono a un passo dalla conquista del regno. Per raggiungere il potere totale devo ottenere il rispetto degli antichi clan, dei feudatari per eredit, degli eredi attuali dei Fujimoto, dei Takashima e Minowara. Quando avr avuto il potere qualunque daimyo potr pisciare sangue, per quel che me ne importa."
"Il mio rispetto lo avete. Lo avete sempre avuto."
L'ometto dalla faccia scimmiesca aveva riso senza ritegno. "A Nagakud hai vinto bene. Sei il generale migliore che io abbia mai visto, il maggiore daimyo del regno, ma adesso io e te dobbiamo smetterla di giocare. Ascolta: domani voglio che tu ti inchini davanti a me di fronte a tutti i daimyo, come un vassallo. Io ti voglio, Yoshi Toranaga-noh-Minowara, come vassallo di tua volont. Pubblicamente. Non per leccarmi il culo, ma cortese, umile e rispettoso. Se tu sarai mio vassallo, gli altri si accapiglieranno per la fretta di mettere la testa nella polvere e il sedere per aria. E i pochi che non lo facessero... bene, stiano in guardia."
"Questo vi render signore del Giappone?"
"S. Il primo nella storia. E me l'avrai dato tu. Riconosco che senza di te non posso farcela. Ma ascolta: se lo farai, sarai al primo posto, dopo di me. Qualunque onore tu voglia, l'avrai. Qualunque cosa e ce n' abbastanza per tutti e due."
"Davvero?"
"S. Prima prender il Giappone, poi la Corea. Poi la Cina. Ho detto a Goroda che questo volevo e questo avr. Allora potrai avere il Giappone... una provincia della mia Cina!"
"Per adesso, Nobile Nakamura, adesso devo sottomettermi, ne? Sono in vostro potere, ne? Voi mi state davanti con forze soverchianti, e alle spalle mi minacciano i Beppu."
"Loro li sistemer presto," aveva detto il generale contadino. "Quelle carogne hanno rifiutato il mio invito a venire qui domani... mi hanno rimandato la pergamena coperta di merda d'uccelli. Vuoi le loro terre? Tutto il Kwanto?"
"Non voglio niente da loro n da nessun altro," aveva risposto lui.
"Bugiardo!" aveva commentato Nakamura, con simpatia. "Ascolta, Tora-san: io ho quasi cinquant'anni. Delle mie donne nessuna mi ha dato figli. Ho linfa in abbondanza, ne ho sempre avuta, e in vita mia sar stato con cento, duecento donne, di tutti i tipi, di tutte le et, in tutti i modi, ma nessuna mi ha dato figli, neppure nati morti. Ho tutto, ma non ho e non avr mai figli.  il mio karma. Tu hai quattro figli e non so quante figlie, hai quarantatr anni e puoi farne un'altra dozzina con facilit, e questo  il tuo karma. Sei anche un Minowara, e questo  karma. Se io adottassi un tuo figlio e ne facessi il mio erede?"
"Adesso?"
"Presto. Entro tre anni, diciamo. Prima non era importante avere un erede, ma adesso le cose vanno diversamente. Il nostro defunto padrone Goroda ha commesso l'idiozia di farsi ammazzare e ora la terra sar mia."
"Renderete gli accordi ufficiali, pubblicamente, entro due anni?"
"S. Due anni. Puoi fidarti di me: i nostri interessi sono uguali. Sentimi: in due anni, pubblicamente, e decideremo, tu e io, quale figlio. Cos divideremo tutto, eh? La nostra dinastia unita sar sistemata per l'avvenire. In questo modo non ci saranno problemi e andr bene per te e per me. I frutti saranno enormi. Prima il Kwanto. Eh?"
"Forse Beppu Genzaemon si sottometter... se io mi sottometto."
"Non posso permetterglielo, Tora-san. Tu vuoi le loro terre."
"Non voglio niente."
Nakamura aveva riso con allegria. "Gi. Ma dovresti. Il Kwanto  degno di te. Sicuro dietro un muro di montagne, facile da difendere. Con il delta Avresti il dominio delle risaie pi ricche dell'impero. Alle spalle avrai il mare, e avrai un'entrata di due milioni di koku. Ma non mettere la capitale a Kamakura, n a Odawara."
"La capitale del Kwanto  sempre stata Kamakura."
"Perch non dovresti mirare a Kamakura, Tora-san? Non racchiude forse da seicento anni il sacro tempio del kami che veglia sulla tua famiglia? Non si tratta forse di Hachiman, il kami della guerra, una divinit Minowara? Il tuo antenato fu saggio a scegliere il kami della guerra."
"Io non miro a niente e non adoro niente. Un tempio non  che un tempio e non si  mai saputo che il kami della guerra risiedesse in un tempio."
"Sono contento che tu non miri a niente, Tora-san, cos niente ti lascer deluso. In questo sei come me. Ma Kamakura non  la capitale per te: ci sono sette passi da difendere. Troppi. E non  sul mare. No, non te la consiglierei. Sentimi: starai meglio e pi al sicuro oltre le montagne. Hai bisogno di un porto. Ne ho visto uno, Yedo... un villaggio di pescatori per ora, ma tu ne farai una grande citt. Facile da difendere, perfetta per il commercio. Tu sei favorevole al commercio, e io pure, giusto, e quindi devi avere un porto. Quanto a Odawara, la distruggeremo, per dare una lezione a tutti quanti."
"Sar molto difficile."
"Certo, ma sarebbe una buona lezione per gli altri daimyo, ne?"
"Conquistarla con la forza coster caro."
Di nuovo la risata. "Forse per te, se non ti unisci a me. Io devo passare attraverso i tuoi attuali domini per raggiungerla... lo sapevi che rappresenti la linea di confine dei Beppu? Tu e loro insieme potrete tenermi a bada per uno o due anni, forse tre, ma alla fine io vincer. Eeeeh, perch perdere tempo con loro? Sono tutti spacciati, eccetto tuo genero, se vuoi... ah s, lo so bene che hai stretto alleanza con loro, ma non vale un soldo bucato. Allora, che cosa rispondi? I frutti saranno enormi. Prima il Kwanto - che sar tuo - poi avr tutto il Giappone. Poi la Corea... facile. Quindi la Cina... difficile, ma non impossibile. So che un contadino non pu diventare Shogun, ma 'nostro' figlio sar Shogun e potr impadronirsi del Trono del Drago cinese, o lo potr suo figlio. Qui finisce il mio discorso. Cosa rispondi, Yoshi Toranaga-noh-Minowara? Vassallo o no? Nient'altro conta per me."
"Pisciamo insieme sull'accordo," aveva detto Toranaga. Aveva ottenuto tutto quello che voleva e per cui aveva lavorato. E il giorno seguente, davanti all'attonita maest dei daimyo truculenti, con umilt aveva offerto la sua spada, le sue terre, il suo onore e il suo retaggio al contadino, signore della guerra. Aveva chiesto che gli fosse permesso di servire per sempre Nakamura e la sua casata. Lui, Yoshi Toranaga-noh-Minowara, aveva chinato umilmente la fronte nella polvere. Il futuro Taiko si era mostrato magnanimo, aveva accettato le sue terre e gli aveva assegnato come feudo il Kwanto, non appena fosse stato conquistato, ordinando guerra senza tregua contro i Beppu per i loro insulti contro l'imperatore. E inoltre aveva donato a Toranaga la spada di recente acquisita da uno dei tesori imperiali. L'aveva fabbricata secoli prima il maestro armaiolo Miyoshi-Go ed era stata del pi famoso guerriero della storia, Minowara Yoshitomo, il primo degli Shogun Minowara.
Toranaga ripens a quel giorno. E altri gliene vennero alla mente: quando, pochi anni dopo, la Nobile Ochiba aveva generato un figlio maschio; e quando, incredibilmente, dopo l'opportuna scomparsa del primogenito del Taiko, era nato il secondo, Yaemon. E tutto il piano era andato in fumo. Karma.
Vide che Yabu reggeva con riverenza la spada del suo antenato.
" tagliente come si dice?" chiese Yabu.
"S."
"Mi rendete un grande onore. Conserver il vostro dono come un tesoro." Yabu si inchin, consapevole che, grazie a quel dono, lui sarebbe stato il numero uno dopo Toranaga.
Toranaga si inchin a sua volta e, disarmato, si avvi per la passerella. Dovette chiamare a raccolta tutta la volont per nascondere la furia interiore e non incespicare, pregando che l'avidit ipnotizzasse Yabu ancora per qualche istante.
"Partite!" ordin, giungendo in coperta, poi si volt verso la riva e agit la mano cordialmente in segno di saluto.
Qualcuno ruppe il silenzio, gridando il suo nome, e altri si unirono all'acclamazione che divenne un ruggito generale di entusiasmo per l'onore reso al loro signore. Mani volonterose spinsero la nave in mare. I rematori cominciarono a vogare energicamente e la galea si mosse.
"Capitano, raggiungete Yedo rapidamente!"
"S, mio signore."
Toranaga guard lungo la riva, aspettandosi qualche pericolo. Yabu era fermo vicino al molo, ancora in ammirazione della spada. Mariko e Fujiko stavano presso il tendone con le altre donne. L'Anjin-san era in fondo alla piazza: rigido, torreggiante e manifestamente furioso. I loro sguardi s'incrociarono e Toranaga sorrise e alz la mano per salutare. Il saluto gli venne restituito, ma freddamente, e Toranaga ne fu molto divertito.

Blackthorne si avvi cupo verso il molo.
"Quando torner, Mariko-san?"
"Non lo so, Anjin-san."
"Come andremo noi a Yedo?"
"Noi restiamo qua. Almeno, io ci rester tre giorni, poi ho l'ordine di raggiungere la capitale."
"Per mare?"
"Per terra."
"E io?"
"Voi dovete restare qua."
"Perch?"
"Avete detto che vorreste imparare la nostra lingua. E inoltre qui c' del lavoro per voi."
"Quale lavoro?"
"Mi dispiace, non lo so. Ve ne parler il Nobile Yabu. Il mio padrone mi lascia qui tre giorni per fare da interprete."
Blackthorne si sent invadere da tetri presentimenti. Alla cintura aveva le pistole, ma senza polvere n proiettili, e non aveva pi il coltello. Tutto era rimasto nella cabina, sulla galea.
"Perch non mi avete avvertito che saremmo rimasti qui?" chiese. "Mi avete detto solo di scendere a terra."
"Non sapevo che anche voi doveste rimanere qui," replic lei. "Toranaga-sama me lo ha comunicato soltanto pochi minuti fa, in piazza."
"Allora, perch non mi ha avvisato lui stesso?"
"Non lo so."
"Dovevo andare a Yedo. L c' il mio equipaggio, e c' la mia nave.' Che ne sar di loro?"
"Ha detto solamente che dovevate restare qui."
"Per quanto tempo?"
"Questo non lo so, Anjin-san. Forse lo sapr Yabu-sama. Abbiate pazienza, vi prego."
Blackthorne osserv Toranaga, dritto in coperta, che guardava ancora a riva. "Credo che l'avesse deciso gi da un pezzo che io dovevo fermarmi qua, non  vero?"
Mariko non rispose. Com' infantile, pens, a dire a voce alta quello che gli passa per la mente! E com' stato straordinariamente abile Toranaga, a sfuggire a questa trappola!
Fujiko e le due cameriere erano ferme accanto a lei, aspettando pazienti all'ombra, insieme alla madre e alla moglie di Omi, con cui Mariko aveva scambiato poche parole. Mariko guard la galea: stava acquistando velocit, ma era ancora a tiro di freccia. Entro un minuto lei doveva cominciare. Oh, Madonna, fai che sia forte! preg, concentrando l'attenzione su Yabu.
" vero?" insisteva Blackthorne.
"Come? Oh, scusate... non lo so, Anjin-san. Posso dirvi soltanto che Toranaga-sama  molto saggio. Il pi saggio di tutti. Qualunque sia la ragione che lo ha spinto,  certamente giusta." Osserv gli occhi azzurri e la faccia dura, rendendosi conto che Blackthorne non poteva aver capito niente di quanto era avvenuto sotto i suoi occhi. "Vi prego, siate paziente, Anjin-san. Non c' niente da temere. Siete il suo vassallo favorito e..."
"Non ho paura, Mariko-san. Sono semplicemente stanco di venire spinto qua e l come una pedina. E non sono vassallo di nessuno."
"Va meglio 'seguace'? O ditemi come definireste un uomo che lavora per un altro o  impegnato da un altro per speciali..." In quel momento vide il sangue affluire al viso di Yabu.
"I cannoni! I cannoni sono ancora sulla galea!" grid il daimyo.
Mariko cap che era giunto il momento. Si affrett da lui, mentre Yabu si voltava a lanciare ordini a Igurashi.
"Perdonatemi, Nobile Yabu," disse, superandone la voce, "non dovete preoccuparvi dei cannoni. Toranaga-sama ha detto di chiedervi scusa della sua fretta, ma a Yedo deve prodigarsi con urgenza per le vostre comuni imprese. Ha detto che vi rimander immediatamente la galea. Con i cannoni e con altra polvere. E anche con i duecentocinquanta uomini che gli avete chiesto. Saranno qui entro cinque o sei giorni."
Mariko spieg, con pazienza e cortesia, come le aveva detto Toranaga, poi, quando Yabu ebbe capito, estrasse una pergamena dalla manica. "Il mio padrone vi prega di leggerla. Riguarda l'Anjin-san." E gliela porse con gesto ufficiale.
Yabu non prese la pergamena, ma si volt di nuovo a guardare la galea, ormai fuori portata e lontana. Ma che importa? pens, senza pi ansia. Presto riavr i cannoni, e intanto sono fuori dalla trappola di Ishido e possiedo la pi celebre spada di Toranaga e presto tutti i daimyo del paese sapranno della mia nuova posizione nelle Armate dell'Est... secondo soltanto a Toranaga! Yabu riusc ancora a distinguere Toranaga e gli accenn un saluto con la mano, che gli venne ricambiato. Poi Toranaga lasci il cassero.
Yabu prese il rotolo e si dedic al presente e all'Anjin-san.
Blackthorne, a una trentina di metri, stava osservandolo e prov un'ondata di collera e di preoccupazione allo sguardo penetrante di Yabu. Sent Mariko parlare con il suo tono cadenzato, ma la cosa non lo rassicur. Senza lasciarlo vedere, strinse il calcio della pistola.
"Anjin-san! Volete venire qui?" lo chiam Mariko.
Mentre l'inglese si avvicinava, Yabu alz gli occhi dalla pergamena e annu con aria cordiale. Quando ebbe finito di leggere, restitu il rotolo a Mariko e parl brevemente.
Con rispetto Mariko porse la pergamena a Blackthorne, che la prese e ne esamin i caratteri incomprensibili.
"Yabu-sama dice che siete il benvenuto nel villaggio. Questo documento porta il sigillo del Nobile Toranaga, Anjin-san. Dovete conservarlo. Vi ha concesso un onore eccezionale: vi ha nominato hatamoto.  una posizione di particolare riguardo. Godete della sua assoluta protezione, Anjin-san. Yabu-sama, naturalmente, ne riconosce la validit. Vi spiegher pi tardi i privilegi che ne derivano, per ora vi comunico che il Nobile Toranaga vi ha assegnato anche uno stipendio di venti koku al mese.  circa..."
Yabu la interruppe, accennando con largo gesto a Blackthorne e poi al villaggio, e tenne un lungo discorso. Mariko tradusse. "Yabu-sama ripete che siete il benvenuto qui. Spera che sarete soddisfatto, e vi assicura che si far tutto il necessario perch possiate vivere comodamente. Avrete una casa. E dei maestri. Cercherete, per favore, di imparare il giapponese il pi presto possibile. Stanotte vi interrogher su particolari argomenti e vi parler di un lavoro speciale."
"Vi prego, chiedetegli quale lavoro."
"Posso consigliarvi di essere un po' pi paziente, Anjin-san? Adesso davvero non  il momento."
"Va bene."
"Wakarimasu ka, Anjin-san?" domand Yabu. Avete capito?
"Hai, Yabu-san. Domo."
Yabu impart ordini a Igurashi perch lasciasse liberi gli uomini, poi si diresse verso gli abitanti del villaggio, ancora prostrati nella sabbia.
Nel luminoso pomeriggio primaverile stette fermo davanti a loro, con la spada di Toranaga fra le mani. Le sue parole piovvero su di loro come frustate. Punt la spada verso Blackthorne, li arring per pochi minuti e concluse bruscamente. Un tremito percorse tutti i paesani. Mura si inchin, disse pi volte: "Hai," poi si volt, interrog i paesani e tutti gli occhi si posarono su Blackthorne.
"Wakarimasu ka?" chiese a voce alta Mura e tutti risposero: "Hai!" mescolando le loro voci al battito delle onde.
"Che cosa succede?" domand Blackthorne a Mariko, ma Mura grid "Keirei!" e gli abitanti del villaggio s'inchinarono.
"Che cosa succede, Mariko-san?"
"Egli... Yabu-sama... ha detto che qui siete il suo onorato ospite. Che siete anche l'onorato vas... seguace del Nobile Toranaga. Che siete qui soprattutto per imparare la nostra lingua. Ha affidato al villaggio l'onore e la responsabilit di insegnarvela. Il villaggio  responsabile, Anjin-san. Tutti devono aiutarvi. Ha detto che se entro sei mesi non avrete imparato in modo soddisfacente, il villaggio sar dato alle fiamme, ma prima del rogo ogni uomo, donna e bambino sar crocifisso."

31
Il giorno languiva. Le ombre erano lunghe, il mare rosseggiante e il vento gentile. Blackthorne stava percorrendo il sentiero verso la casa che Mariko gli aveva indicata, come destinata a lui. Mariko si era offerta di accompagnarlo, ma lui l'aveva ringraziata e l'aveva lasciata, avviandosi verso il promontorio, oltre i paesani inginocchiati, per restare solo a riflettere.
Ma lo sforzo di pensare si era rivelato eccessivo. Sembrava che niente funzionasse. Si era gettato dell'acqua di mare sulla testa, per schiarirsi le idee, ma non era servito. Alla fine ci aveva rinunciato ed era tornato indietro, dirigendosi verso la casa in cui avrebbe vissuto e che sorgeva dove prima, lo ricordava, non c'era niente. Sulla collina di fronte si innalzava un'altra costruzione, con tetti in parte di paglia e in parte di tegole, provvista di un'alta staccionata e di parecchie guardie al portone ben difeso.
I samurai passeggiavano per il villaggio o stavano in gruppi a chiacchierare. Molti gi si erano avviati, disciplinati, dietro ai loro ufficiali, verso l'accampamento sulla collina. Blackthorne salut i samurai che aveva gi conosciuto e ricevette il loro saluto. Non vide invece nessuno degli abitanti.
L'inglese si ferm davanti alla porta che si apriva nella staccionata. Sull'architrave erano tracciati parecchi segni, nei soliti strani caratteri, e i battenti erano intagliati in modo da nascondere e insieme lasciar intravedere il giardino. Prima che egli aprisse la porta, questa si spalanc e un vecchio spaventato si inchin.
"Konbanwa, Anjin-san." La voce tremava pietosamente. Buonasera.
"Konbanwa," rispose. "Ascolta, vecchio... o namae ka"
"Namae matashi wa, Anjin-sama? Ah, watashi Ueki-ya... Ueki-ya." Il vecchio quasi sbavava per il sollievo.
Blackthorne ripet pi volte il nome per imprimerselo nella mente e aggiunse "san", ma il vecchio scosse energicamente la testa. "Iy, gomen nasai! Iy san, Anjin-sama. Ueki-ya! Ueki-ya!"
"Va bene, Ueki-ya." Perch non "san", come tutti gli altri? pensava intanto Blackthorne. Poi con un cenno lo allontan. Il vecchio se ne and alla svelta. "Devo stare pi attento, devo aiutarli," disse forte.
Una cameriera apparve sulla veranda, con un'espressione ansiosa.
"Konbanwa, Anjin-san."
"Konbanwa," rispose lui, ricordando vagamente di averla vista sulla nave. Poi mand via anche lei.
Un fruscio di seta e dall'interno comparvero Fujiko e Mariko.
" stata una passeggiata piacevole, Anjin-san?"
"S, Mariko-san." Ma non prest attenzione n a lei, n a Fujiko e alla casa e al giardino.
"Vorreste del cha? O forse del sak? O forse un bagno? L'acqua  bollente." Mariko fece una risatina nervosa, turbata dall'espressione di lui. "La casa del bagno non  ancora del tutto finita, ma speriamo che sia all'altezza."
"Sak, per favore. SI, prima del sak, Mariko-san."
Mariko si rivolse a Fujiko, che scomparve dentro casa. Una cameriera port tre cuscini e se ne and. Mariko si accomod con grazia.
"Sedete, Anjin-san. Dovete essere stanco."
"Grazie." Sedette sui gradini della veranda, senza togliersi le calzature. Fujiko arriv con due bottiglie di sak e una tazza da t, invece della minuscola coppa di porcellana consueta.
"Meglio dargli subito molto sak," le aveva spiegato Mariko. "Sarebbe meglio che si ubriacasse, ma Yabu-sama ha bisogno di lui stanotte. Forse un bagno e il sak lo rimetteranno a posto."
Blackthorne bevve il vino caldo senza gustarlo. Poi ne bevve una seconda e una terza tazza.
Le due donne lo avevano guardato risalire la collina, spiando attraverso una fessura degli shoji.
"Che cosa gli prende?" aveva chiesto allarmata Fujiko.
" angustiato dalle parole di Yabu, dalla minaccia che ha fatto."
"Perch se ne preoccupa lui? Lui non  minacciato. Non  minacciata la sua vita."
"I barbari sono molto diversi da noi, Fujiko-san. Per esempio, secondo l'Anjin-san gli abitanti del villaggio sono come l'altra gente, come i samurai, qualcuno forse anche meglio dei samurai."
Fujiko aveva riso, innervosita. " una stupidaggine. Come possono essere pari ai samurai, dei contadini?"
Mariko non aveva risposto, continuando a guardare Blackthorne. "Poveretto!" aveva esclamato.
"Povero villaggio!" Il sottile labbro superiore di Fujiko si era arricciato in una smorfia di sdegno. "Uno stupido spreco di contadini e pescatori! Kasigi Yabu-san  uno sciocco! Come pu un barbaro imparare la nostra lingua in sei mesi? Quanto ci ha messo il barbaro Tsukku-san? Pi di vent'anni, ne? E non  forse l'unico barbaro che sia mai riuscito a parlare un giapponese discreto?"
"No, non  l'unico, anche se  il migliore che io abbia incontrato. Per loro  difficile,  vero, ma l'Anjin-san  un uomo intelligente e Toranaga-sama ha detto che in sei mesi, isolato da altri barbari, mangiando il nostro cibo, vivendo come noi, bevendo cha, facendo il bagno ogni giorno, l'Anjin-san diventer presto simile a noi."
Il viso di Fujiko era duro. "Guardalo, Mariko-san... cos brutto. Cos mostruoso e straniero.  strano pensare che proprio io, che odio tanto i barbari, una volta che avr passato quella soglia, sar impegnata e lo avr come signore e padrone."
" coraggioso, Fujiko, molto coraggioso. Ha salvato la vita di Toranaga-sama e per lui  molto importante."
"S, lo so e questo dovrebbe rendermelo meno odioso, ma purtroppo non  cos. Ma ugualmente cercher con tutte le mie forze di trasformarlo in uno di noi. Prego che Budda mi assista."
Mariko avrebbe voluto chiedere alla nipote da cosa era derivato il suo cambiamento. Perch adesso sei pronta a servire l'Anjin-san e a obbedire fino in fondo al Nobile Toranaga, mentre solo stamattina ti rifiutavi, e giuravi di ucciderti senza permesso o di uccidere il barbaro appena addormentato? Cos'ha detto Toranaga-sama per farti cambiare cos, Fujiko? Ma Mariko non chiese niente. Toranaga non le aveva concesso quella confidenza e Fujiko non avrebbe parlato. Era stata troppo ben educata dalla madre, sorella di Buntaro, a sua volta educata dal proprio padre Hiro-matsu.
Chiss se il Nobile Hiro-matsu uscir vivo dal castello di Osaka, si disse. Era molto affezionata al vecchio generale, suo suocero. E che ne sar di Kiri-san e della Nobile Sazuko? Dove sar Buntaro, mio marito?  stato catturato o ha avuto il tempo di morire?
Mariko osserv Fujiko versare l'ultimo sak, che venne inghiottito come il precedente, senza espressione.
"Dozo, sak," disse Blackthorne.
Il sak arriv e fu finito. "Dozo, sak."
"Mariko-san," mormor Fujiko, "non bisognerebbe dargliene pi, ne? Si ubriacher. Domandategli, per favore, se adesso vuole fare il bagno. Mander a chiamare Suwo."
Mariko lo chiese. "Mi spiace, ha detto che il bagno lo far pi tardi."
Fujiko, paziente, ordin altro sak e Mariko disse piano alla cameriera: "Porta del pesce alla brace."
La nuova bottiglia venne scolata con la stessa determinazione silenziosa. Il pesce non lo attir. Cedendo alle cortesi insistenze di Mariko ne prese un pezzo, ma non lo mangi.
Altre due bottiglie di sak scomparvero.
"Ti prego, scusami con l'Anjin-san, ma non c' altro sak in casa," mormor Fujiko. "Digli che perdoni questa mancanza. Ho gi mandato la cameriera al villaggio a procurarsene dell'altro."
"Va bene. Ne ha bevuto pi che abbastanza, anche se non sembra che lo abbia turbato. Perch adesso non ci lasci, Fujiko? Sarebbe il momento giusto per la proposta ufficiale a nome tuo."
Fujiko s'inchin a Blackthorne e se ne and, lieta che l'usanza volesse che le questioni importanti fossero trattate da una terza persona, in privato. Cos si salvava la dignit da entrambe le parti.
Mariko spieg a Blackthorne la faccenda del sak.
"Quanto ci vorr per averne dell'altro?"
"Non molto. Forse ora vorrete fare il bagno. Vi far mandare il sak appena arriva."
"Toranaga ha parlato del mio piano, prima di andarsene? Della flotta?"
"No. Mi dispiace, non ne ha detto niente." Mariko aspettava di scorgere i segni dell'ubriachezza. Ma, con sua sorpresa, non ne scopr nessuno, neppure un lieve arrossamento del viso o un accavallarsi delle parole. Con tanto vino, bevuto cos in fretta, qualunque giapponese sarebbe stato ubriaco. "Il vino non  di vostro gusto, Anjin-san?"
"Non completamente.  troppo leggero. Non mi d niente."
"Cercate un po' di oblio?"
"No. Una soluzione."
"Qualunque cosa possa esservi d'aiuto, sar fatta."
"Mi occorrono libri e carte e penne."
"Domani comincer a procurarveli."
"No, stasera, Mariko-san. Devo iniziare subito."
"Il Nobile Toranaga ha detto che vi mander un libro... come lo avete chiamato?... ah, ecco, un libro, s, di grammatica e di parole... uno di quelli dei san ti padri."
"Quanto ci vorr?"
"Non so. Ma io resto qui per tre giorni. Forse questo vi aiuter. E anche Fujiko-san  qui per aiutarvi." Gli sorrise, contenta per lui. "Sono onorata di comunicarvi che vi  stata data come concubina e..."
"Che cosa?"
"Toranaga-sama le ha chiesto se volesse farvi da concubina e lei ha risposto che ne sarebbe stata onorata e ha acconsentito. Sar..."
"Ma io non ho acconsentito."
"Scusate? Mi spiace, non capisco."
"Non la voglio. N come concubina, n intorno a me. La trovo brutta."
Mariko trattenne il fiato, fissandolo. "Ma questo cos'ha a che fare con una concubina?"
"Ditele di andarsene."
"Ma non potete rifiutare, Anjin-san! Sarebbe un insulto terribile a Toranaga-sama, a lei, a tutti! Che male vi ha fatto quella ragazza? Nessuno. Il consenso di Usagi Fujiko..."
"Statemi a sentire!" La voce di Blackthorne rimbomb nella veranda e per tutta la casa. "Ditele di andarsene!"
Subito Mariko esclam: "Scusatemi, Anjin-san, avete ragione ad arrabbiarvi, ma..."
"Non sono arrabbiato," rispose gelido Blackthorne. "Non potete... non potete, tutti voi, mettervi in testa che sono stanco di fare il burattino? Non voglio quella donna fra i piedi, voglio che mi venga restituita la mia nave con il mio equipaggio, e basta! Non voglio rimanere qui per sei mesi e detesto le vostre usanze.  maledettamente orribile che uno possa minacciare di bruciare un villaggio intero solo per insegnare a me il giapponese, e quanto alle concubine...  peggio che in schiavit... ed  un maledettissimo insulto a me organizzare le cose senza chiedermelo prima!"
E adesso che cosa  successo? si domandava Mariko disperata. Che c'entra la bruttezza con una concubina? E comunque Fujiko non  brutta. Perch  cos incomprensibile, quest'uomo? Poi ramment le parole di Toranaga: "Mariko-san, siete personalmente responsabile: primo, che Yabu-san non impedisca la mia partenza dopo che gli avr consegnato la mia spada, e, secondo, che l'Anjin-san si sistemi tranquillo e docile ad Anjiro."
"Far del mio meglio, mio signore. Ma temo che l'Anjin-san mi sfugga di mano."
"Trattatelo come un falco. Io posso domare un falco in due giorni. Voi ne avete tre."
Mariko distolse lo sguardo da Blackthorne e fece lavorare il cervello. Quando si arrabbia, sembra davvero un falco, pens. Ha la stessa ferocia selvaggia e insensata. E anche quando non  arrabbiato ha lo stesso sguardo fisso, altero, lo stesso egocentrismo assoluto, sempre pronto a esplodere con cattiveria.
"Sono d'accordo. Avete completamente ragione: vi si sono imposte molte cose e avete ragione di arrabbiarvi," disse in tono dolce. "E certo Toranaga-sama avrebbe dovuto domandarvelo, anche se non capisce le vostre usanze. Ma non gli  passato per la mente che poteste obiettare qualcosa. Ha cercato solo di favorirvi come se foste il suo samurai preferito. Vi ha nominato hatamoto, che  quasi un parente, Anjin-san. Nel Kwanto non esistono che un migliaio di hatamoto. E quanto alla Nobile Fujiko cercava solo di esservi utile. Usagi Fujiko-sama sarebbe considerata... fra noi, Anjin-san, questo sarebbe considerato un grande onore."
"Perch?"
"Perch la sua ascendenza  molto antica e lei  molto raffinata. Suo padre e suo nonno sono dei daimyo. Naturalmente  una samurai, e naturalmente," aggiunse con dolcezza, "voi le fareste onore accettandola. E ha bisogno di una casa e di una nuova vita."
"Perch?"
" rimasta vedova di recente. Ha solo diciannove anni, Anjin-san, poverina, ma ha perso il marito e un figlio, ed  piena di rimorsi. Essere la vostra concubina ufficiale le darebbe una nuova vita."
"Che cos' capitato a suo marito e a suo figlio?"
Mariko esit, turbata dalla scortese chiarezza di Blackthorne. Ma ormai lo conosceva abbastanza da sapere che quelle erano le sue maniere e che non significavano maleducazione. "Sono stati condannati a morte, Anjin-san. Mentre sarete qui avrete bisogno di qualcuno che si occupi della vostra casa. La Nobile Fujiko sar
"Perch li hanno condannati a morte?"
"Suo marito ha quasi provocato la morte di Toranaga-sama. Vi prego, con..."
" stato Toranaga a condannarli?"
"S, ma aveva ragione. Chiedetelo anche a lei e sar dello stesso parere, Anjin-san."
"Che et aveva il bambino?"
"Pochi mesi."
"Toranaga ha condannato a morte un bambino cos piccolo per una azione del padre?"
"S.  la nostra usanza. Siate paziente con noi, vi prego. In certe cose non siamo liberi. I nostri costumi sono diversi dai vostri. Vedete, per legge noi apparteniamo al nostro feudatario. Per legge un padre possiede la vita dei figli e della moglie e delle concubine e dei servi. Per legge sua moglie  propriet del suo feudatario.  nostro costume e tradizione."
"Quindi un padre pu uccidere chiunque nella sua casa?"
"S."
"Allora siete una nazione di assassini."
"No."
"Ma la vostra tradizione perdona l'omicidio. Io credevo foste cristiana."
"Lo sono, Anjin-san."
"E che ne dite dei Comandamenti?"
"Non riesco a spiegarvelo, davvero. Ma io sono cristiana e samurai e giapponese, e non sono definizioni in contrasto fra loro. Per me non lo sono. Vi prego, abbiate pazienza con me e con noi. Vi prego."
"Voi mandereste a morte i vostri figli, se Toranaga lo ordinasse?"
"S. Ho un unico figlio, ma la risposta  s, credo che lo farei. Certo sarebbe mio dovere farlo. Questa  la legge... se mio marito acconsentisse."
"Spero che Dio possa perdonarvi. Tutti quanti."
"Dio capisce, Anjin-san. Oh, s, capir! Forse vi aprir la mente perch comprendiate anche voi. Mi dispiace, non so spiegarmi bene, ne? Chiedo scusa per le mie mancanze." Lo osserv in silenzio, turbata da lui. "Neppure io capisco voi, Anjin-san. Mi sfuggite. Mi sfuggono i vostri usi. Forse, se avremo pazienza, potremo imparare entrambi. La Nobile Fujiko, per esempio. Come concubina si occuper della vostra casa e dei domestici, e delle vostre necessit. Qualunque necessit. Dovete pur avere qualcuno che se ne occupi. Avr cura dell'andamento della casa, di tutto. Non  necessario che riposiate sul guanciale con lei, se  questo che vi preoccupa... se non vi piace. Non  necessario neppure che siate gentile con lei, bench meriti gentilezza. Vi servir come volete, in qualunque modo vogliate."
"Posso trattarla come mi pare?"
"S."
"Posso scegliere se fare o non fare l'amore con lei?"
"Naturalmente. Se lo desiderate, trover qualcuna che soddisfi le necessit del vostro corpo, oppure non interferir."
"Posso trattarla come una serva? Una schiava?"
"S. Ma merita di meglio."
"Posso mandarla via? Buttarla fuori?"
"Se vi offende, s."
"Che cosa le succederebbe?"
"Normalmente tornerebbe, in disgrazia, a casa dei suoi genitori, che possono accettarla o respingerla. Una persona come Fujiko-sama preferirebbe uccidersi piuttosto che sopportare una tale vergogna. Ma lei... dovete sapere che i veri samurai non possono uccidersi senza il permesso del loro signore. Alcuni lo fanno, ma mancano al loro dovere e non meritano di essere considerati samurai. Io non mi ucciderei, per nessuna vergogna, senza il permesso del mio signore o di mio marito. E Toranaga-sama le ha proibito di mettere fine ai suoi giorni. Se la mandate via, sar abbandonata da tutti."
"Perch? Perch la sua famiglia non dovrebbe accettarla?"
Mariko sospir. "Mi spiace, Anjin-san, ma se la mandaste via, la disgrazia sarebbe tale che nessuno la accetterebbe pi."
"Perch  contaminata? Per essere stata vicina a un barbaro?"
"Oh, no, solo perch avrebbe mancato al suo dovere verso di voi, Anjin-san." E aggiunse in fretta: "Adesso  vostra concubina: il Nobile Toranaga l'ha ordinato e lei ha acconsentito. Siete padrone di una casa, adesso."
"Io?"
"Oh s, credetemi, Anjin-san, godete di molti privilegi. Come hatamoto siete fortunato. E ben provvisto. Toranaga-sama vi ha assegnato uno stipendio di venti koku al mese. Con questa cifra un samurai di norma dovrebbe armare per il suo signore, nutrire e dotare di cavalli per un anno intero altri due samurai, oltre a lui stesso, e naturalmente mantenere anche le rispettive famiglie. Voi invece non avete quest'obbligo. Vi prego, Anjin-san, considerate Fujiko una persona. Vi imploro di ricordare la carit cristiana.  buona. Perdonatele la bruttezza. Sar una degna concubina."
"Non ha una casa?"
"S, questa." Mariko si fece forza. "Vi prego di accettarla ufficialmente. Pu aiutarvi moltissimo e insegnarvi, se volete imparare. Se lo preferite, consideratela un niente... come quel palo di legno o come uno shoji, o una roccia del giardino... quello che volete, ma permettetele di restare. Se non la volete per concubina, abbiate compassione. Accettatela e poi, quale capo della casa, secondo la nostra legge, uccidetela."
"Questa  la vostra unica risposta finale, vero? Uccidere!"
"No, Anjin-san. Ma vita e morte sono la stessa cosa. Chiss, forse, togliendole la vita, rendereste un grande servigio a Fujiko. Adesso ne avete il diritto davanti a ogni nostra legge. Se preferite farne una reietta, anche questo  un vostro diritto."
"E cos sono di nuovo in trappola," comment Blackthorne. "In un modo o nell'altro finir ammazzata. Se non imparo la vostra lingua un villaggio intero finir al macello. Se non faccio tutto quello che volete, qualche innocente viene sempre ucciso. Non c' via di uscita."
"C' una soluzione molto facile, Anjin-san. Morire. Non siete obbligato a sopportare l'insopportabile."
"Il suicidio  una follia... e un peccato mortale. Vi credevo cristiana."
"Vi ho gi detto che lo sono. Ma per voi, Anjin-san, ci sono molti modi di morire onorevolmente senza suicidio. Avete schernito mio marito perch non voleva morire combattendo, ne? Non  nostra usanza ma, a quanto pare,  la vostra. Allora, perch non farlo? Avete una pistola: uccidete il Nobile Yabu. Voi lo considerate un mostro, ne? Baster che voi tentiate di ucciderlo, e oggi stesso vi troverete in paradiso o all'inferno."
Blackthorne la fiss, odiando quel volto sereno e cogliendone la bellezza nonostante il proprio odio. " da deboli morire senza una ragione. Anzi, meglio,  da stupidi."
"Vi dite cristiano. Perci credete in Dio e nel paradiso. La morte non dovrebbe spaventarvi. Quanto al senza ragione, sta a voi giudicare. Potreste avere ragioni sufficienti per morire."
"Sono in vostro potere. Voi lo sapete, e lo so anch'io."
Mariko si chin verso di lui e lo sfior con un gesto di piet. "Anjin-san, dimenticate il villaggio. Possono succedere molte cose prima dello scadere di sei mesi. Una Grande Ondata o un terremoto, o forse avrete la vostra nave e ve ne andrete, o Yabu morir, o moriremo tutti, o chiss? Lasciate a Dio i problemi di Dio e il karma al karma. Oggi siete qui e niente pu cambiare la situazione. Oggi siete qui, onorato e vivo e benedetto dalla fortuna propizia. Guardate questo tramonto...  splendido, ne? Questo tramonto esiste. Il domani non esiste. Esiste solo il presente. Guardate, vi prego.  cos meraviglioso, e non si ripeter mai pi, mai pi nell'infinit del tempo, non questo tramonto. Perdetevi dentro di lui, fatevi tutt'uno con la natura e non angosciatevi per il karma, il vostro, il mio o quello del villaggio."
Blackthorne cominci a sentirsi stregato dalla sua serenit e dalle sue parole. Guard a occidente: grandi chiazze di porpora e nero striavano il cielo. Contempl il sole finch esso scomparve.
"Vorrei che foste voi la mia concubina," disse.
"Io appartengo a Buntaro-sama, e finch non sar morto non posso pensare n dire ci che potrebbe essere pensato o detto."
Karma, pens Blackthorne. Lo accetto? Il suo? Il mio? Il loro?
La notte  bellissima. E anche lei, e appartiene a un altro.
 bellissima, s, e molto saggia. Lascia a Dio i problemi di Dio e il karma al karma. Sei venuto qui non invitato. Sei qui. Sei in loro potere.
Ma la risposta qual ? La risposta verr, si disse. Perch in cielo c' un Dio. C' un Dio in qualche luogo.
Ud un suono di passi. Delle fiaccole salivano per la collina. Venti samurai, capeggiati da Omi.

"Scusate, Anjin-san. Omi-san vi ordina di consegnargli le vostre pistole."
"Mandatelo all'inferno!"
"Non posso, Anjin-san. Non oso."
Blackthorne rest con la mano appoggiata sul calcio della pistola, fissando Omi. Volutamente era rimasto seduto sui gradini della veranda. Dietro a Omi erano entrati nel giardino dieci samurai, mentre gli altri aspettavano accanto al palanchino. Appena Omi era entrato non invitato, Fujiko si era presentata sulla veranda e ora assisteva alla scena con il viso pallido, alle spalle di Blackthorne. "Toranaga-sama non ha mai mosso obiezioni e io sono stato armato per giorni interi vicino a lui e a Yabu-san."
Con nervosismo Mariko rispose: " vero, ma cercate di capire, vi prego. Omi ha ragione. Secondo le nostre usanze, non potete presentarvi davanti a un daimyo portando delle armi. Non c' da preoccuparsi... Yabu-san vi  amico. Qui siete suo ospite."
"Dite a Omi-san che non gli consegner le mie pistole." Poi, dato che lei non parlava, Blackthorne irritato scosse la testa. "Iy, Omi-san! Wakarimasu ka? Iy!"
Omi si irrigid e diede un ordine. Due samurai avanzarono. Blackthorne estrasse le pistole in un lampo. I samurai si bloccarono: le due canne erano puntate in faccia a Omi.
"Iy!" ripet Blackthorne. Poi si rivolse a Mariko. "O li richiama, o premo il grilletto!"
Mariko obbed. Nessuno si mosse. Lentamente Blackthorne si alz in piedi, senza spostare di un filo le pistole. Omi stava perfettamente immobile, senza paura, seguendo con gli occhi i movimenti di Blackthorne.
"Vi prego, Anjin-san.  molto pericoloso tutto questo. Dovete incontrarvi con Yabu-sama. Non potete andarci con le pistole. Siete hatamoto, siete protetto e siete anche ospite di Yabu-sama."
"Riferite a Omi-san che se lui o uno dei suoi uomini vengono a meno di tre metri da me gli porto via la testa.
"Omi-san dice gentilmente: 'Per l'ultima volta vi ordino di consegnarmi le pistole. Subito.'"
Iy.
"Perch non lasciarle qui, Anjin-san? Non c' niente da temere. Nessuno toccher..."
"Mi prendete per un idiota?"
"Allora datele a Fujiko-san!"
"Che cosa potrebbe fare? Lui gliele porterebbe via... chiunque gliele prenderebbe, e io sono senza difesa."
La voce di Mariko s'indur. "Perch non ascoltate, Anjin-san? Fujiko-san  la vostra concubina. Se glielo ordinate, protegger le pistole a prezzo della vita.  il suo dovere. Non ve lo ripeter pi, ma Toda-noh-Usagi Fujiko  una samurai."
Senza quasi ascoltarla, Blackthorne si era concentrato su Omi. "Comunicate a Omi-san che non mi piacciono gli ordini. Sono ospite del Nobile Toranaga e del Nobile Yabu. Agli ospiti si 'chiede' di fare qualcosa, non lo si ordina e non si entra in forze in casa loro non invitati."
Mariko tradusse e Omi, senza cambiare espressione, le rispose brevemente, sorvegliando sempre le canne delle pistole.
"Dice: 'Io, Kasigi Omi, vi chiedo le vostre pistole e vi chiedo di venire con me, perch Kasigi Yabu-sama vuole vedervi. Ma Kasigi Yabu-sama mi ha ordinato di ordinarvi di consegnarmi le armi. Mi spiace molto, Anjin-san, per l'ultima volta vi ordino di darmele.'"
Blackthorne sapeva che lo avrebbero attaccato e maledisse la propria stupidit. Ma viene il momento in cui non si regge pi e si estrae il coltello o la pistola e il sangue  versato per stupido orgoglio. Quasi sempre stupido. Se devo morire, prima morir Omi, perdio!
Si sentiva molto forte, anche se con la testa leggera. Poi gli risuon all'orecchio una frase di Mariko: "Fujiko  una samurai...  la vostra concubina," e il cervello cominci a funzionare. "Un momento! Mariko-san, per piacere, dite a Fujiko-san esattamente queste parole: 'Vi consegno le mie pistole. Dovete custodirle. Nessuno tranne me deve toccarle.'"
Mariko tradusse ed egli sent Fujiko esclamare alle sue spalle: "Hai!"
"Wakarimasu ka, Fujiko-san?" le domand.
"Wakarimasu, Anjin-san," rispose lei, con voce sottile e nervosa.
"Mariko-san, prego, dite a Omi-san che adesso andr con lui. Mi spiace dell'equivoco. Certo, mi spiace."
Blackthorne arretr e si volt. Fujiko, con la fronte madida di sudore, prese le pistole. Poi Blackthorne fronteggi Omi e si augur di non avere sbagliato. "Andiamo?"
Omi si rivolse a Fujiko e tese la mano. Lei scosse il capo. Omi diede un ordine e due samurai subito mossero verso di lei, ma Fujiko infil una pistola nell'obi e punt l'altra in faccia a Omi, col braccio teso e il dito sul grilletto. "Ugoku na!" disse. "Dozo!"
I samurai obbedirono e si fermarono.
Omi le parl rapido e irritato e la ragazza rispose con voce cortese e delicata, ma senza spostare di un filo la pistola, concludendo: "Iy, gomen nasai, Omi-san!" No, mi spiace, Omi-san.
Blackthorne aspettava. Un samurai avanz di una frazione di centimetro e il dito premette sul grilletto pericolosamente, mentre il braccio restava immobile.
"Ugoku na!" ordin Fujiko.
Nessuno dubit che avrebbe premuto il grilletto, neppure Blackthorne. Omi disse poche parole brusche a lei e ai suoi uomini. Questi si ritirarono e la giovane donna abbass la pistola, sempre pronta per a sparare.
"Che cosa ha detto?" chiese Blackthorne.
"Solo che riferir l'incidente a Yabu-san."
"Bene. Ditegli che io far altrettanto." Blackthorne si rivolse a Fujiko. "Domo, Fujiko-san." Poi, ricordandosi come Toranaga e Yabu si rivolgevano alle donne, ordin imperiosamente a Mariko: "Andiamo, Mariko-san... ikamasho!" E si avvi alla porta.
"Anjin-san!" chiam Fujiko.
"Hai?" Blackthorne si ferm. Fujiko gli si inchinava e parlava svelta a Mariko. Questa spalanc gli occhi, poi annu e rispose; quindi si rivolse a Omi, che pure annu, manifestamente irritato, ma controllandosi.
"Che succede?"
"Abbiate pazienza, prego, Anjin-san."
Fujiko chiam e dalla casa giunse una risposta. Sulla veranda apparve una cameriera, che portava due spade. Spade di samurai.
Fujiko le prese con riverenza, e le offr con un inchino a Blackthorne, parlando piano.
Mariko spieg: "Fujiko afferma giustamente che un hatamoto ha il diritto di portare le due spade del samurai. Anzi, ha l'obbligo di portarle. Ritiene che non sarebbe corretto che vi presentaste a Yabu-sama senza spade... sarebbe scortese. Per la nostra legge  un dovere portare le spade. Vi prega di considerare la possibilit di tenere queste, per quanto indegne, fino a che non avrete comprato le vostre."
Blackthorne fiss lei, poi Fujiko, poi di nuovo lei. "Significa che sono un samurai? Che Toranaga-sama mi ha fatto samurai?"
"Non lo so, Anjin-san. Ma non  mai esistito un hatamoto che non fosse samurai. Mai." Mariko si volt a interrogare Omi. Questi rispose con impazienza, scuotendo il capo. "Anche Omi-san non lo sa. Certo  privilegio speciale di un hatamoto portare sempre le sue spade, anche in presenza di Toranaga-sama.  suo dovere, perch  una guardia del corpo di assoluta fiducia. E solo un hatamoto ha anche il diritto di essere ammesso immediatamente alla presenza di un signore."
Blackthorne prese la spada corta e se la infil nella cintura, poi si mise anche l'altra, quella lunga, esattamente come la portava Omi. Armato, si sent meglio. "Arigato goziemashita, Fujiko-san," mormor.
Lei abbass gli occhi e rispose gentilmente. Mariko tradusse.
"Fujiko-san dice, con il vostro permesso, signore, che - dato che dovete imparare presto e bene la nostra lingua - vuole umilmente sottolineare come domo sia pi che sufficiente, detto da un uomo. Arigato, con o senza goziemashita,  un'espressione di gentilezza superflua, che usano soltanto le donne."
"Hai. Domo, Wakarimasu, Fujiko-san." Blackthorne la guard bene in faccia per la prima volta, con la nuova capacit di comprendere che aveva acquisito. Vide il sudore sulla sua fronte e sulle mani, come un velo lucente, gli occhi sottili, il viso quadrato e i denti sporgenti. "Dite alla mia concubina, vi prego, che in questo unico caso non considero arigato goziemashita una gentilezza superflua verso di lei."

Yabu guard di nuovo le spade. Blackthorne sedeva a gambe incrociate su un cuscino davanti a lui, al posto d'onore, con Mariko da un lato e Igurashi dall'altro. Si trovavano nella sala principale della fortezza.
Omi fin il suo rapporto. Yabu si strinse nelle spalle. "Hai diretto male le cose, nipote. Naturalmente  dovere della concubina proteggere l'Anjin-san e la sua propriet. Naturalmente lui ha il diritto di portare le sue spade adesso. S, hai manovrato male. Avevo spiegato chiaramente che l'Anjin-san  un mio onorato ospite. Chiedigli scusa."
Subito Omi si alz e, inginocchiatosi davanti a Blackthorne, si inchin. "Chiedo scusa del mio errore, Anjin-san." Mariko gli disse che il barbaro accettava le sue scuse. Egli si inchin di nuovo e torn calmo a sedersi al suo posto. Ma dentro di s non era calmo. Una sola idea lo divorava: uccidere Yabu.
Aveva deciso di compiere l'impensabile: uccidere il suo feudatario e capo del clan. Ma non perch lo aveva costretto a chiedere scusa al barbaro in pubblico. In quello aveva avuto ragione. Omi sapeva di essersi comportato in modo inutilmente goffo, perch anche se Yabu gli aveva dato lo sciocco ordine di portar via le pistole quella sera stessa, apertamente, esse invece avrebbero dovuto essere sottratte furtivamente e lasciate in casa, per poterle rubare o rompere in seguito.
E l'Anjin-san era stato correttissimo a darle alla concubina, si diceva Omi, cos come lei era stata correttissima nel suo comportamento; e certamente avrebbe premuto il grilletto, senza sbagliare mira. Non era un segreto per nessuno che Usagi Fujiko cercava la morte, n era un segreto il motivo. Omi sapeva anche che, se non avesse deciso, quella mattina stessa, di uccidere Yabu, si sarebbe fatto avanti ad affrontare la morte e poi i suoi uomini avrebbero tolto alla donna le armi. Lui sarebbe morto nobilmente e lei sarebbe stata condannata nobilmente a morte e tutti avrebbero narrato per generazioni la loro storia. Canti e poesie e forse anche una tragedia su loro tre, pieni di ispirazione, sentimento e coraggio: la concubina fedele e il leale samurai, morti per il loro dovere a causa dell'incredibile barbaro giunto dal mare orientale.
No, la decisione di Omi non aveva niente a che fare con le pubbliche scuse, anche se quello sgarbo accresceva l'odio che ora lo possedeva. La ragione principale era che quel giorno Yabu aveva insultato pubblicamente la madre e la moglie di Omi davanti a tutto il villaggio, tenendole ad aspettare per ore sotto il sole, come contadine, e poi le aveva licenziate senza alcun cenno di saluto.
"Non ha importanza, figlio mio," aveva detto la madre. " un suo diritto."
" il nostro feudatario," aveva aggiunto la moglie Midori, con le guance rigate di lacrime per la vergogna. "Vi prego, scusatelo."
"E non ha invitato nessuna di voi a salutare lui e i suoi ufficiali alla fortezza," aveva proseguito Omi, "al pranzo che voi avete organizzato! Solo il cibo e il sak costano un koku!"
" nostro dovere, figliolo mio.  nostro dovere fare tutto quello che il Nobile Yabu desidera."
"E l'ordine relativo al padre?"
"Non  un ordine: sono voci che corrono."
"Il messaggio del padre diceva che aveva sentito che Yabu sta per ordnargli di rasarsi il capo e diventare sacerdote, o squarciarsi il ventre. In privato la moglie di Yabu se ne vanta!"
" stata una spia a sussurrarlo a tuo padre. Non ci si deve fidare sempre delle spie. Mi spiace, ma tuo padre, figlio mio, non si comporta saggiamente a volte."
"Che cosa sar di voi, madre, se non si tratta di una voce?"
"Qualunque cosa succeda,  il karma. Devi accettare il karma."
"No, questi sono insulti intollerabili."
"Ti prego, figlio mio, sopportali."
"Io ho dato a Yabu la chiave della nave, la chiave per capire l'Anjin-san e i nuovi barbari, e la via per uscire dalla trappola di Toranaga. Il mio aiuto gli ha portato un prestigio enorme. Con il dono simbolico della spada, adesso lui  secondo solo a Toranaga nelle Armate dell'Est. E cosa riceviamo in cambio? Sporchi insulti.
"Accetta il tuo karma."
"Lo dovete, marito mio, vi imploro, ascoltate la signora vostra madre."
"Non posso vivere con questa vergogna. Avr la mia vendetta e poi mi uccider e queste vergogne si allontaneranno da me."
"Per l'ultima volta, figlio mio, accetta il tuo karma, ti scongiuro."
"Il mio karma  distruggere Yabu."
La vecchia signora aveva sospirato. "Benissimo. Sei un uomo, hai il diritto di decidere. Sar ci che deve essere. Ma l'uccisione di Yabu di per s non  niente. Dobbiamo fare un piano. Anche suo figlio dev'essere distrutto, e anche Igurashi. Specialmente Igurashi. Allora tuo padre sar a capo del clan, com' suo diritto."
"Come possiamo fare, madre?"
"Studieremo un piano, tu e io. E sii paziente! Poi dobbiamo consultarci con tuo padre. Midori, anche tu puoi consigliarci, ma cerca di dire cose utili, ne?"
"E il Nobile Toranaga? Ha dato a Yabu la sua spada."
"Credo che il Nobile Toranaga voglia soltanto avere l'Izu forte e suo vassallo. Non alleato. Non vuole alleati, come non ne voleva il Taiko. Yabu si crede un alleato, ma secondo me Toranaga detesta gli alleati. Come vassalli di Toranaga, il nostro clan prosperer. O come vassalli di Ishido? Quale scegliere, eh? E come compiere l'assassinio?"
Omi ricord l'ondata di gioia che l'aveva invaso, una volta presa la decisione definitiva. La sent di nuovo in quel momento, ma niente trapel dal suo viso, mentre le cameriere, accuratamente scelte e chiamate da Mishima per Yabu, servivano cha e vino. Continu a osservare Yabu e l'Anjin-san, Mariko e Igurashi. Tutti quanti erano in attesa che Yabu cominciasse.
La sala era ampia e ariosa, sufficiente ad accogliere trenta ufficiali, per mangiare, bere e conversare. Vi erano molte altre sale e cucine per le guardie del corpo e i servi, e un giardino; tutto era improvvisato e provvisorio, ma ben costruito e pronto alla difesa. Omi non era affatto dispiaciuto che la spesa gravasse sulle sue accresciute rendite. Era suo dovere provvedere al fortino.
Guard fuori dallo shoji aperto: nella corte c'erano molte sentinelle. Una scuderia. Un fossato a custodia della fortezza. Una staccionata di bamb giganteschi, strettamente legati uno all'altro. Robusti pilastri al centro per sostenere il tetto di tegole. Le pareti erano leggeri schermi shoji, quasi tutti della solita carta oleata. Il pavimento era di solide tavole di legno, appoggiate su sostegni infissi nella terra battuta, ed era coperto di tatami.
Omi aveva saccheggiato in tutto il villaggio i materiali per la costruzione, su ordine di Yabu. Erano serviti anche per l'altra casa nuova; Igurashi aveva portato i tatami, le trapunte e gli altri oggetti che non si potevano trovare nel villaggio.
Omi si sentiva orgoglioso della sua opera e dell'accampamento per tremila samurai preparato sul pianoro in collina, da cui si sorvegliavano le strade che portavano al paese e alla spiaggia. Adesso il villaggio, dalla parte di terra, era sicuro e ben riparato. Dalla parte del mare ci sarebbe stato il tempo di fuggire, per il feudatario.
Ma io non ho feudatario. Chi servir adesso, pensava Omi? Ikawa Jikkyu? O addirittura Toranaga? Toranaga mi darebbe quello che io desidero in cambio? O Ishido? Ma  cos difficile avvicinarsi a Ishido, ne? Per avrei molto da raccontargli ora...
Nel pomeriggio Yabu aveva convocato Omi, Igurashi e i quattro capitani dei samurai e aveva dato il via al suo piano segreto di addestramento dei cinquecento samurai artiglieri. Igurashi ne sarebbe stato il comandante, Omi sarebbe stato a capo di uno dei gruppi di cento. Avevano programmato l'inserimento dei duecentocinquanta uomini di Toranaga e anche il modo di neutralizzarli, se si fossero dimostrati infidi.
Omi aveva suggerito di addestrare un altro gruppo clandestino di trecento samurai dall'altra parte della penisola, come riserva e per cautelarsi in caso di una mossa traditrice da parte di Toranaga.
"Chi comander gli uomini di Toranaga? E chi sar il suo vice?" aveva chiesto Igurashi.
"Non fa differenza," aveva risposto Yabu. "Nominer i suoi cinque ufficiali, chiunque sia il capo, che avranno l'incarico di tagliargli la gola, se dovesse essere necessario. La parola d'ordine per sterminare il capo e tutti gli estranei sar: 'Susino'. Domani tu sceglierai gli uomini, Igurashi-san. Io li esaminer personalmente e nessuno ancora deve essere al corrente del piano strategico generale del reggimento di moschettieri."
Adesso, osservando Yabu, Omi assaporava la nuovissima estasi della vendetta. Sarebbe stato facile ucciderlo, ma le uccisioni dovevano essere coordinate. Solo allora suo padre o suo fratello maggiore avrebbe potuto prendere il dominio del clan e dell'Izu.
Yabu venne al punto. "Mariko-san, dite, prego, all'Anjin-san che desidero che domani cominci ad addestrare i miei uomini a sparare come i barbari e che voglio apprendere tutto quello che c' da sapere sul modo di guerreggiare dei barbari."
"Ma, scusate, le armi non arriveranno che fra sei giorni," gli ramment Mariko.
"Ne ho abbastanza per cominciare," ribatt Yabu. "E voglio che cominci domani."
Mariko parl con Blackthorne. "Che cosa vuole sapere della guerra?" chiese lui.
"Tutto, ha detto."
"Che cosa in particolare?"
Mariko domand a Yabu. "Dice Yabu-san: 'Avete partecipato a battaglie sulla terraferma?'"
"S, in Olanda. E una in Francia."
"'Ottimo,' dice Yabu-san. Vuole conoscere la strategia europea e sapere, nei particolari, come si combattono le battaglie nei vostri paesi."
Blackthorne riflett poi rispose: "Riferite a Yabu-san che posso addestrare quanti uomini vuole e capisco benissimo che cosa desidera sapere." Da frate Domingo aveva appreso molto sui sistemi di guerra giapponesi. Il frate ne era esperto e se ne era interessato a fondo. "Dopo tutto, senor," aveva detto, " indispensabile, non  vero? sapere come i pagani fanno la guerra. Ogni padre deve proteggere il proprio gregge. E i nostri gloriosi conquistadores non sono forse la lancia della Madre Chiesa? E io non sono forse stato insieme a loro al fronte nel Nuovo Mondo e nelle Filippine, studiandoli per pi di vent'anni? Conosco la guerra, senor. La conosco. Era mio dovere... il volere di Dio. Forse Dio ti ha mandato da me perch ti insegni, nel caso io morissi. Senti, i miei maestri di guerra giapponesi sono stati i miei fedeli qui in prigione, e ora io so come combattono i loro eserciti e come si pu sconfiggerli. Come loro possono sconfiggere noi. Ricordati, senor, ti svelo un segreto, sull'anima tua: non unire mai la ferocia giapponese con le armi e i sistemi moderni, o in terra ci distruggeranno."
Blackthorne si raccomand a Dio, e cominci: "Dite al Nobile Yabu che io posso essergli di grande aiuto. E anche a Toranaga-sama."
"Dice Yabu-sama che se le vostre informazioni risulteranno utili, Anjin-san, egli aumenter il vostro stipendio, dopo un mese, da duecentoquaranta koku all'anno, assegnati dal Nobile Toranaga, a cinquecento koku."
"Ringraziatelo, ma ditegli che, se gli sar utile, gli chiedo in cambio un favore: desidero che abroghi il suo decreto riguardo al villaggio e che entro cinque mesi mi siano resi la mia nave e il mio equipaggio."
Mariko lo ammon: "Anjin-san, non potete contrattare con lui, come un mercante."
"Chiedeteglielo, vi prego. Umilmente, come un favore, da parte di un ospite che egli onora e di un futuro vassallo riconoscente."
Yabu aggrott la fronte e rispose con un lungo discorso.
"Yabu-san dice che il villaggio non ha importanza, e che i suoi abitanti hanno bisogno del fuoco sotto il sedere per muoversi. Non dovete curarvi di loro. Quanto alla nave,  nelle mani del Nobile Toranaga. Lui  sicuro che la riavrete. Mi ha pregato di trasmettere la vostra richiesta a Toranaga-sama non appena arriver a Yedo. E io lo far, Anjin-san."
"Vi prego, scusatemi con il Nobile Yabu, ma io devo insistere perch abroghi quel decreto. Stanotte."
"Ha appena rifiutato, Anjin-san. Sarebbe maleducato."
"S, capisco, ma vi scongiuro, chiedeteglielo ancora.  molto importante per me...  una supplica che gli rivolgo."
"Dice che dovete avere pazienza. Non preoccupatevi del villaggio."
Blackthorne annu. Poi decise. "Grazie. Capisco. Vi prego, ringraziate il Nobile Yabu, ma riferitegli che io non posso vivere con questa vergogna."
Mariko impallid. "Come?"
"Non posso vivere con la vergogna di avere l'intero villaggio sulla coscienza. Sono disonorato e non posso sopportarlo.  contro la mia fede cristiana. Dovr suicidarmi immediatamente."
"Suicidarvi?"
"S. Cos ho deciso."
Yabu li interruppe. "Nan ja, Mariko-san?"
La donna tradusse, agitata, le dichiarazioni di Blackthorne, poi rispose alle domande di Yabu. Infine questi disse: "Se non vedessi la vostra reazione, Mariko-san, lo prenderei per uno scherzo. Perch siete cos angustiata? Perch credete che lo dica sul serio?"
"Non so, signore. Mi sembra... non lo so..." la sua voce si spense.
"Omi-san?"
"Il suicidio  contro la fede cristiana, signore. Non si uccidono mai come facciamo noi. Come farebbe un samurai."
"Mariko-san, voi siete cristiana.  vero questo?"
"Il suicidio  un peccato mortale, contro la parola di Dio."
"Igurashi-san? Che ne pensi?"
" un bluff. Lui non  cristiano. Vi ricordate il primo giorno, signore? Ricordate cosa fece al prete? E che cosa permise a Omi-san pur di salvare il ragazzo?"
Yabu sorrise, al ricordo di quel giorno e della notte che l'aveva seguito. "S. Sono d'accordo. Non  cristiano, Mariko-san."
"Mi spiace, ma non capisco, signore. Cos' successo col prete?"
Yabu le narr l'episodio del primo giorno, quando Blackthorne aveva insultato il prete.
"Ha offeso il crocifisso?" esclam lei, profondamente colpita.
"E ne gett i pezzi nella polvere," aggiunse Igurashi. " tutto un bluff, signore. Se questa storia del villaggio lo disonora, come ha potuto sopportare che Omi-san disonorasse lui stesso, pisciandogli addosso?"
"Che cosa? Scusate, ma ancora una volta non capisco," mormor Mariko.
"Spiegaglielo," disse Yabu a Omi. E Omi obbed. Mariko si sent disgustata, ma non lo diede a vedere.
"E dopo l'Anjin-san si  calmato del tutto, Mariko-san," concluse Omi. "Senza armi  sempre calmo e domato."
Yabu sorseggi il sak. "Ricordategli, Mariko-san, che il suicidio non  usanza dei barbari.  contro il suo dio cristiano. Quindi, come potrebbe suicidarsi?"
Mariko tradusse e Yabu sorvegli attentamente Blackthorne.
"L'Anjin-san si scusa molto umilmente, ma  convinto che, usanza o no, questa vergogna del villaggio  troppo grave da sopportare. Dice che... che si trova in Giappone, che  hatamoto e ha il diritto di vivere secondo le nostre leggi." Le tremavano le mani. "Cos ha detto, Yabu-san. Il diritto di vivere secondo le nostre leggi... le nostre usanze."
"I barbari non hanno nessun diritto."
"Toranaga-sama lo ha nominato hatamoto," rispose lei. "Questo gli d dei diritti, ne?"
Una lieve brezza scosse gli shoji, dolcemente.
"E come si suiciderebbe? Domandateglielo."
Blackthorne estrasse la corta spada appuntita e la pos con garbo sul tatami, con la punta verso di s.
Igurashi osserv calmo: " un bluff. Chi ha mai sentito di un barbaro capace di comportarsi da essere civile?"
Yabu aggrott la fronte, mentre il cuore rallentava i battiti per l'eccitazione. " un uomo coraggioso, Igurashi-san. Su questo non c' dubbio. E strano." Yabu avrebbe voluto veder compiere il gesto, misurare la forza d'animo del barbaro, assistere al suo trapasso nella morte, sperimentare con lui l'estasi della fine. Con uno sforzo domin l'insorgere del proprio piacere. "Qual  il tuo parere, Omi-san?" chiese con voce strozzata.
"Voi avete detto al villaggio, signore: 'Se l'Anjin-san non imparer in modo soddisfacente'. Io vi suggerirei di fare una piccola concessione. Ditegli che sar giudicato 'soddisfacente' qualunque cosa avr imparato in cinque mesi. In cambio deve giurare sul suo dio di non rivelare questo accordo al villaggio."
"Ma non  cristiano. Il giuramento lo legher?"
"Io credo che appartenga a un certo tipo di cristiani.  contro gli Abiti Neri ed  questo che conta. Credo che il giuramento sul suo dio lo legher. E dovrebbe giurare anche, in nome di questo dio, che dedicher tutte le forze della sua mente a imparare e a servirvi. Essendo intelligente, in cinque mesi imparer molto. Cos il vostro onore sar salv e il suo - esista o non esista - sar salvo anch'esso. Voi non perdete niente e guadagnate tutto. E poi vi conquistate la sua fedelt per sua libera volont."
"Tu sei convinto che si ucciderebbe?"
"S."
"Mariko-san?"
"Non so, Yabu-sama. Mi dispiace, non sono in grado di consigliarvi. Qualche ora fa avrei detto no, non si suiciderebbe. Adesso non so. E... da quando Omi-san  venuto a chiamarlo stanotte,  stato... diverso."
"Igurashi-san?"
"Se adesso cedete e si tratta di un bluff, ricorrer sempre allo stesso trucco.  astuto come un kami di volpe... abbiamo visto tutti quanto sia astuto, ne? Un giorno, signore, dovrete dirgli di no. Io vi consiglio di dirlo subito.  un bluff."
Omi si chin in avanti, scuotendo il capo. "Scusatemi, signore, ma devo ripeterlo: non rischiate niente di grosso. Se si tratta di un bluff - e pu essere - da uomo orgoglioso, alla sua prossima umiliazione sar gonfio di odio e non vi aiuter con tutte le sue forze, come a voi  necessario. Ha chiesto qualcosa a cui, come hatamoto, ha diritto. Dice di voler vivere secondo le nostre usanze, di sua spontanea volont. Non  un enorme passo avanti, signore?  meraviglioso per voi, e per lui. Io vi consiglio prudenza. Usatelo per il vostro bene."
" ci che voglio," rispose Yabu.
"S, ha un valore e desidero le sue informazioni," intervenne Igurashi. "Ma bisogna dominarlo... voi lo avete affermato pi volte, Omi-san.  un barbaro. Nient'altro. Lo so che oggi  hatamoto e che da oggi pu portare le due spade. Ma questo non ne fa un samurai. Non  e non sar mai un samurai."
Mariko sapeva che fra tutti proprio lei avrebbe dovuto capire meglio l'Anjin-san, ma non ci riusciva. Un momento lo capiva, il momento dopo le appariva di nuovo incomprensibile. Un momento le piaceva, l'attimo dopo lo odiava.
Lo sguardo teso e angosciato di Blackthorne era fisso lontano. Ma sulla fronte gli erano apparse delle stille di sudore. Paura? si chiese Yabu. Paura che si scopra il bluff? Ma  un bluff?
"Mariko-san ditegli..." Yabu sent la bocca arida e il petto dolorante. "Comunicate all'Anjin-san che la sentenza non cambia."
"Perdonatemi, ma io insisto perch accettiate il consiglio di Omi-san."
Yabu non guardava lei, ma soltanto Blackthorne. La vena sulla fronte pulsava. "L'Anjin-san afferma che ha deciso. E sia. Vediamo se  un barbaro... o un hatamoto."
La voce di Mariko suon quasi impercettibile. "Anjin-san, Yabu dice che la sentenza rimane. Sono addolorata."
Blackthorne ud le parole, ma non lo turbarono. Si sentiva pi forte e in pace di quanto fosse mai stato, con una consapevolezza della vita maggiore di quanto mai avesse provato.
Durante l'attesa non li aveva guardati n aveva prestato attenzione ai loro discorsi. L'impegno era preso e il resto era nelle mani di Dio. Si era rinchiuso in s, ascoltando le stesse parole che di continuo gli risuonavano nella mente, le parole che gli avevano dato la chiave della vita in quel luogo, che certo erano state ispirate da Dio, usando Mariko come Suo mezzo: "Esiste una soluzione facile... morire. Per sopravvivere qui dovete vivere secondo le nostre usanze..."
"... la sentenza rimane."
Perci adesso devo morire. Dovrei avere paura. Invece no.
Perch?
Non so. So soltanto che una volta deciso sinceramente che l'unico modo di vivere qui da uomo  vivere secondo i loro costumi, rischiare la morte, morire - forse morire - a quel punto la paura della morte  scomparsa. "Vita e morte sono la stessa cosa... Lasciate il karma al karma" gli aveva detto Mariko.
Non ho paura di morire.
Una pioggerella gentile aveva cominciato a cadere. Blackthorne abbass gli occhi sul pugnale.
Ho vissuto una buona vita, pens. Alz lo sguardo su Yabu. "Wakarimasu," disse con chiarezza e, bench fossero state le sue labbra a pronunciare la parola, fu come se avesse parlato un altro.
Nessuno si mosse.
Blackthorne guard la sua mano destra prendere il pugnale. Poi anche la sinistra afferr l'impugnatura e la lama si diresse sicura verso il cuore. Ora esisteva soltanto il suono della sua vita, che saliva e saliva, tanto forte da non poterlo pi ascoltare. La sua anima implorava con un grido il silenzio eterno. Quel grido mise in moto i suoi riflessi. Le mani portarono la lama verso il bersaglio, senza esitare.
Omi si era tenuto pronto a fermarlo, ma non era preparato alla rapidit e alla durezza del colpo di Blackthorne e quando con la sinistra afferr la lama e con la destra l'impugnatura, sent un dolore lancinante e vide il sangue uscirgli dalla mano. Cerc di frenare con tutte le sue forze, la violenza del colpo, ma non ne era in grado. Allora Igurashi accorse in aiuto e insieme lo fermarono. Il pugnale venne allontanato e tolto dalle mani di Blackthorne. Un sottile filo di sangue scese dal petto dell'inglese, dal punto vicino al cuore, dove la lama era penetrata.
Mariko e Yabu non si erano mossi.
Yabu parl. "Assicurategli, Mariko-san, che qualunque cosa impari sar abbastanza. Ordinategli... no, chiedetegli, chiedetegli di giurare come ha detto Omi-san. Tutto come ha detto Omi-san."

Blackthorne riaffior lentamente dalla morte. Li guard tutti, loro e il pugnale, da una distanza immensa, senza capire. Poi il torrente della vita torn a scorrere in lui, ma senza che egli ne afferrasse il significato, sentendosi morto e non vivo.
"Anjin-san? Anjin-san?"
Vedeva le labbra di lei muoversi e ne udiva le parole, ma i suoi sensi erano concentrati tutti sulla pioggia e la brezza.
"S?" La sua voce suon ancora molto lontana. Poi avvert l'odore della pioggia e ud le gocce e gust il sapore salino dell'aria.
Sono vivo, si disse meravigliato. Sono vivo, e l fuori piove realmente e il vento  reale e viene dal nord. Questo  un braciere vero con carboni veri, e se prendo la tazza conterr del liquido vero che avr un suo sapore. Non sono morto. Sono vivo!
Gli altri sedevano in silenzio, pazienti, per rendere onore al suo coraggio. Nessuno in Giappone aveva mai assistito a un evento come quello cui avevano assistito loro. Ognuno, in silenzio, si chiedeva: adesso cosa far l'Anjin-san? Sar capace di alzarsi e andarsene da solo o la forza gli mancher? Come mi comporterei io al suo posto?
Silenziosamente un servo port una fascia per la mano di Omi, che la lama aveva ferito profondamente. Tutto era molto quieto. Di tanto in tanto Mariko lo chiamava per nome, mentre bevevano il cha o il sak a piccoli sorsi, assaporando l'attesa, la veglia, e il ricordo.
A Blackthorne parve che quella non-vita durasse all'infinito. Poi i suoi occhi videro, le sue orecchie udirono.
"Anjin-san?"
"Hai? rispose, attraverso la stanchezza pi greve che mai avesse conosciuto.
Mariko ripet quanto aveva detto Omi, come se fosse stato detto da Yabu. Lo ripet parecchie volte, per accertarsi che l'inglese capisse.
Blackthorne raccolse le sue ultime forze, sentendo dolce la vittoria. "Basta la mia parola, come a me basta la sua. Ma sono pronto comunque a giurarlo in nome di Dio, come lui vuole. S. E Yabu-san giurer sul suo dio di rispettare il patto."
"Yabu-sama risponde di s, che lo giura su Budda."
Blackthorne giur come Yabu voleva. Accett del cha, e mai gli era sembrato cos buono. Per la tazza gli parve pesantissima e presto dovette appoggiarla.
" bella la pioggia, vero?" osserv contemplando le gocce rompersi e sparire, sbalordito dalla chiarezza mai provata della sua vista.
"S," rispose Mariko dolcemente, sapendo che i sensi di lui avevano toccato un livello di sensibilit irraggiungibile per chi non si fosse avviato spontaneamente verso la morte e, grazie a un karma insospettato, ne fosse miracolosamente tornato indietro.
"Perch non riposate adesso, Anjin-san? Il Nobile Yabu vi ringrazia e dice che parlerete domani. Ora dovreste riposare."
"S, grazie. Mi farebbe piacere."
"Pensate di poter stare in piedi?"
"S, credo di s."
"Yabu-sama domanda se volete un palanchino."
Blackthorne riflett e infine decise che un samurai avrebbe camminato... avrebbe cercato di camminare.
"No, grazie," rispose, anche se avrebbe tanto voluto sdraiarsi, essere riportato indietro, chiudere gli occhi e addormentarsi all'istante. Ma sapeva al tempo stesso che avrebbe avuto paura di dormire, nel caso tutto non fosse che un sogno del dopo morte e il pugnale non fosse in terra ma ancora affondato dentro di lui, e questo fosse l'inferno o il principio dell'inferno.
Lentamente prese il pugnale e lo esamin, godendo a fondo la sensazione reale. Poi lo rimise nel fodero. Ogni gesto gli richiedeva un lunghissimo tempo.
"Vi prego di scusare la mia lentezza," mormor.
"Non dovete scusarvi, Anjin-san. Stanotte voi siete rinato. Questa  un'altra vita, una vita nuova," disse con orgoglio Mariko, piena del desiderio di rendergli onore. "A pochi  dato di tornare. Non scusatevi. Noi sappiamo che ci vuole una grandissima forza d'animo. Molti, dopo, non hanno neppure la forza di stare in piedi. Posso aiutarvi?"
"No. No, grazie."
Non  un disonore lasciarsi aiutare. Sarei onorata se..."
"Grazie, ma io... io vorrei provare, prima, da solo."
Ma non riusc a stare dritto. Dovette appoggiarsi sulle mani, poi si ferm a raccogliere le forze. Quindi si alz e quasi cadde. Ondeggi, ma rimase in piedi.
Yabu si inchin. E cos Mariko, Omi e Igurashi.
I primi passi furono da ubriaco. Si aggrapp a un pilastro, poi riprese. Incespic ancora e infine si allontan. Da solo. Da vero uomo. Teneva la testa alta e una mano sull'elsa dello spadone.

Yabu trasse un lungo sospiro e bevve un abbondante sorso di sak. Quando riusc a parlare, disse a Mariko: "Seguitelo, vi prego. Badate che arrivi sano e salvo a casa."
"S, signore."
Dopo che lei fu uscita, Yabu si rivolse a Igurashi. "Stupido mucchio di merda!"
Subito Igurashi chin il capo fino a terra, in segno di penitenza.
"Un bluff, dicevi, ne? La tua stupidit mi  quasi costata un tesoro inestimabile."
"S, signore, avete ragione. Vi prego di lasciare che mi tolga immediatamente la vita."
"Sarebbe troppo bello per te! Vai a vivere nelle scuderie fino a quando ti chiamer! Vai a dormire con i cavalli. Sei idiota come loro!"
"S. Chiedo scusa, signore."
"Vattene! Il comando del reggimento andr a Omi-san. Vattene!"
Le candele sgocciolarono e la luce vacill. Una cameriera rovesci qualche minuscola goccia di sak sul tavolino laccato e Yabu imprec contro di lei. Le altre si scusarono subito e Yabu lasci che lo placassero, accettando dell'altro vino. "Un bluff? Diceva un bluff, l'idiota! Perch devo essere circondato da idioti?"
Omi non parl, ridendo fragorosamente dentro di s.
"Ma tu non sei un idiota, Omi-san. I tuoi pareri sono validi e preziosi. Da oggi il tuo feudo viene raddoppiato. Seimila koku, per l'anno prossimo. Prendi trenta ri intorno ad Anjiro come tuo feudo."
Omi si inchin fino a terra. Yabu merita davvero di morire, pensava,  troppo facile da manovrare. "Non sono degno di tanto, signore. Ho fatto solo il mio dovere."
"S, ma un feudatario deve compensare la fedelt e il senso del dovere." Quella sera Yabu portava la spada di Yoshitomo. Toccarla gli dava un enorme piacere. "Suzu!" chiam una cameriera. "Mandami Zukimoto!"
"Quando comincer la guerra?" chiese Omi.
"Quest'anno. Forse avrai sei mesi, forse no. Perch?"
"Forse la Nobile Mariko dovrebbe restare pi di tre giorni. Per proteggervi."
"Eh? Perch?"
" la bocca dell'Anjin-san. In quindici giorni - con lei - egli potr addestrare venti uomini che potranno addestrarne cento che potranno addestrare il resto. Dopo, che lui viva o muoia non avr importanza."
"Perch dovrebbe morire?"
"Dovrete sfidare di nuovo l'Anjin-san, signore, e il risultato potrebbe essere diverso, una volta o l'altra, chiss? Potreste volerlo morto." Entrambi sapevano, come sapevano anche Mariko e Igurashi, che per Yabu giurare su qualunque dio era privo di senso e che naturalmente egli non aveva la minima intenzione di mantenere nessuna promessa. "Potreste voler fare pressione su di lui. Una volta ottenute le informazioni, a che serve la carcassa?"
"A niente."
"Dovete apprendere la strategia di guerra dei barbari, ma dovete farlo molto in fretta. Toranaga-sama pu mandarlo a chiamare e quindi dovreste avere a disposizione la donna il pi possibile. Quindici giorni dovrebbero bastare a spremergli tutto quello che sa, adesso che ne avete conquistato l'interesse completamente. Dovrete poi sperimentare, adattare i loro sistemi ai nostri. S, ci vorranno almeno quindici giorni, ne?"
"E Toranaga-san?"
"Sar d'accordo, se la cosa gli verr esposta nel modo giusto. Deve. I cannoni sono suoi quanto vostri. E la presenza della Nobile Signora sar molto utile in altri modi."
"Gi," rispose soddisfatto Yabu, perch l'idea di trattenerla in ostaggio gli era balenata sulla nave, quando aveva progettato di offrire Toranaga in sacrificio a Ishido. "Toda Mariko dovr essere protetta, assolutamente."
"S. E forse sarebbe lei il sistema per dominare Hiro-matsu, Buntaro e tutto il loro clan, anche Toranaga."
"Prepara il messaggio che la riguarda."
Con aria indifferente Omi aggiunse: "Mia madre oggi ha ricevuto notizie da Yedo. Mi ha pregato di comunicarvi che la Nobile Genjiko ha dato a Toranaga il suo primo nipote."
Yabu si fece subito attento. Un nipote di Toranaga! Si sarebbe potuto forse dominare Toranaga attraverso il bambino?  il bambino che assicura la dinastia di Toranaga, ne? Come potrei impadronirmene come ostaggio? "E Ochiba? La Nobile Ochiba?" chiese.
"Ha lasciato Yedo con tutto il seguito, tre giorni fa. Ormai  al sicuro sul territorio di Ishido-sama."
Yabu riflett su Ochiba e la sorella Genjiko. Quanto diverse! Ochiba piena di vita, bellissima, astuta, implacabile, la donna pi attraente dell'impero e madre dell'erede. Genjiko quieta, riflessiva, con un viso piatto e bruttino, di una spietatezza che secondo la leggenda le veniva dalla madre, sorella di Goroda. Le due sorelle si amavano, ma Ochiba odiava Toranaga e la sua stirpe, mentre Genjiko detestava il Taiko e suo figlio Yaemon. Era proprio il Taiko il padre del figlio di Ochiba? si domand ancora una volta Yabu, come da anni si chiedevano tutti i daimyo, in segreto. Che cosa non darei per conoscere la risposta! Che cosa non darei per possedere quella donna!
"Ora che Ochiba-sama non  pi in ostaggio a Yedo... potrebbe venirne un bene o un male," disse Yabu, in tono insinuante.
"Bene, solo bene. Adesso Ishido e Toranaga devono muoversi presto." Volutamente Omi non aggiunse "sama" ai due nomi. "La Nobile Mariko dovrebbe fermarsi qui, per vostra protezione."
"Occupatene tu. Scrivi il messaggio da mandare a Toranaga."
Suzu, la cameriera, buss con discrezione e apr la porta, per far entrare Zukimoto. "Signore?"
"Dove sono tutti i doni che vi ho ordinato di portare da Mishima per Omi-san?"
"Sono nel magazzino, mio signore. Ecco l'elenco. I due cavalli si possono scegliere nella scuderia. Volete che lo faccia subito?"
"No. Li sceglier domani Omi-san." Yabu esamin l'elenco, scritto con grande cura: "Venti chimoni (di seconda qualit); due spade; un'armatura completa (riparata, ma in buone condizioni); due cavalli; armi per cento samurai - una spada, elmo, corazza, arco, venti frecce e una lancia per ognuno (della migliore qualit). Valore totale: quattrocentoventisei koku. Inoltre la Pietra dell'Attesa-valore: senza prezzo."
"Gi," comment Yabu, di miglior umore al ricordo di quella notte. "La roccia che ho trovato a Kyushu. Dovevate ribattezzarla Il Barbaro in Attesa, non  vero?"
"S, signore, se ancora vi piace," rispose Omi. "Ma vorreste onorarmi domani scegliendo nel giardino il luogo dove metterla? Io non credo che ci sia un posto abbastanza degno."
"Lo decider domani, d'accordo." Yabu lasci riposare la mente nel pensiero della roccia e dei giorni passati accanto al suo riverito padrone, il Taiko, e della Notte degli Urli. Si insinu in lui la malinconia. La vita  cos breve e triste e crudele, pens. Guard Suzu e la giovane gli rispose con un sorriso esitante. Sottile e delicata, con il viso ovale, come le altre due. Tutte e tre erano state portate in palanchino da Mishima, dalla sua casa. Quella sera erano a piedi nudi, con un chimono della seta migliore e la pelle candida. Strano che i ragazzi possano essere tanto aggraziati, riflett, sotto molti aspetti tanto pi femminei e sensuali delle ragazze. Scorse Zukimoto. "Che cosa aspetti? Vattene!"
"S, signore. Mi avete ordinato di ricordarvi le tasse, signore." Zukimoto sollev la sua mole sudata e pieno di gratitudine se ne and in fretta.
"Omi-san, raddoppierai immediatamente tutte le tasse," disse Yabu.
"S, signore."
"Sporchi contadini! Non lavorano abbastanza. Sono pigri... tutti quanti! Io gli tengo le strade sgombre dai banditi, gli tengo il mare sicuro, gli do un buon governo, e loro che fanno? Passano la giornata a bere cha e sak e a mangiare riso.  ora che si sveglino e si prendano le loro responsabilit!"
"S, signore," rispose Omi.
Poi Yabu pass all'argomento che gli occupava la mente. "Stanotte sono rimasto sbalordito dall'Anjin-san. Tu no?"
"Oh, s, signore. Pi di voi. Ma siete stato saggio a costringerlo a impegnarsi."
"Pensi che Igurashi avesse ragione?"
"Ho soltanto ammirato la vostra saggezza, signore. Prima o poi avreste dovuto rispondergli di no, ed  stato molto saggio dirglielo stanotte, subito."
"Ho creduto che si uccidesse, s. Sono contento che tu fossi pronto e ci avevo contato. L'Anjin-san  un uomo straordinario per essere un barbaro, ne? Peccato che sia barbaro e cos ingenuo."
" vero."
Yabu sbadigli e accett del sak da Suzu. "Quindici giorni, dici? Mariko-san dovrebbe fermarsi almeno per questo periodo, Omi-san. Poi prender una decisione per lei, e per lui. Presto bisogner dargli un'altra lezione." Rise, mostrando i denti guasti. "Se lui ci insegna qualcosa, anche noi dobbiamo insegnargli, ne? Bisogna spiegargli come fare seppuku nel modo giusto. Varrebbe la pena di stare a guardarlo. Pensaci tu! S, sono d'accordo: i giorni del barbaro sono contati."

32
Il corriere da Osaka arriv dodici giorni dopo, nel pomeriggio, con una scorta di dieci samurai, dai cavalli schiumanti e prossimi a crollare. I gagliardetti sulle lance portavano l'insegna dell'onnipotente Consiglio dei reggenti. L'aria era grigia, afosa e carica di umidit.
Il corriere era un samurai snello e asciutto, uno dei principali luogotenenti di Ishido, famoso per la sua durezza e implacabilit. Si chiamava Nebara Jozen. Il chimono grigio era infangato e stropicciato, gli occhi rossi per la fatica. Rifiut di mangiare e bere e, poco cortesemente, chiese udienza immediata a Yabu.
"Perdonate se mi presento in queste condizioni, Yabu-san, ma si tratta di faccende urgentissime," disse. "Vi chiedo scusa. Il mio padrone domanda: 'Perch addestrate uomini di Toranaga insieme ai vostri e, in secondo luogo, perch tante esercitazioni con i moschetti?"
Yabu, arrossendo per la collera davanti a tanta rudezza di modi, si trattenne. Capiva che Jozen doveva avere istruzioni precise e che tanta mancanza di cortesia rivelava una posizione di potere. Inoltre era molto colpito dal fatto che nel suo sistema di sicurezza ci fosse stata un'altra falla.
"Siete il benvenuto, Jozen-san. Potete assicurare al vostro padrone che ho sempre a cuore i suoi interessi," rispose, con una gentilezza che non ingann nessuno dei presenti.
Si trovavano sulla veranda della fortezza. Omi sedeva alle spalle di Yabu. Igurashi, che era stato perdonato da qualche giorno, era pi vicino a Jozen e intorno a loro stavano le guardie. "Che altro dice il vostro padrone?"
"Sar lieto che i vostri interessi siano i suoi. A proposito delle armi e dell'addestramento, il mio padrone vorrebbe sapere perch sia comandante in seconda Naga, figlio di Toranaga. 'Comandante in seconda di che cosa? Cosa c' di tanto importante perch un figlio di Toranaga si trovi qui?' chiede molto cortesemente il Nobile generale Ishido.  un punto che gli interessa. E tutte le azioni dei suoi alleati gli interessano. Come mai, per esempio, a quanto pare,  il barbaro a occuparsi dell'addestramento? Addestramento a cosa? Anche questo, Yabu-sama,  molto interessante." Jozen si aggiust le spade, lieto di sentirsi protetto alle spalle dai suoi uomini. "Inoltre: il Consiglio dei reggenti si riunir nel primo giorno della luna nuova. Fra venti giorni. Siete ufficialmente invitato a Osaka per rinnovare il vostro giuramento di fedelt."
Lo stomaco di Yabu si restrinse. "Ho sentito che Toranaga-sama si  dimesso..."
"Infatti, Yabu-san, infatti. Ma il suo posto sar preso dal Nobile Ito Teruzumi. Il mio padrone sar il nuovo presidente del Consiglio dei reggenti."
Yabu fu preso dal panico: Toranaga aveva affermato che i quattro reggenti non si sarebbero mai messi d'accordo sulla nomina del quinto. Ito Teruzumi era un daimyo minore della provincia del Negato, nell'Honshu occidentale, ma la sua famiglia era antica, discendente da un ramo dei Fujimoto, e quindi egli poteva diventare reggente, anche se era un uomo inetto, un burattino effeminato. "Sarei onorato di ricevere il loro invito," rispose, sulla difensiva, cercando di prendere tempo per riflettere.
"Il mio padrone riteneva che forse sareste partito subito, trovandovi cos a Osaka per la riunione ufficiale. Mi ordina di comunicarvi che l'invito verr trasmesso a tutti i daimyo. Subito. Cos avranno modo tutti di arrivare entro il ventunesimo giorno. Per celebrare la solennit, Sua Maest Imperiale, l'imperatore Go-Nijo, ha autorizzato una Cerimonia della Visione dei Fiori." Jozen gli porse una pergamena.
"Ma il sigillo non  quello del Consiglio dei reggenti."
"Il mio padrone ha spedito subito gli inviti, sapendo che, quale fedele vassallo del defunto Taiko e fedele vassallo di Yaemon, suo figlio ed erede e legittimo capo dell'impero non appena maggiorenne, comprenderete che il nuovo Consiglio approver naturalmente il suo gesto."
"Sarebbe senza dubbio un privilegio assistere alla riunione ufficiale," rispose Yabu, lottando per dominare la propria espressione.
"Bene," comment Jozen. Estrasse un'altra pergamena, la apr e la tenne alta. "Questa  una copia della lettera di nomina del Nobile Ito, accettata, firmata e autorizzata dagli altri reggenti, i Nobili Ishido, Kiyama, Onoshi, Sugiyama." Jozen non si cur di nascondere un'aria di trionfo, sapendo che cos si chiudeva la trappola su Toranaga e i suoi alleati e insieme che quella pergamena rendeva invulnerabili lui e i suoi uomini.
Yabu prese la pergamena con dita tremanti. Non c'era da dubitare della sua autenticit. Era controfirmata da Yodoko-sama, la vedova del Taiko, che dichiarava che il documento era autentico ed era stato firmato in sua presenza, che quella era una delle sei copie inviate in tutto l'impero, e che era inviata in particolare ai signori di Iwari, Mikawa, Totomi, Sugura, Izu e Kwanto. La data era di undici giorni prima.
"I signori di Iwari, Mikawa, Sugura e Totomi hanno gi accettato. Ecco i loro sigilli. Voi siete il penultimo della lista. L'ultimo  Toranaga-sama."
"Ringraziate, vi prego, il vostro padrone e ditegli che pregusto il piacere di salutarlo e congratularmi con lui."
"Bene. Ho bisogno della vostra dichiarazione scritta. Se fosse subito, sarebbe meglio."
"Stasera, Jozen-san. Dopo la cena."
"Benissimo. Adesso possiamo andare ad assistere alle esercitazioni."
"Oggi non ce ne sono. Tutti gli uomini stanno compiendo delle marce forzate," rispose Yabu. Era stato avvertito non appena Jozen era entrato nell'Izu e aveva ordinato che tutti gli uomini interrompessero ogni sparatoria e continuassero a esercitarsi all'arma bianca, lontano da Anjiro. "Potete venire con me domani... a mezzogiorno, se volete."
Jozen guard il cielo. Era pomeriggio avanzato. "Bene. Gradirei dormire un poco, ma torner al crepuscolo, col vostro permesso. Allora voi e il vostro comandante Omi-san, e il comandante in seconda Naga, mi parlerete, nell'interesse del mio padrone, dell'addestramento, dei moschetti e di tutto. E del barbaro."
"Egli ... Naturalmente." Yabu fece un cenno a Igurashi. "Provvedi all'alloggio per il nostro onorato ospite e i suoi uomini."
"Grazie, ma non  necessario," rispose subito Jozen. "La terra  un ottimo letto per un samurai, e la mia sella mi far da cuscino. Soltanto un bagno, per favore, se non vi dispiace... c' tanta umidit, ne? Ci accamperemo in cima alla collina... col vostro permesso, naturalmente."
"Come desiderate."
Jozen s'inchin rigidamente e se ne and, circondato dai suoi uomini, tutti con l'armatura pesante.
Appena si furono allontanati, Yabu parl col volto contratto per l'ira. "Chi mi ha tradito? Chi? Dov' la spia?"
Igurashi, con un viso color cenere, allontan le guardie. "A Yedo, signore," disse. "Non pu essere altrimenti. Qui la sicurezza  assoluta, il segreto  completo."
"Oh, ko!" esclam Yabu, quasi strappandosi le vesti. "Sono tradito. Siamo tagliati fuori. L'Izu e il Kwanto sono tagliati fuori. Ishido ha vinto. Ha vinto!"
"Per venti giorni ancora no," si affrett a dire Omi. "Mandate subito un messaggio al Nobile Toranaga. Informatelo che..."
"Idiota!" sibil Yabu. "Toranaga lo sa gi,  ovvio. Se da me c' una spia, da lui ce ne sono cinquanta. Mi ha lasciato nella trappola."
"Io non lo credo, signore," insist Omi, senza timore. "Iwari, Mikawa, Totomi e Sugura gli sono tutti ostili, ne? E lo sono anche a ogni suo alleato. Non lo avvertirebbero mai, perci forse ancora non lo sa. Informatelo e suggeritegli..."
"Non hai sentito?" grid Yabu. "Tutti e quattro i reggenti concordano sulla nomina di Ito, quindi il Consiglio  di nuovo pienamente legale e fra venti giorni si riunisce!"
"La risposta  semplice, signore. Suggerite a Toranaga che deve far uccidere immediatamente Teruzumi o un altro dei reggenti."
Yabu rest a bocca spalancata. "Che cosa?"
"Se non volete farlo voi, mandate me. Lasciatemi provare. O Igurashi-san. Morto il Nobile Ito, Ishido  di nuovo perduto."
"Non so se tu sia impazzito o cos'altro," comment sconsolato Yabu. "Ti rendi conto di quello che hai detto?"
"Signore, vi scongiuro, siate paziente con me. L'Anjin-san vi ha fornito informazioni senza prezzo, ne? Pi di quanto avessimo mai sognato. Toranaga sa anche questo, dai vostri rapporti e probabilmente dai rapporti riservati di Naga-san. Se guadagnamo tempo a sufficienza, i nostri cinquecento moschetti e gli altri trecento vi daranno una forza in battaglia assolutamente superiore. Per solo per una volta. Appena il nemico, chiunque debba essere, avr visto come impiegate gli uomini e la potenza di fuoco, imparer alla svelta anche lui. Ma intanto avr perso quella prima battaglia. Una sola battaglia - se  quella giusta - dar a Toranaga la vittoria completa."
"Ishido non ha bisogno di nessuna battaglia. Entro venti giorni avr il mandato dell'imperatore."
"Ishido  un contadino, figlio di contadino,  un bugiardo che abbandona i compagni in battaglia, scappando via."
Yabu fiss Omi, con la faccia chiazzata di rossore. "Sai quello che stai dicendo?"
"Cos ha fatto in Corea. Io c'ero. L'ho visto, e l'ha visto mio padre. Ishido ha abbandonato Buntaro-san e noi tutti. Non  che un contadino infido... il cane del Taiko, certo. Non potete fidarvi dei contadini. Toranaga  un Minowara, di lui potete fidarvi. Io vi consiglio di pensare solo all'interesse di Toranaga."
Yabu scosse la testa, incredulo. "Sei sordo? Non hai udito Nebara Jozen? Ishido ha vinto. Entro venti giorni il Consiglio sar al potere."
"Pu essere al potere."
"Anche se Ito... Ma come potresti?  impossibile."
"Io potrei certo provare, ma non arriverei mai in tempo. Nessuno di noi lo potrebbe in venti giorni. Ma Toranaga s." Omi sapeva di avere infilato la testa nelle fauci del drago. "Vi prego di prendere in considerazione questa soluzione."
Yabu si asciug il viso con le mani. Era tutto sudato. "Dopo questa chiamata, se il Consiglio si riunisce e io non sono presente, saremo tutti morti, io e il mio clan, te compreso. Ho bisogno di almeno due mesi per addestrare il reggimento. Anche se lo avessimo pronto adesso, Toranaga e io non riusciremmo mai a vincere tutti gli altri. No, ti sbagli. Devo appoggiare Ishido."
"Non avete bisogno di partire per Osaka prima di dieci giorni... quattordici, se andate a marce forzate. Avvertite immediatamente Toranaga di Nebara Jozen. Salverete l'Izu e il clan dei Kasigi. Vi imploro. Ishido vi tradir e vi divorer. Ikawa Jikkyu  suo parente, ne?"
"E di Jozen, che farne?" esclam Igurashi. "E le armi? La strategia grandiosa? Lui vuole sapere tutto stasera."
"Diteglielo. Nei particolari. Non  che un servo," ribatt Omi. Sapeva che stava rischiando tutto, ma doveva tentare di impedire a Yabu di schierarsi con Ishido, distruggendo ogni loro possibilit. "Rivelategli i vostri piani."
Igurashi si dichiar contrario, con calore. "Appena sapr cosa facciamo, Jozen mander un messaggio a Ishido-sama.  troppo importante perch non lo faccia. Ishido ruber tutto il piano e noi saremo finiti."
"Seguiremo il messaggero e lo uccideremo."
Yabu arross. "La pergamena era firmata dalle autorit pi alte del paese! Viaggiano tutti sotto la protezione dei reggenti! Sei pazzo a consigliare un gesto simile! Mi renderebbe un fuorilegge!"
Omi scosse la testa, mantenendo un'aria sicura. "Io sono convinto che la Nobile Yodoko e gli altri sono stati ingannati, come  stata ingannata Sua Maest Imperiale, dal traditore Ishido. Noi dobbiamo proteggere le armi, signore. Dobbiamo fermare qualunque messaggero..."
"Silenzio! I tuoi consigli sono una follia!"
Omi si inchin alle parole sferzanti, ma alz gli occhi e riprese con calma: "Allora permettetemi di fare seppuku, signore. Ma prima, vi prego, permettetemi di finire. Mancherei al mio dovere se non cercassi di proteggervi. Vi chiedo questo ultimo favore da fedele vassallo."
"Finisci!"
"Non esiste Consiglio dei reggenti adesso, quindi non esiste protezione legale per l'ingiurioso e villano Jozen e i suoi uomini, a meno che voi rispettiate un documento illegale perch..." Omi stava per dire "siete debole", ma si corresse in tempo e mantenne nella voce un tono fermo e tranquillo, "...venite ingannato come gli altri, signore. Non esiste nessun Consiglio. Non possono 'ordinare' n a voi n a nessuno di fare niente. Quando il Consiglio fosse riunito, allora potrebbero, e allora dovreste obbedire. Ma adesso, quanti daimyo obbediranno prima che vengano emanati ordini legittimi? Solo gli alleati di Ishido, ne? Iwari, Mikawa, Totomi e Sugura non sono forse in mano a suoi parenti e alleati dichiarati? Quel documento significa la guerra, ma io vi scongiuro di farla, questa guerra, secondo i termini vostri, e non quelli di Ishido. Trattate questa minaccia col disprezzo che merita! Toranaga in battaglia non  mai stato sconfitto, Ishido s. Toranaga ha evitato di prendere parte alla rovinosa campagna del TaikO contro la Corea, Ishido no. Toranaga  favorevole alla marina e al commercio, Ishido no. Toranaga mirer alla flotta del barbaro - e non gliel'avete chiesta anche voi? Ishido no, mai. Ishido chiuder l'impero, Toranaga lo aprir. Se vince, Ishido consegner a Ikawa Jikkyu il vostro feudo ereditario dell'Izu. Toranaga dar a voi la provincia di Jikkyu. Voi siete l'alleato principale di Toranaga. Non vi ha forse donato la sua spada? Non vi ha affidato il controllo delle artiglierie? E le artiglierie non assicurano forse una vittoria, se usate di sorpresa? Che cosa vi offre in cambio il contadino Ishido? Vi manda qui un samurai-ronin, maleducato e rozzo, con l'ordine preciso di coprirvi di vergogna davanti a tutta la vostra provincia! Io dichiaro che Toranaga Minowara  per voi l'unica scelta possibile. Dovete schierarvi con lui." S'inchin e attese in silenzio.
Yabu osserv Igurashi. "Ebbene?"
"Sono d'accordo con Omi-san, signore." Il viso di Igurashi rivelava tutta la sua ansia. "Quanto a uccidere un messaggero... sarebbe pericoloso e dopo non si potrebbe pi tornare indietro. Jozen certamente ne spedir uno domani, uno o due. Forse potrebbero scomparire, ammazzati dai banditi..." s'interruppe. "I piccioni viaggiatori! Ce n'erano due cesti fra i bagagli diJozen!"
"Dovremo avvelenarli stanotte," disse Omi.
"Come? Saranno sorvegliati."
"Non lo so. Ma occorre eliminarli prima dell'alba."
"Igurashi, manda subito a sorvegliare Jozen," ordin Yabu. "Controlla se spedisce oggi uno dei piccioni."
"Vi consiglio anche di mandare immediatamente a est tutti i nostri falconi e i falconieri," aggiunse Omi, in fretta.
"Se vedr catturare un piccione o scoprir che si traffica con i suoi uccelli, si insospettir," replic Igurashi.
Omi si strinse nelle spalle. " indispensabile fermarlo."
Igurashi guard Yabu. E questi annu, con rassegnazione. "Va bene."
Appena di ritorno, Igurashi si rivolse a Omi. "Omi-san, mi  venuta in mente una cosa: molto di quanto avete detto, riguardo ajikkyu e al Nobile Ishido,  giusto, ma se consigliate di far 'scomparire' i messaggeri, perch perdere tempo con Jozen? Perch rivelargli tutto? Perch non ammazzare tutti in una volta?"
"Perch no, davvero? A meno che ci possa divertire Yabu-sama. Riconosco che il vostro piano  migliore, Igurashi-san."
Entrambi fissarono Yabu. "Come posso mantenere il segreto sulle armi?" chiese lui.
"Uccidete Jozen e i suoi," rispose Omi.
"Non c' altro modo?"
Omi scosse il capo e Igurashi ripet il gesto.
"Forse potrei arrivare a un baratto con Ishido," disse Yabu, scosso, cercando di escogitare una via d'uscita. "Hai ragione a proposito del tempo: ho dieci giorni, forse anche quattordici. Come comportarmi con Jozen e intanto avere il tempo di manovrare?"
"Sarebbe saggio fingere che andrete a Osaka," sugger Omi. "Ma non c' niente di male a informare subito Toranaga, ne? Uno dei nostri piccioni potr essere a Yedo prima di sera. Probabilmente. Non c' niente di male in questo."
"Potreste spiegare a Toranaga-sama dell'arrivo di Jozen," intervenne Igurashi, "e della riunione del Consiglio entro venti giorni. Invece il resto, riguardo all'assassinio del Nobile Ito,  troppo pericoloso per metterlo per scritto... Troppo pericoloso, ne?"
"D'accordo. Niente su Ito. Toranaga deve pensarci da s.  ovvio, ne?"
"S, signore. Inammissibile, ma ovvio."
Nel silenzio Omi aspettava, cercando freneticamente una soluzione. Sentiva su di s lo sguardo di Yabu, ma non lo temeva. Il suo consiglio era buono e volto solo a proteggere il clan, la famiglia e Yabu, l'attuale capo del clan. Che Omi avesse deciso di eliminare Yabu e cambiare il capo non gli aveva impedito di dare a Yabu un consiglio intelligente e acuto. E adesso era pronto a morire. Se Yabu era cos stupido da non ammettere l'evidente verit delle sue idee, presto non sarebbe pi esistito nessun clan da guidare. Karma.
 Yabu si chin in avanti, ancora indeciso. "Come potrei allontanare Jozen e i suoi uomini senza pericolo per me, e riuscire a non impegnarmi per dieci giorni?"
"Naga. Inventate una trappola in cui Naga abbocchi all'amo," rispose Omi con semplicit.

Blackthorne e Mariko arrivarono alla porta di casa al crepuscolo, seguiti dalla scorta. Erano stanchi entrambi. Mariko cavalcava come un uomo, con pantaloni larghi e un mantello, stretto in vita. Portava anche un cappello a larghe tese e i guanti per proteggersi dal sole. Persino le contadine cercavano di riparare dal sole il volto e le mani. Da tempo immemorabile, pi la pelle era scura, pi basso era il rango dell'individuo; pi la pelle era bianca, pi era apprezzata.
I servi si occuparono dei cavalli e Blackthorne licenzi il seguito in un giapponese discreto, poi salut Fujiko che aspettava orgogliosa sulla veranda, come sempre.
"Posso servirvi del cha, Anjin-san?" chiese lei cerimoniosamente, come sempre, ed egli rispose, come sempre: "No. Prima far il bagno. Poi sak e qualcosa da mangiare." E, come sempre, le ricambi l'inchino e se ne and nel retro della casa, attravers il giardino e raggiunse la casa del bagno. Una domestica gli prese i vestiti e l'inglese si sedette, all'interno, completamente nudo. Un'altra domestica lo insapon e lo strofin, gli lav i capelli e gli vers addosso l'acqua per sciacquar via la schiuma e il sudicio. Poi, ben pulito, per gradi s'immerse nell'acqua bollente della enorme vasca di ferro e si distese.
"Ges, che meraviglia!" esclam felice e con gli occhi chiusi si lasci penetrare dal calore, fin dentro i muscoli, mentre il sudore gli scorreva dalla fronte. Sent la porta aprirsi e la voce di Suwo che lo salutava con un: "Buonasera, padrone," e una serie di parole ancora incomprensibili. Quella sera era troppo stanco per sforzarsi di conversare con Suwo. "E il bagno," come Mariko gli aveva spiegato pi volte, "non  solo per pulire la pelle.  un dono di Dio o degli dei, una gioia che ci viene elargita e che come tale deve essere gustata e apprezzata."
"Non parliamo, Suwo," disse. "Stasera volere riflettere."
"S, padrone. Perdonate, ma dovete dire: 'Stasera io voglio riflettere.'"
Blackthorne ripet la frase esatta, cercando di ficcarsi in testa i suoni quasi incomprensibili, lieto di essere corretto, ma anche stanco.
"Dov' il libro di grammatica-dizionario?" aveva chiesto quella mattina a Mariko, per prima cosa. "Yabu-sama lo ha mandato a chiedere di nuovo?"
"S. Abbiate pazienza, Anjin-san. Presto arriver."
"Mi era stato promesso con la galea e i soldati. E non  arrivato. Soldati e armi, s, ma libri niente. Per fortuna ci siete voi, altrimenti sarebbe impossibile."
"Difficile, ma non impossibile, Anjin-san."
"Come devo dire: 'No, sbagliate! Dovete correre tutti insieme in squadra, fermarvi in squadra, e sparare in squadra.'?"
"A chi vi rivolgete, Anjin-san?" aveva detto lei.
Di nuovo Blackthorne si era sentito frustrato. " tutto molto difficile, Mariko-san."
"Oh, no, Anjin-san. Il giapponese  molto semplice in confronto ad altre lingue. Non ci sono articoli, n 'il, lo, la', n 'un, una'. Non ci sono coniugazioni di verbi n infiniti. Tutti i verbi sono regolari, e terminano in masu e se volete potete dire quasi tutto usando solo il presente. In una domanda dovete aggiungere solo ka dopo il verbo. In una frase negativa, aggiungete masen, invece di masu. Che c' di pi facile? Yukimasu significa 'io vado', ma anche 'tu, egli, ella, noi, voi, essi vanno', o 'andranno', e anche 'potrebbero essere andati'. Perfino il plurale e il singolare dei sostantivi  uguale. Tsuma significa sia 'moglie' che 'mogli'.  semplicissimo."
"Bene, come indicate la differenza fra 'io vado' e 'essi andarono'?"
"Con l'inflessione della voce, Anjin-san, e il tono. Ascoltate: yukimasu yukimasu."
"Ma suonano uguali!"
"Ah, Anjin-san, perch pensate nella vostra lingua. Per capire il giapponese, dovete pensare in giapponese. Non dimenticate che la nostra  la lingua dell'infinito.  tutto cos semplice, Anjin-san. Cambiate la vostra concezione del mondo. Il giapponese significa imparare un'arte nuova, distaccata dal mondo...  tutto semplice."
" merda," mormor lui, in inglese, e si sent meglio.
"Come? Cosa avete detto?"
"Niente. Ma quello che dite voi non ha senso."
"Imparate i caratteri scritti," consigli Mariko.
"Non posso. Ci vuole troppo tempo. Sono senza significato."
"Sentite, sono in realt delle semplici immagini. I cinesi sono molto intelligenti. Un migliaio d'anni fa noi abbiamo preso da loro la scrittura. Guardate: questo carattere, o simbolo,  per il maiale."
"Non assomiglia a un maiale."
"Un tempo s, Anjin-san. Lasciate che vi mostri. Ecco: aggiungete il simbolo del tetto sopra a quello del maiale, e cosa ottenete?"
"Un maiale e un tetto."
"Ma cosa significa, questo nuovo carattere?"
"Non lo so."
"'Casa.' Nel passato i cinesi ritenevano che un maiale sotto un tetto fosse la casa. Non sono buddisti, mangiano carne, quindi il maiale per loro, contadini, rappresentava la ricchezza e perci una casa accogliente. Da qui  derivato il carattere."
"Ma come lo pronunciate?"
"Dipende se si  cinesi o giapponesi."
"Oh ko!"
"Oh ko davvero!" aveva riso lei. "Ecco un altro carattere: i simboli del tetto e del maiale e in pi quello di una donna. Un tetto con due maiali significa 'soddisfazione'. Un tetto con due donne significa 'discordia'."
"Indiscutibilmente!"
"Naturalmente i cinesi sono molto sciocchi in molte cose e le loro donne non vengono istruite come da noi. Nella vostra casa non c' discordia, vero?"
Quella sera, nel dodicesimo giorno della sua rinascita, Blackthorne ci stava riflettendo: non c'era discordia, no. Ma non era neppure come una casa. Fujiko era solo una fedele governante e quando egli si fosse recato a dormire, la sera, le trapunte sarebbero state preparate e Fujiko sarebbe stata l in ginocchio, paziente e senza espressione, con il chimono da notte, simile a quello da giorno, solo con una cintura molle invece del rigido obi.
"Grazie, mia signora," diceva lui. "Buonanotte."
Lei si inchinava e in silenzio si ritirava nella stanza dall'altra parte del corridoio, vicina a quella di Mariko. Lui si infilava sotto la zanzariera di seta sottile. Non ne aveva mai viste prima. Poi, sdraiato beatamente, sentendo gli insetti ronzare, meditava sulla Nave Nera e su quanto fosse importante per il Giappone. Senza i portoghesi, niente commercio con la Cina. E niente seta per gli abiti e le zanzariere. Gi al principio della stagione, con l'umidit che infittiva l'aria, egli ne capiva il valore.
Se durante la notte si agitava, una domestica quasi subito apriva la porta per chiedergli se gli occorresse qualcosa. La prima volta non aveva capito. Mandata via la cameriera, era andato a sedersi sui gradini, in giardino, a contemplare la luna. Dopo pochi minuti, assonnata, era giunta Fujiko, che gli si era seduta accanto, in silenzio.
"Posso portarvi qualcosa, signore?"
"No, grazie. Andate a letto, vi prego."
La ragazza aveva risposto, ma lui non aveva capito. Le aveva fatto cenno di andarsene e lei si era rivolta con asprezza alla cameriera, che la seguiva come un'ombra. In pochi minuti era comparsa Mariko.
"State bene, Anjin-san?"
"S. Non capisco perch vi abbiano disturbata. Cristo Ges, sto solo guardando la luna! Non potevo dormire e volevo prendere un po' d'aria."
Fujiko a disagio, colpita dal tono irritato della sua voce, aveva mormorato qualcosa. "Dice che le avete raccomandato di tornare a letto. Voleva solo farvi sapere che da noi  uso che la moglie o la concubina non dorma se il padrone sta sveglio, ecco tutto, Anjin-san."
"Allora dovr cambiare usi. Io spesso sto sveglio di notte. Per conto mio.  un'abitudine che si prende in mare... a terra ho il sonno molto leggero."
"S, Anjin-san." Mariko aveva spiegato la situazione e si erano ritirate entrambe. Ma Blackthrne sapeva che Fujiko non era tornata a dormire e non l'avrebbe fatto, finch lui fosse rimasto sveglio. A qualunque ora egli tornasse a casa, la trovava in piedi ad aspettarlo. In certe notti Blackthrne andava a passeggiare lungo il mare, ma per quanto insistesse che voleva restare solo, sapeva di essere seguito e sorvegliato. Non perch temessero una sua fuga, ma solo perch era d'uso che le persone importanti fossero sempre seguite. E ad Anjiro lui era importante.
Col tempo aveva imparato ad accettare la presenza di Fujiko. Come aveva detto Mariko in principio: "Pensate a lei come fosse una roccia o uno shoji o una parete.  suo dovere servirvi."
Con Mariko era diverso. Era contento che fosse rimasta. Senza la sua presenza non avrebbe mai potuto incominciare l'addestramento, e tanto meno spiegare le sottigliezze della strategia. Mandava continue benedizioni a lei e a frate Domingo, ad Alban Caradoc e a tutti gli altri maestri.
Non avrei mai immaginato che le battaglie sarebbero servite a qualcosa, pens di nuovo. Una volta, mentre si trovava ad Anversa con la sua nave per un carico di lana, truppe spagnole erano piombate sulla citt e tutti erano corsi alle barricate e alle dighe. L'attacco era stato sventato e gli spagnoli respinti. Era stata la prima volta che egli aveva visto Guglielmo d'Orange muovere i reggimenti come pezzi degli scacchi: attacchi, ritirate in falso disordine per raggrupparsi di nuovo, cariche, un fitto fuoco di artiglieria assordante e terribile, gli "invincibili" in agonia, un puzzo di polvere e sangue e urina e cavalli tutt'intorno, e l'ebbrezza di uccidere, che dava a ognuno la forza di venti uomini.
"Ges, com' grandioso vincere!" esclam a voce alta.
"Padrone?" domand Suwo.
"Niente," rispose in giapponese. "Parlavo, cio pensavo a voce alta."
"Capisco, padrone. Scusate."
Blackthorne si allontan di nuovo col pensiero. Mariko era stata davvero preziosissima, impareggiabile. Dopo quella notte del suo quasi-suicidio, non era stato detto pi nulla. Ma cosa ci sarebbe stato da dire? Sono contento di aver tanto da fare, pens. Non c' tempo per riflettere, se non questi pochi minuti dentro il bagno. Il tempo non basta per tutto. Con l'obbligo di concentrarsi sull'addestramento e l'insegnamento, ma con l'ansia di imparare, cercando a ogni costo di imparare per mantenere la promessa fatta a Yabu, le ore non bastavano mai. Si sentiva sempre sfinito, da quando andava a letto, addormentandosi all'istante, a quando si alzava all'alba e si affrettava a cavallo sull'altura. L'addestramento durava per tutta la mattina, poi un pasto frugale, sempre insoddisfacente e senza carne. E ogni pomeriggio passava - fino al tramonto, e a volte sino a notte inoltrata - con Yabu, Omi, Igurashi, Naga e Zukimoto e qualche altro ufficiale, a parlare della guerra e rispondere a domande sulla guerra, su come la facevano i barbari e come i giapponesi, per terra e per mare, sempre con degli scrivani che annotavano. Tantissime note.
A volte da solo con Yabu, ma sempre con Mariko - parte di lui - che parlava per lui e per Yabu. Mariko, che ora era diversa nei suoi confronti. Non era pi un estraneo.
Ogni tanto gli scrivani rileggevano le note, per controllare, meticolosamente, ogni dettaglio, tanto che, dopo dodici giorni e un centinaio di ore di spiegazioni, si era quasi arrivati a un manuale sulla guerra, un manuale preciso e letale.
Letale per chi? Non per noi o gli olandesi, che verranno qua pacificamente, solo per commerciare, ma letale per i nemici di Yabu e di Toranaga, e per i nostri nemici spagnoli e portoghesi, quando cercheranno di conquistare il Giappone come hanno fatto in ogni altro luogo, in ogni nuovo territorio scoperto. Arrivano prima i preti, e poi i conquistadores. Ma qui no, pens con profonda soddisfazione. Mai qui, adesso. Il manuale  solido e letale. In pochi anni sar diffuso e conosciuto e qui non avverr nessuna conquista.
"Anjin-san?"
"Hai, Mariko-san?"
Mariko si stava inchinando. "Yabu-ko wa kiden no goshusseki o kon-ya wa hitsuyo to senu to oseraru, Anjin-san."
Le parole presero forma lentamente nella mente: il Nobile Yabu non desidera vedervi stasera.
"Ichi-ban," disse contento. "Domo."
"Gomen nasai, Anjin-san. Anatawa..."
"S, Mariko-san," la interruppe, svuotato di energia per il calore dell'acqua. "So che avrei dovuto dirlo in un altro modo, ma non voglio parlare giapponese adesso. Non stasera. Mi sento come un ragazzino che lascia la scuola per le vacanze di Natale. Vi rendete conto che sono le prime ore libere da quando sono arrivato?"
"S,  vero." Sorrise maliziosa. "E voi vi rendete conto, senhor capitano-pilota, B'rack'fon, che sono le prime ore libere da quando sono arrivata?"
Egli rise. Mariko indossava un ampio chimono-accappatoio, e portava una salvietta in testa per riparare i capelli. Ogni sera, appena lui passava al massaggio, lei faceva il bagno, a volte sola, a volte con Fujiko.
"Vi lascio il posto," disse, accingendosi a uscire.
"Oh, no, non voglio disturbarvi!"
"Allora venite anche voi.  splendido."
"Grazie. Non vedo l'ora di togliermi di dosso polvere e sudore." Si sfil il chimono e sedette sullo stretto sedile. Una serva cominci a insaponarla, mentre Suwo aspettava paziente, vicino al tavolo del massaggio.
" davvero come una vacanza da scuola," osserv Mariko, lieta.
La prima volta che l'aveva vista nuda, nel giorno dei tuffi, Blackthorne ne era stato molto turbato, ma adesso la sua nudit, di per s, non lo toccava in senso fisico. Vivendo cos vicini, secondo lo stile giapponese, in una casa giapponese dalle pareti di carta, con ogni stanza adibita a pi usi, l'aveva vista spesso svestita o vestita parzialmente. L'aveva persino vista soddisfare le sue necessit intime.
"Cosa c' di pi normale, Anjin-san? Il corpo  una cosa normale, e le differenze fra uomo e donna sono normali, ne?"
"S, ma il fatto  che... insomma, noi siamo abituati in maniera diversa."
"Per adesso siete qui e i nostri usi sono i vostri e il normale  normale. Ne?"
Era normale orinare o defecare all'aperto, se non c'erano a disposizione latrine o secchi; bastava sollevare il chimono, o scostarlo, e accovacciarsi, o orinare in piedi, mentre gli altri aspettavano cortesemente, senza guardare. Di rado esistevano dei ripari. Che bisogno c'era? Subito un contadino raccoglieva le feci e le mescolava con acqua, per concimare i campi. Feci e urina umane erano l'unico fertilizzante dell'impero, in realt. Si trovavano alcuni cavalli e tori e nessun altro animale, perci tutto veniva conservato e venduto ai contadini, in tutto il paese. E dopo aver visto ogni genere di persone, di alto e basso rango, sollevare o scostare il chimono e accovacciarsi, restava poco che generasse imbarazzo.
"C' da sentirsi imbarazzati, Anjin-san?"
"No."
"Bene," aveva detto lei, soddisfatta. "Presto vi piacer il pesce crudo e vi piaceranno le alghe fresche e allora sarete davvero hatamoto."
La domestica le rovesci addosso l'acqua fredda, poi Mariko entr nella vasca e si sdrai davanti a lui, con un lungo sospiro di piacere, il piccolo crocifisso che le pendeva sul petto.
"Come fate?" le chiese lui.
"Che cosa?"
"A entrare cos in fretta.  bollente."
"Non so, Anjin-san, ma ho chiesto che riscaldino l'acqua anche di pi. Per voi se ne occupa sempre Fujiko... sta attenta che sia tiepida."
"Se questa  tiepida, io sono un turco!"
"Come?"
"Niente."
Il calore provocava sonnolenza e rimasero zitti, cullandosi nell'acqua. Poi lei domand: "Che cosa vi piacerebbe fare stasera, Anjin-san?"
"Se fossimo a Londra, noi..." Blackthorne s'interruppe. Non voglio pensarci, si disse. E non voglio pensare a Londra.  tutto passato, non esiste. Esiste solo il presente.
"Se?" Mariko lo scrutava, avvertendo il suo cambiamento.
"Andremmo a teatro a vedere una commedia," rispose Blackthorne, dominandosi. "Qui fate teatro?"
"Oh, s. Ci piace molto. Il Taiko amava recitare lui stesso per intrattenere i suoi ospiti, e anche a Toranaga-sama piace. Naturalmente ci sono molte compagnie che girano, per il pubblico comune. Ma credo che le nostre commedie siano molto diverse dalle vostre. Attori e attrici qui portano la maschera. I drammi si chiamano no e sono con musiche e danze e quasi sempre di carattere storico e molto tristi, tragici. A volte invece sono commedie. Andremmo a una commedia o forse a un dramma religioso?"
"No, andremmo al Globe a vedere il lavoro di un autore che si chiama Shakespeare. A me piace pi di Ben Jonson e di Marlowe. Forse vedremmo La bisbetica domata o Il sogno di una notte di mezza estate o Romeo e Giulietta. Quest'ultimo a mia moglie  piaciuto molto." Gliene raccont la trama.
Mariko la trov quasi incomprensibile. "Qui sarebbe inconcepibile per una ragazza disobbedire in quel modo al padre. Ma  triste ne? Triste per una ragazza cos giovane e anche per il ragazzo. Aveva solo tredici anni? Le vostre signore si sposano tanto giovani?"
"No. Di solito a quindici, sedici anni. Mia moglie ne aveva diciassette, quando ci siamo sposati. Voi quanti ne avevate?"
"Soltanto quindici, Anjin-san." Sul viso le pass un'ombra, che egli non scorse. "E dopo la commedia, cosa faremmo?"
"Vi porterei a pranzo. Andremmo alla Stone's Chop House, in Fetter Lane, o al Cheshire Cheese, in Fleet Street. Sono posti dove si mangia benissimo."
"Che cosa mangereste?"
"Preferisco non ricordarmelo," rispose lui, con un sorriso pigro, riportando la mente al presente. "Non lo voglio ricordare. Siamo qui e qui mangeremo, e mi piace il pesce crudo e il karma  il karma." Affond maggiormente nell'acqua. "Una grande parola karma. E un grande concetto. Il vostro aiuto  immenso, Mariko-san."
" un piacere per me esservi utile, un poco." Mariko si abbandon rilassata. "Fujiko vi ha preparato qualcosa di speciale per stasera."
"Davvero?"
"Ha comprato... credo che voi lo chiamiate fagiano. Un uccello grosso. Gliel'ha procurato un falconiere."
"Un fagiano? Dite sul serio? Proprio honto?"
"Honto," rispose lei. "Fujiko ha chiesto che lo prendessero per voi e mi ha pregato di dirvelo."
"Come lo cucinano?"
"Uno dei soldati lo ha visto preparare dai portoghesi e lo ha spiegato a Fujiko-san. Vi prega di avere pazienza se non sar perfetto."
"Ma come lo fa... cio, come fanno i cuochi?" Si corresse, perch solo i domestici cucinavano e pulivano.
"Le hanno detto che prima bisogna togliere le penne, poi... le interiora." Mariko vinse il ribrezzo. "Poi bisogna tagliare l'uccello a pezzi e friggerlo nell'olio, oppure lessarlo con sale e spezie." Arricci il naso. "A volte lo coprono di fango e lo cuociono fra le braci. Noi non abbiamo forni, Anjin-san, perci sar fritto. Spero che vada tutto bene."
"Sono sicuro che sar perfetto," rispose lui, certo che sarebbe stato immangiabile.
Mariko rise. "Siete cos trasparente, a volte, Anjin-san!"
"Non capite quanto sia importante il mangiare!" Sorrise, nonostante tutto. "Avete ragione. Non dovrebbe interessarmi. Ma non riesco a dominare la fame."
"Presto ne sarete capace. Dovete ancora imparare a bere il cha da una tazza vuota."
"Come?"
"Non  il luogo n il momento di spiegarvelo, Anjin-san. Dovete essere ben desto e lucido.  necessario farlo in un tramonto quieto, o all'alba. Un giorno ve lo mostrer, perch avete compiuto il gesto che avete compiuto. Oh, si sta bene qui, vero? Un bagno  davvero un dono divino."
Blackthorne ud le domestiche trafficare con il fuoco, al di l della parete. Sopport il pi possibile il calore crescente, poi usc dall'acqua aiutato da Suwo e si sdrai ansante sull'asciugamano spesso. Le dita del vecchio lo toccarono qua e l. L'inglese avrebbe gridato per il piacere. " splendido."
"Siete tanto cambiato negli ultimi giorni, Anjin-san."
"Davvero?"
"Oh, s, dopo la vostra rinascita... molto, s."
Blackthorne tent di ricordare la prima notte, ma non ci riusc. In qualche modo era tornato a casa e Fujiko e le domestiche lo avevano aiutato ad andare a letto. Si era svegliato all'alba, dopo un sonno senza sogni, ed era andato a nuotare, poi, asciugandosi nel sole, aveva ringraziato Dio per la forza e l'aiuto offertigli da Mariko. Tornando a casa aveva salutato i paesani, segretamente felice che fossero liberi, come lui, dalla maledizione di Yabu.
Quando pi tardi era giunta Mariko, aveva mandato a chiamare Mura.
"Mariko-san, prego, dite a Mura: 'Voi e io abbiamo un problema. Lo risolveremo insieme. Voglio andare alla scuola del villaggio. Imparer a parlare con i bambini.'"
"Ma non esiste una scuola, Anjin-san."
"Nessuna scuola?"
"No. C' un monastero a qualche r di distanza, e i monaci potrebbero insegnarvi a leggere e scrivere, se volete. Ma questo  un villaggio, Anjin-san. Qui i bambini devono imparare quanto riguarda il mare, il pesce, le reti, la semina e la coltura e il raccolto del riso. Resta poco tempo per altro. E genitori e nonni, come sempre, fanno da maestri."
"Allora come potr imparare, quando voi ve ne sarete andata?"
"Toranaga-sama mander i libri."
"Ho bisogno di qualcosa di pi che i libri."
"Tutto andr bene, Anjin-san."
"S, forse. Ma dite al capo che ogni volta che sbaglio, chiunque - chiunque, anche un bambino - deve correggermi, subito. Lo ordino."
"Vi ringrazia, Anjin-san."
"C' nessuno qui che parli portoghese?"
"Dice di no."
"E nelle vicinanze?"
"Iy, Anjin-san."
"Mariko-san, ho bisogno di qualcuno per quando sarete partita."
"Riferir a Yabu le vostre parole."
"Mura-san, voi..."
"Dice che non dovete usare 'san' con lui e con nessuno dei paesani. Sono inferiori a voi e non si dice 'san' a chi  inferiore."
Anche Fujiko si era inchinata fino a terra quel giorno. "Fujiko-san vi da il benvenuto a casa, Anjin-san. Dice che le avete reso un grande onore e vi chiede perdono di essere stata sgarbata sulla nave.  onorata di esservi concubina e capo della casa. Vi prega di conservare le spade, perch le fareste un grande piacere. Appartenevano a suo padre, che  morto, e non le aveva donate a suo marito, perch egli gi le possedeva."
"Ringraziatela e ditele che sono onorato di averla come concubina."
Anche Mariko si era inchinata, con gesto ufficiale. "Vivete una nuova vita ora, Anjin-san. Noi vi guardiamo con occhi nuovi.  nostro uso mostrarci a volte molto formali, con la massima seriet. Voi mi avete aperto gli occhi. Grandemente. Una volta eravate per me soltanto un barbaro. Vi prego, perdonate la mia stupidit. Il vostro gesto ha provato che siete un samurai. Adesso siamo samurai. Scusate, vi prego, la mia precedente scortesia."
Blackthorne si era sentito altissimo, quel giorno. La quasi-morte che si era inflitto lo aveva cambiato in verit pi di quanto comprendesse lui stesso, segnandolo per sempre, pi di quanto lo avessero segnato tutti i precedenti rischi mortali che aveva corso.
Avevi contato su Omi? si era chiesto. Che avrebbe fermato il colpo? Non lo avevi messo sull'avviso?
Non lo so. So solo che sono contento che sia stato pronto, si era risposto con sincerit. E un'altra vita se n' andata!
"Questa  la mia nona vita. L'ultima!" disse a voce alta, e Suwo s'interruppe.
"Come? Cosa avete detto, Anjin-san?"
"Niente, niente di importante," rispose, a disagio.
"Vi ho fatto male, padrone?" chiese Suwo.
"No." Suwo mormor qualcos'altro che lui non cap.
"Dozo?"
"Vuole massaggiarvi la schiena," tradusse Mariko distrattamente.
Blackthorne si volt bocconi e ripet la frase in giapponese, dimenticandola subito. Attraverso il vapore guardava Mariko: respirava profondamente, con la testa appoggiata all'indietro, la pelle rosata. Come sopporter quel calore? si chiese. Abitudine, immagino, fin da bambina. Le dita di Suwo gli davano tanto piacere che per un attimo si assop.
A che cosa stavo pensando? Pensavi alla tua nona vita, l'ultima, e avevi paura, ricordandoti della superstizione. Ma  stupido, in questo Paese degli Dei, essere superstiziosi. Qui tutto  diverso, e per sempre sar cos. Oggi  per sempre. Domani possono accadere tante cose. Oggi seguir le loro regole.

La cameriera fece il suo ingresso con il vassoio coperto reggendolo alto sopra il capo, perch il suo fiato non sfiorasse il cibo. Si inginocchi ansiosa e depose il piatto con cura sul tavolino davanti a Blackthorne. Su ogni tavolino c'erano ciotole e bastoncini, coppe di sak, tovaglioli e una decorazione di fiori. Fujiko e Mariko gli sedevano di fronte. Avevano fiori e pettini d'argento fra i capelli. Il chimono di Fujiko era bianco con un motivo di pesci verde chiaro, e con lobi dorato. Mariko era vestita in nero e rosso, con un lievissimo ricamo di crisantemi in argento e l'obi a quadretti rossi e argento. Come sempre erano entrambe profumate. L'incenso bruciava lentamente, per tenere lontani gli insetti notturni.
Blackthorne si era preparato, sapendo che qualunque gesto di poco gradimento da parte sua avrebbe rovinato la loro serata. Se si potevano prendere dei fagiani, ci sarebbe stata anche altra cacciagione, aveva pensato, e lui aveva un cavallo e con un moschetto avrebbe potuto andare a caccia, trovandone il tempo.
Fujiko si chin e tolse il coperchio. I pezzetti di carne erano scuri e all'apparenza perfetti. Gli venne l'acquolina in bocca all'odore che ne saliva. Prese piano un pezzetto con i suoi bastoncini, perch non cadesse, e mastic la carne. Era asciutta e dura, ma la lunga mancanza di carne gliela fece sembrare deliziosa. Un altro pezzo. Sospir di piacere. "Ichi-ban, ichi-ban, perdio!"
Fujiko arross e gli vers il sak, per nascondere il viso. Mariko si sventol con il ventaglio cremisi, Blackthorne inghiott il vino in un sorso, mangi un altro boccone, vers dell'altro vino e secondo il rito lo offr a Fujiko. Lei rifiut, come d'uso, ma quella sera egli insist finch bevve il sak anche lei, tossendo un poco. Anche Mariko, nonostante il suo rifiuto, venne obbligata a bere. Poi l'inglese si dedic al fagiano, cercando di nascondere il pi possibile la voracit con cui lo mangiava. Le due donne avevano appena toccato le loro porzioni di verdura e pesce, ma lui non se ne preoccup perch era tradizione che le donne mangiassero prima o dopo, per poter dedicare tutta l'attenzione al padrone.
Mangi tutto il fagiano e tre ciotole di riso, innaffiandole di sak. Per la prima volta, dopo mesi, si sent sazio. Nel corso del pasto aveva vuotato sei bottiglie di sak e Mariko e Fujiko, fra tutt'e due, ne avevano bevute due. Adesso erano leggermente arrossate in volto e scoppiavano in una serie di risatine, al primo stadio di una leggera ebbrezza.
Mariko rise e si port una mano alla bocca. "Vorrei poter bere il sak come voi, Anjin-san. Lo bevete meglio di ogni altro uomo che io conosca. Scommetto che siete il migliore dell'Izu! Potrei vincere un monte di soldi puntando su di voi!"
"Credevo che i samurai non approvassero il gioco!"
"Oh, s, certo, non sono mercanti e contadini. Ma non tutti i samurai sono ugualmente forti e molti... come si dice?... molti scommettono come i barb... come i portoghesi."
"Anche le donne scommettono?"
"S, certo, molto. Ma solo con altre signore e con cifre basse, e sempre in modo che i loro mariti non lo scoprano!" Allegramente tradusse per Fujiko, che era pi arrossata di lei.
"La vostra concubina chiede se gli inglesi scommettono. A voi piace scommettere?"
" il nostro divertimento nazionale." E raccont loro delle corse di cavalli e delle gare di tiro e dei dadi e delle lotterie, delle carte e degli incontri di lotta e delle partite di scacchi e domino e di quando alle fiere si puntava sulle ruote con i numeri.
"'Ma dove trovate il tempo di vivere, e guerreggiare, e riposarvi sul guanciale?' domanda Fujiko."
"Per quelle cose c' sempre tempo." I loro sguardi si incontrarono per un attimo, ma Blackthorne non riusc a leggere niente in quello di lei, solo felicit, e forse un po' troppo vino.
Mariko lo preg di cantare la sua ballata da marinaio per Fujiko. Egli obbed ed entrambe si complimentarono con lui e dissero che era la cosa pi bella che avessero mai sentito.
"Bevete ancora un po' di sak!"
"No, non dovete versarlo voi, Anjin-san.  un compito delle donne. Non ve lo avevo detto?"
"S. Ancora un po', dozo."
"Meglio di no. Credo che cascherei per terra." Mariko agitava freneticamente il ventaglio e l'aria le smosse qualche capello sfuggito all'impeccabile acconciatura.
"Avete delle belle orecchie," osserv Blackthorne.
"Anche voi. Noi, Fujiko-san e io, troviamo perfetto anche il vostro naso, degno di un daimyo."
Lui sorrise e si inchin cerimoniosamente. Loro risposero e le pieghe del chimono di Mariko si scostarono dal collo, rivelando l'orlo del sottabito scarlatto e la linea dei seni. Blackthorne ne fu turbato.
"Sak, Anjin-san?" Egli tese la coppa, con dita ferme. Mariko vers attenta, mostrando la punta della lingua fra le labbra per lo sforzo di concentrarsi.
Anche Fujiko lo accett, riluttante, pur avendo gi dichiarato di non sentirsi pi le gambe. Quella sera la sua quieta malinconia era scomparsa; sembrava di nuovo giovane. Blackthorne not che non era affatto brutta come gli era parsa in principio.

La testa di Jozen ronzava. Non per il sak, ma per l'incredibile strategia bellica che Yabu, Omi e Igurashi gli avevano descritto tanto apertamente. Soltanto Naga, il comandante in seconda, figlio dell'acerrimo nemico, non aveva parlato e per tutta la sera si era mostrato freddo, arrogante e rigido, con la faccia altera in cui spiccava il grosso naso caratteristico di Toranaga.
"Strabiliante, Yabu-sama!" esclam Jozen. "Adesso capisco il motivo della segretezza. Anche il mio padrone lo capir. Saggio, molto saggio. E voi, Naga-san, avete taciuto per tutta la sera... Vorrei sentire la vostra opinione. Vi piace questa mobilit, questa nuova strategia?"
"Mio padre ritiene che tutte le possibilit di guerra debbano essere studiate, Jozen-san," rispose il giovane.
"Ma la vostra opinione qual ?"
"Sono stato inviato qui soltanto per obbedire, osservare, ascoltare, imparare e provare. Non per dare opinioni."
"Naturale. Ma come comandante in seconda - un illustre comandante in seconda, vorrei dire - giudicate questo esperimento un successo?"
"A questo possono rispondere Yabu-sama o Omi-san. O mio padre."
"Ma Yabu-sama ha detto che stasera tutti potevano parlare liberamente. Che c' da nascondere? Siamo tutti amici, ne? Il figlio cos celebre di un uomo cos celebre deve avere per forza un'opinione."
Naga strinse gli occhi, sentendosi provocato, ma non rispose.
"Tutti possono parlare liberamente, Naga-san," disse Yabu.
"Penso che, con la sorpresa, questo sistema potr vincere uno scontro, forse una battaglia. Di sorpresa. Ma poi?" La voce di Naga risuonava gelida. "Poi tutti i contendenti adotteranno la stessa tattica e un gran numero di uomini morir inutilmente, uccisi senza onore da un aggressore che non sapr nemmeno chi ha ucciso. Dubito che mio padre in realt ne autorizzi l'adozione in una battaglia vera."
"Lo ha detto lui?" chiese Yabu, secco, senza badare a Jozen.
"No Yabu-sama. Ho dato naturalmente la mia opinione."
"Ma il reggimento moschettieri... non lo approvate? Vi disgusta?" insist cupo Yabu.
Naga lo guard con occhi freddi, da rettile. "Con la massima deferenza, poich mi chiedete il mio parere, s, mi disgusta. I nostri avi hanno sempre saputo chi uccidevano o chi li sconfiggeva. Questo  il bushido, il breviario del guerriero, del vero samurai. Vinca il migliore, ne? E invece cos? Come mostrerete il vostro valore al vostro signore? Come potr egli ricompensarvi? Sparare pallottole  coraggioso, ma anche stupido. Che valore c'? L'artiglieria  contraria al nostro codice di samurai. Cos combattono i barbari. Vi rendete conto che in questo modo potrebbero battersi degli sporchi mercanti e contadini, e perfino gli eta?" Jozen rise e Naga continu in tono anche pi minaccioso: "Pochi contadini fanatici con moschetti a sufficienza potrebbero sterminare qualunque numero di samurai! S, potrebbero uccidere chiunque di noi, perfino Ishido-sama, che vuole sedere al posto di mio padre."
Jozen si inalber. "Ishido-sama non mira alle terre di vostro padre. Cerca solo di salvare l'impero per il suo legittimo erede."
"Mio padre non rappresenta affatto una minaccia per il Nobile Yaemon, n per il regno."
"Certo. Ma stavate parlando dei contadini. Il Nobile Taiko era un contadino un tempo. Il mio Signore Ishido era un contadino un tempo. Io ero un contadino. E un ronin!"
Naga non intendeva litigare. Sapeva di non poter tenere testa a Jozen, la cui abilit con la spada e la scure era celebre. "Non intendevo insultare il vostro padrone n voi n nessuno, Jozen-san. Dicevo soltanto che noi samurai dobbiamo accertarci che i contadini non possiedano mai armi da fuoco o nessuno di noi sar pi al sicuro."
"Mercanti e contadini non ci preoccuperanno mai," ribatt Jozen.
"Sono d'accordo," aggiunse Yabu, "e, Naga-san, sono d'accordo anche in parte su quanto avete detto. Ma le armi da fuoco sono moderne e presto tutte le battaglie si combatteranno cos. Sono disgustose,  vero, ma questa  la guerra moderna. E poi sar come sempre: il samurai migliore vincer sempre."
"No, mi dispiace, ma sbagliate, Yabu-sama! Che cosa ci ha spiegato quel maledetto barbaro... qual  l'essenza della loro strategia? Lui ammette chiaramente che tutti i loro eserciti sono composti da coscritti e mercenari. Ne? Mercenari! Senza nessun senso del dovere verso i loro signori, soldati che si battono soltanto per la paga o per il bottino, per violentare e rubare. Non ha detto che i loro sono eserciti di contadini? Questo  il frutto portato nel loro mondo dalle armi da fuoco e questo porteranno a noi. Se avessi io il potere, taglierei la testa del barbaro stanotte stessa e metterei per sempre fuori legge le armi da fuoco."
" questo che pensa vostro padre?" chiese Jozen, con troppa precipitazione.
"Mio padre non rivela n a me n a nessuno quello che pensa, come certo sapete. Io non parlo per lui e nessuno parla per lui," ribatt Naga, in collera per essersi lasciato trascinare a discutere. "Sono stato mandato qui per obbedire e ascoltare, non per esporre le mie opinioni. Me ne scuso. Non avrei parlato, se non me lo aveste chiesto. Se ho offeso voi, o voi, Yabu-sama, o voi, Omi-san me ne scuso."
"Non dovete scusarvi," disse Yabu, "vi ho chiesto io il vostro parere. Perch dovrebbe offendersi qualcuno? Questa  una discussione fra capi, ne? Voi mettereste fuori legge le armi da fuoco?"
"S. Credo che sarebbe saggio tenere sotto stretto controllo qualunque arma da fuoco nel vostro dominio."
"A tutti i contadini  vietato possedere armi di qualunque tipo. I miei contadini e la mia gente sono molto ben controllati."
Jozen sogghign osservando il giovane magro, verso cui provava una forte antipatia. "Avete delle idee interessanti, Naga-san. Ma vi sbagliate sui contadini. Per i samurai non sono che dei fornitori. Non rappresentano una minaccia pi di quanto sia una minaccia un mucchio di immondizia."
"Per il momento," replic Naga, trascinato dall'orgoglio. "Per questo metterei subito fuori legge le armi da fuoco. Avete ragione, Yabu-san, nel dire che un'era nuova esige metodi nuovi. A causa di quanto ha raccontato questo Anjin-san, questo solo barbaro, io andrei molto pi in l delle nostre leggi attuali. Ordinerei che chiunque, a parte i samurai, fosse trovato con armi da fuoco o dedito a commerciarle, venisse immediatamente ucciso, lui e tutta la sua famiglia, di ogni generazione. Proibirei la fabbricazione e l'importazione di armi da fuoco. Proibirei ai barbari di portarne addosso e di farle arrivare alle nostre rive. E, se ne avessi il potere - che non cerco e non cercher - escluderei dal nostro paese i barbari completamente, salvo qualche prete e salvo un porto per il commercio, che chiuderei con una robusta staccionata e dei guerrieri fidati. E infine ammazzerei all'istante questo barbaro corrotto, l'Anjin-san, perch non si diffondesse il suo sporco sapere.  come una malattia."
"Ah, Naga-san, dev'essere bello essere tanto giovane!" osserv Jozen. "Il mio padrone, sapete, concorda con voi su molto di quanto avete affermato a proposito dei barbari. Gliel'ho sentito dire spesso: 'Teneteli fuori... cacciateli fuori... rinchiudeteli a Nagasaki e teneteceli imbottigliati!' Voi ammazzereste l'Anjin-san, eh? Interessante. Anche al mio padrone non piace l'Anjin-san. Per niente. Ma..." s'interruppe. "S, avete una buona idea per le armi da fuoco. Lo capisco chiaramente. Posso riferirla al mio padrone? L'idea di nuove leggi?"
"Certamente," disse Naga, raddolcito e pi calmo dopo aver dichiarato apertamente quanto gli ribolliva dentro dal primo giorno.
"Avete espresso queste opinioni al Nobile Toranaga?" chiese Yabu.
"Toranaga-sama non mi ha chiesto la mia opinione. Spero che un giorno mi conceda l'onore di chiedermela, come avete fatto voi," rispose Naga, domandandosi se qualcuno avrebbe scoperto la bugia.
"Dato che discutiamo liberamente," intervenne Omi, "io dico, signore, che questo barbaro  un tesoro. Io sono convinto che dobbiamo imparare dal barbaro. Dobbiamo conoscere le armi da fuoco e le navi da guerra, perch loro le possiedono. Dobbiamo sapere tutto quello che sanno loro e gi adesso qualcuno di noi dovrebbe incominciare a imparare a pensare come loro, per poterli superare."
Con tono sicuro Naga ribatt: "Che cosa possono sapere, Omi-san? Armi da fuoco e navi, va bene, ma che altro? Come potrebbero distruggerci? Non esiste un samurai fra di loro. Questo Anjin non ha riconosciuto apertamente che anche i loro sovrani sono assassini e fanatici religiosi? Noi siamo milioni, loro sono un pugno di uomini. Possiamo spazzarli via."
"Questo Anjin-san mi ha aperto gli occhi, Naga-san. Ho scoperto che il nostro paese, e la Cina, non sono il mondo intero, ma solo una piccola parte del mondo. In principio giudicavo il barbaro soltanto una curiosit, adesso no. Ringrazio gli dei che sia arrivato. Ci ha salvato e possiamo imparare da lui. Gi ci ha dato potere sui barbari meridionali... e sulla Cina."
"Come?"
"Il Taiko ha fallito perch sono troppo numerosi per noi, scontrandoci fra uomo e uomo, freccia contro freccia, ne? Ma con le armi da fuoco e l'abilit dei barbari potremmo conquistare Pechino."
"Con la slealt dei barbari, Omi-san!"
"Con il sapere dei barbari, Naga-san, potremmo prendere Pechino. Chi prende Pechino, domina la Cina. E chi domina la Cina, pu dominare il mondo. Dobbiamo imparare a non vergognarci di apprendere da chiunque ci insegni."
"Io sostengo che non ci serve niente di quanto arriva dall'esterno."
"Senza offesa, Naga-san, io sostengo che dobbiamo proteggere questo Paese degli Dei con ogni mezzo. Il nostro primo dovere in assoluto  di proteggere la posizione unica e divina che possediamo sulla terra. Solo questo  il Paese degli Dei, ne? Sono d'accordo sulla necessit di imbavagliare questo barbaro. Ma non con la morte. Isolandolo per sempre qui ad Anjiro, finch non avremo imparato tutto quello che sa."
Jozen si gratt pensoso. "Riferir al mio padrone la vostra opinione. Concordo sull'isolamento del barbaro. E penso che l'addestramento dovrebbe venire immediatamente interrotto."
Yabu estrasse una pergamena arrotolata dalla manica. "Questo  un rapporto completo sull'esperimento, per Ishido-sama. Se egli vorr interrompere l'addestramento, naturalmente l'interromperemo."
Jozen prese la pergamena. "E Toranaga-sama?" Il suo sguardo and a Naga, che non apr bocca, fissando la pergamena.
"Potrete chiedergli personalmente il suo pensiero," rispose Yabu. "Un rapporto simile a questo  nelle sue mani. Suppongo che partirete per Yedo domani... o volete assistere all'addestramento? Non ho bisogno di dirvi che ancora gli uomini non sono pronti del tutto."
"Mi piacerebbe vedere un 'attacco'."
"Omi-san, date le disposizioni necessarie. Lo comanderete voi."
"S, signore."
Jozen consegn il rotolo al suo vice. "Masumoto, porta questo al Nobile Ishido. Partirai immediatamente."
"S, Jozen-san."
"Mandagli delle guide sino al confine," ordin Yabu a Igurashi, "e fornisci dei cavalli freschi."
Igurashi usc subito con il samurai.
Jozen si stiracchi e sbadigli. "Scusatemi, ma ho cavalcato per ore e ore in questi giorni. Devo ringraziarvi di questa serata straordinaria. Yabu-sama. Le vostre idee sono lungimiranti, e anche le vostre, Omi-san. E le vostre, Naga-san. Mi complimenter per voi con Toranaga-sama e con il mio padrone. Ora, se mi volete scusare, sono molto stanco e Osaka  molto lontana."
"Certo," rispose Yabu. "Come andavano le cose a Osaka?"
"Benissimo. Ricordate quei banditi che vi hanno attaccato per terra e per mare? Abbiamo tagliato quattrocentocinquanta teste quella notte. E molti portavano la divisa di Toranaga."
"I ronin non hanno onore."
"Qualche ronin ce l'ha," replic Jozen, infiammato d'ira all'insulto. Sentiva sempre acutamente la vergogna di essere stato un ronin. "E altri vestivano l'uniforme dei Grigi. Non  sfuggito nessuno. Sono morti tutti."
"E Buntaro-san?"
"No. Lui..." Jozen si ferm. Il 'no' gli era sfuggito, ma ormai non gliene importava pi. "No. Non ne siamo certi... nessuno ha raccolto la sua testa. Voi non ne avete saputo niente?"
"No," rispose Naga.
"Forse  stato catturato. Forse l'hanno tagliato in pezzi e li hanno sparpagliati. Quando ne avrete notizie, il mio padrone sar lieto di conoscerle. Adesso a Osaka tutto  tranquillo. Si procede con i preparativi per la riunione. Ci saranno grandi festeggiamenti per celebrare la nuova era e, naturalmente, per rendere onore a tutti i daimyo."
"E il Nobile Toda Hiro-matsu?" chiese gentilmente Naga.
"Il vecchio Pugno di ferro  forte e burbero come sempre."
"Si trova ancora l?"
"No.  partito con tutti gli uomini di vostro padre pochi giorni prima di me."
"E le concubine di mio padre?"
"Ho sentito che le Nobili Kiritsubo e Sazuko hanno chiesto di restare con il mio padrone. Un medico ha consigliato alla signora di stare ferma per un mese, per ragioni di salute, capite. Ha ritenuto poco opportuno il viaggio per il nascituro." Rivolgendosi a Yabu, domand: " caduta la notte in cui siete partito, vero?"
"Infatti."
"Niente di grave, spero," disse Naga, preoccupato.
"No, Naga-san, niente di serio," rispose Jozen. Poi, di nuovo a Yabu: "Avete informato Toranaga-sama del mio arrivo?"
"Certo."
"Bene."
"Le notizie che ci avete portato lo interesseranno molto."
"S. Ho visto un piccione viaggiatore partire verso il nord."
"Dispongo infatti di questo servizio, adesso," rispose Yabu, senza aggiungere che anche il piccione di Jozen era stato scorto, che i falconi lo avevano preso e il suo messaggio era stato decifrato: Ad Anjiro. Tutto vero come riferito. Yabu, Naga, Omi e il barbaro sono qui.
"Col vostro permesso, partir domani, dopo 'l'attacco'. Mi darete dei cavalli freschi? Non voglio far aspettare Toranaga-sama e sono ansioso di vederlo. Come il mio padrone. A Osaka. Spero che voi lo accompagnerete, Naga-san."
"Se mi sar ordinato, verr." Naga teneva gli occhi bassi, per nascondere l'ira che lo invadeva.
Jozen si allontan con le sue guardie verso il suo accampamento. Cambi le sentinelle, ordin agli uomini di andare a dormire e si ritir nel piccolo riparo che avevano eretto contro la pioggia, che minacciava di cadere. Sotto una zanzariera, a lume di candela, scrisse di nuovo il messaggio precedente su un sottile foglio di carta di riso, aggiungendo: I cinquecento moschetti sono letali. Progettati attacchi in massa - rapporto completo gi inviato con Masumoto. Aggiunse la data e spense la candela. Nell'oscurit scivol fuori dalla zanzariera, prese un piccione dalla cesta e infil il messaggio nel minuscolo contenitore della zampina. Poi si avvicin a uno degli uomini e gli affid l'uccello.
"Vai nel sottobosco," gli mormor. "Nascondilo dove possa aspettare l'alba al sicuro. Pi lontano che puoi. Ma stai attento, ci sono occhi dappertutto. Se ti fermano, dirai che sei di pattuglia, ma nascondi il piccione."
L'uomo scivol via silenzioso. Contento di s, Jozen osserv il villaggio, in basso. C'erano luci nella fortezza e sulla collina di fronte, nella casa che sapeva essere di Omi. E anche in quella del barbaro.
"Quel cucciolo maleducato di Naga ha ragione," pens, allontanando una zanzara. "Il barbaro  come una sporca malattia."

"Buonanotte, Fujiko-san."
"Buonanotte, Anjin-san."
Lo shoji si chiuse alle spalle di lei. Blackthorne si tolse il chimono e il perizoma, infil il chimono pi leggero, entr sotto la zanzariera e si sdrai. Con un soffio spense la candela e il buio fitto lo avvolse. La casa era quieta. Le piccole imposte erano chiuse, ma egli udiva il rumore del mare. Le nuvole coprivano la luna.
Il vino e le risa lo avevano reso assonnato ed euforico, con la mente leggermente offuscata. Di tanto in tanto sentiva un cane abbaiare nel villaggio. Dovrei procurarmi un cane, pens, ricordando il bull terrier che aveva in casa. Chiss se era ancora vivo. Si chiamava Grog, ma suo figlio Tudor lo chiamava sempre "Og-og". Mio piccolo Tudor, quanto tempo  passato! Vorrei vedervi tutti... o almeno scrivere una lettera e mandarvela. Vediamo... come comincerei?

Miei carissimi,  la prima lettera che posso spedirvi da quando siamo sbarcati in Giappone. Adesso che sono capace di vivere a modo loro le cose vanno bene. Il mangiare  terribile, ma stasera ho avuto un fagiano e presto riavr la mia nave. Da dove cominciare a raccontarvi? Oggi sono come un feudatario in questo strano paese. Ho casa, cavallo, otto servi, una governante, il mio barbiere e il mio interprete. Ogni giorno sono ben rasato e i loro rasoi d'acciaio sono certo i migliori del mondo. Il mio stipendio  enorme, basterebbe per nutrire duecentocinquanta famiglie giapponesi per un anno. In Inghilterra equivarrebbe a quasi mille ghinee d'oro l'anno! Dieci volte quello che prendevo dalla societ olandese...

Lo shoji cominci ad aprirsi e la sua mano cerc la pistola sotto il cuscino. Si prepar a scattare, poi avvert un frusciare di seta e un'onda di profumo.
"Anjin-san?" Un sussurro, pieno di promesse.
"Hai?" rispose altrettanto piano, scrutando nel buio, senza riuscire a distinguerla chiaramente.
I passi si avvicinarono, poi la ud inginocchiarsi. La rete venne sollevata e la donna si accost a lui, richiudendola intorno a entrambi. Gli prese la mano e se la port al seno, poi alle labbra.
"Mariko-san?"
Subito le dita di lei gli toccarono le labbra nel buio, ammonendolo a tacere. Egli annu, rendendosi conto del pericolo che correvano. Le prese i polsi sottili e li accarezz con le labbra, mentre l'altra mano le accarezzava il viso. Lei gli baci le dita, una per una. Aveva i capelli sciolti, che le toccavano la vita. Le mani di Blackthorne la percorsero tutta, sentendo la deliziosa morbidezza della seta, sotto cui non portava altro.
Aveva un sapore dolce. Le sfior con la lingua i denti, poi le orecchie, scoprendola a poco a poco. Lei lasci cadere la veste, con il respiro pi breve. Gli si avvicin ancora di pi, rannicchiandosi contro di lui e tir la coperta sopra entrambi. Poi cominci ad amarlo, con le mani e con le labbra. Con pi tenerezza, abbandono ed esperienza di quanto egli avesse mai conosciuto.

33
Blackthorne si svegli all'alba, solo. Per un momento pens di aver sognato, ma il profumo di lei aleggiava ancora nell'aria e cap che non si era trattato di un sogno.
Un bussare discreto.
"Hai?"
"Ohayo, Anjin-san, gomen nasai." Una cameriera apr la porta a Fujiko, poi entr con un vassoio con il cha, una ciotola di riso e dei dolci, sempre di riso.
"Ohayo, Fujiko-san. domo, le disse, ringraziandola. Veniva sempre a offrirgli personalmente il primo pasto, gli apriva la zanzariera e stava ad aspettare, mentre lui mangiava e la cameriera preparava un chimono, i tabi e il perizoma, tutti puliti.
Blackthorne sorseggi il cha, chiedendosi se Fujiko sapesse della notte precedente. Il viso non gli rivelava niente.
"Ikaga desu ka? Come state? le chiese.
"Okagasama de genki desu, Anjin-san. Anata wa?" Molto bene, grazie, e voi?
La cameriera stava estraendo gli abiti puliti da un mobile, poi, appena ebbe finito, li lasci soli.
"Anata wa yoku nemutta ka?" Avete dormito bene?
"Hai, Anjin-san, arigato goziemashita!" La ragazza sorrise, si port una mano alla fronte, fingendo che le dolesse, mim un attimo di ubriachezza e poi un sonno profondo. "Anata wa?"
"Watashi wa yoku nemuru." Ho dormito benissimo.
Lei lo corresse: "Watashi wa yoku nemutta."
"Domo. Watashi wa yoku nemutta."
"Yoi! Taihenyoi!" Bene, benissimo!
Dal corridoio giunse la voce di Mariko: "Fujiko-san!"
"Hai, Mariko-san?" Fujiko apr uno spiraglio nello shoji, ma egli non scorse Mariko, n comprese quanto si dicevano. Spero che nessuno sappia, si disse. Prego Dio che resti un segreto fra di noi. Forse sarebbe stato meglio se si fosse trattato di un sogno.
Cominci a vestirsi. Fujiko rientr e si inginocchi per legargli i tabi.
"Mariko-san? Nan ja?"
"Nane mo, Anjin-san." Niente di importante. Fujiko si avvicin al takonama, la nicchia con il rotolo di pergamena e la decorazione di fiori, dove venivano sempre riposte le sue spade. Gliele consegn e lui se le infil nella cintura. Non gli apparivano pi ridicole, anche se avrebbe voluto essere capace di portarle con maggiore disinvoltura.
Fujiko gli aveva raccontato che le spade erano state donate a suo padre per il coraggio mostrato in una battaglia particolarmente sanguinosa nell'estremo nord della Corea, sette anni prima, durante la prima invasione. Gli eserciti giapponesi avevano invaso il regno, vittoriosi, stroncando le difese a nord. Ma quando si erano trovati presso il fiume Yalu, le orde cinesi si erano rovesciate all'improvviso oltre il confine per dare battaglia ai giapponesi e li avevano sconfitti, grazie al loro enorme numero. Il padre di Fujiko faceva parte della retroguardia che aveva coperto la ritirata verso le montagne a nord di Seul, dove si erano fermati a combattere. Quella campagna e la successiva erano state le spedizioni militari pi costose nella loro storia. Alla morte del Taiko, l'anno prima, Toranaga, a nome del Consiglio dei reggenti, aveva ordinato il rientro dei resti degli eserciti ancora stanziati in Corea, con grande sollievo di tutti i daimyo, che avevano sempre detestato la campagna coreana.
Blackthorne si rec sulla veranda e salut con un cenno del capo i servi tutti allineati davanti a lui, secondo l'uso. La giornata era cupa, con il cielo coperto e un vento caldo proveniente dal mare. Le pietre dei sentieri nel giardino erano umide per la pioggia caduta nella notte. Fuori dal portone aspettavano i cavalli e i samurai. E Mariko. Era gi a cavallo e portava un mantello giallo chiaro sopra i pantaloni di seta verde pallido, un cappello a larghe tese e un velo trattenuto da nastri gialli, e i guanti. Nella sella era infilato un ombrello.
"OAayo," la salut cerimoniosamente Blackthorne. "Ohayo, Mariko-san."
Ohayo, Anjin-san. Ikaga desu ka?"
"'Okagasama de genki desu. Anata wa?"
Lei sorrise. "Yoi, arigato goziemashita." Nemmeno il minimo segno che qualcosa fosse cambiato tra di loro, ma lui non se lo aspettava, non in pubblico, sapendo quanto la situazione fosse carica di pericolo. Gli arriv il suo profumo e avrebbe voluto baciarla, davanti a tutti.
"kimasho!" disse e balz in sella, indicando ai samurai di precederlo. Avvi il cavallo a passo lento e Mariko gli si affianc. Quando furono soli, Blackthorne si rilass.
"Mariko?"
"Hai?"
In latino le disse: "Sei bellissima e io ti amo."
"Ti ringrazio, ma tutto il vino di ieri sera non mi fa sentire molto bella, proprio no in verit, e amore  una parola cristiana."
"Tu sei bellissima e cristiana, e il vino non pu scalfire il tuo splendore."
"Grazie della bugia, Anjin-san, grazie davvero."
"No. Sono io che devo ringraziarti."
"Perch?"
"Mai 'perch', non c' 'perch'. Ti ringrazio di cuore."
"Se il vino e la carne ti rendono cos caldo e gentile e galante," rispose lei, "allora devo dire alla tua concubina di muovere cielo e terra per darteli, ogni sera."
"S. Vorrei avere sempre lo stesso. Sempre."
"Sei decisamente felice, oggi," osserv lei. "Perch mai? Dimmelo."
"Per te. Tu sai perch."
"Io non so niente, Anjin-san."
"Niente?" cerc di stuzzicarla, con tono di sottinteso.
"Niente."
Ne fu colpito, perch si trovavano soli e al sicuro.
"Perch 'niente' spegne il tuo sorriso?" chiese lei.
"La stupidit! La pi totale stupidit! Dimenticavo che  indispensabile la prudenza. Ma, poich siamo soli, vorrei parlarne, in tutta sincerit."
"Non ti capisco."
Di nuovo si sent sgomento. "Non desideri parlarne? Per niente?"
"Di che cosa, Anjin-san?"
"Che cosa  avvenuto dunque nella notte?"
"Sono passata davanti alla tua porta, stanotte, mentre la mia cameriera Koi si trovava con te."
"Cosa?"
"Noi, la tua concubina e io, abbiamo pensato che per te sarebbe stato un dono piacevole. Ti  piaciuta, no?"
Blackthorne cercava di riprendersi. La cameriera di Mariko era della taglia di Mariko, ma era pi giovane e ben lontana dalla sua bellezza... e il buio era profondo, s, e lui aveva la testa confusa dal vino, per non si era trattato della cameriera. No.
" impossibile!" borbott in portoghese.
"Che cosa  impossibile, senhor?" domand lei, pure in portoghese.
Egli torn al latino, perch i samurai non erano lontani e il vento soffiava nella loro direzione. "Non giocare con me, ti prego. Nessuno pu udirci. Io riconosco una presenza e un profumo."
"Hai pensato che fossi io? Oh no, Anjin-san! Ne sarei onorata, ma non sar mai possibile... Per quanto lo desideri. Oh, no, Anjin-san. Non ero io, era la mia cameriera Koi. Ne sarei onorata, ma appartengo a un altro, anche se egli  morto."
"S, ma non era la tua cameriera." Egli trattenne la collera. "Comunque, diciamo come vuoi tu."
"Era la mia cameriera, Anjin-san," ripet lei, in un tono che voleva placarlo. "Le abbiamo messo il mio profumo e le abbiamo consigliato di non dirti niente. Non abbiamo immaginato neppure per un momento che potessi scambiarla per me! Non  stato per imbrogliarti, ma per metterti a tuo agio, sapendo che ti imbarazza parlare del guanciale." Lo fissava con innocenti occhi spalancati. "Ti ha dato piacere, Anjin-san? A lei tu lo hai dato."
"Scherzare su cose di grande importanza a volte manca di umorismo."
"Le cose di grande importanza saranno sempre trattate con grande importanza, ma una cameriera che passa la notte con un uomo  senza importanza."
"Io non ti considero senza importanza."
"Ti ringrazio e affermo lo stesso di te. Ma una cameriera che passa la notte con un uomo  un fatto privato e senza importanza.  un dono di lei a lui e, a volte, di lui a lei. Niente di pi."
"Mai?"
"A volte. Ma questo avvenimento privato non  cos terribilmente serio come pensi tu."
"Mai?"
"Soltanto quando la donna e l'uomo si uniscono contro la legge. In questo paese."
Blackthorne tir le redini, comprendendo finalmente i motivi che la muovevano. "Chiedo scusa," esclam. "Tu hai ragione e io grandemente torto. Non avrei mai dovuto parlare. Chiedo scusa."
"Perch? Per cosa? Dimmi, Anjin-san, la ragazza aveva un crocifisso?"
"No."
"Io lo porto sempre. Sempre."
"Un crocifisso si pu togliere," rispose lui. "Non prova niente. Si pu prestarlo, come un profumo."
"Un'ultima verit: hai visto la ragazza? L'hai veramente vista?"
"Naturalmente. Vi prego, dimentichiamo..." Blackthorne era tornato al portoghese.
"La notte era molto buia, la luna coperta di nuvole. La verit, Anjin-san. Pensateci! Avete davvero visto la ragazza?"
Certo che l'ho vista! si disse lui, indignato. Maledizione, pensaci bene. Non l'hai vista. Avevi la testa confusa. Avrebbe anche potuto essere la cameriera, ma tu hai capito che era Mariko perch volevi Mariko e nella tua mente vedevi solo Mariko, convinto che lei provasse il tuo stesso desiderio. Sei un idiota. Un maledetto idiota.
"In verit, no. In verit, devo scusarmi sinceramente," rispose. "Come potr farlo?"
"Non c' bisogno di scusarsi, Anjin-san. Vi ho detto pi volte che un uomo non si scusa mai, nemmeno quando ha torto. Voi non avete torto." Adesso il suo sguardo lo provocava. "La mia cameriera non ha bisogno di scuse.
"Grazie," rise lui, "mi fate sentire meno sciocco."
"Gli anni si allontanano da voi quando ridete. Il tanto serio Anjin-san ridiventa un ragazzo."
"Mio padre mi diceva che ero nato vecchio."
" vero?"
"Lui lo credeva."
"Comera?"
"Un uomo notevole. Era capitano di una nave di sua propriet. Gli spagnoli lo uccisero in una citt che si chiama Anversa, allorch la misero a ferro e fuoco, e bruciarono la sua nave. Io avevo sei anni, ma lo ricordo come un uomo grosso, alto, di buon carattere, con i capelli biondi. Arthur, mio fratello maggiore, aveva otto anni... Passammo tempi duri, allora, Mariko-san..."
"Perch? Raccontatemelo, vi prego. Vi prego!"
"Sono cose molto comuni. Fino al nostro ultimo centesimo, tutto era investito nella nave, che era andata perduta... e dopo non molto mia sorella mor. In realt mor di fame. Nel '71 ci fu la carestia e poi la peste, di nuovo."
"Anche da noi viene a volte la pestilenza. Il vaiolo. La vostra famiglia era numerosa?"
"Tre figli," rispose lui, lieto di parlare per cancellare l'altra ferita. "Willia, mia sorella, che mor a nove anni. Il secondo era Arthur... voleva diventare artista, scultore, ma dovette lavorare da apprendista scalpellino per aiutare la famiglia. Venne ucciso nell'Armada. Aveva venticinque anni, povero sciocco, e si arruol su una nave senza saperne niente. Uno spreco. Io sono l'ultimo dei Blackthorne, e la moglie e la figlia di Arthur vivono con mia moglie, adesso, e con i miei piccoli. Mia madre  ancora viva, e cos pure la nonna Jacoba... che ha settantacinque anni ed  dura come una quercia inglese, anche se  irlandese. Almeno, erano vive quando partii due anni fa."
Il dolore stava tornando. Penser a loro quando partir per tornare a casa, promise a se stesso, ma fino ad allora no.
"Domani ci sar tempesta," osserv, guardando il mare. "Grossa, Mariko-san. Poi in tre giorni si torner al bel tempo."
"Questa  la stagione delle burrasche. Quasi sempre c' cielo coperto e carico di pioggia. E quando smette di piovere, c' molto umido. Allora cominciano i taifun."
Vorrei essere di nuovo in mare, pensava lui. Ci sono mai stato? Era reale la nave? Che cos' la realt? Mariko o la cameriera?
"Non ridete molto, vero, Anjin-san?"
"Sono stato troppo a lungo in mare, e i marinai sono sempre seri. Impariamo a guardare il mare, per poter sfuggire ai pericoli. Basta distogliere lo sguardo ed ecco che il mare ti afferra la nave e la riduce in pezzi."
"Io ho paura del mare," mormor lei.
"Anch'io. Un vecchio pescatore un giorno mi disse: 'Chi non ha paura del mare, annega presto, perch ci si avventurer in un giorno in cui non si dovrebbe. Ma noi che abbiamo paura del mare finiamo affogati solo qualche volta.'" Guard Mariko. "Mariko-san..."
"S?"
"Pochi minuti fa mi avete convinto che... be' diciamo che mi ero convinto. Adesso non pi. Qual  la verit? Honto. Devo saperlo."
"Le orecchie ci sono per ascoltare. Naturalmente era la cameriera."
"Questa cameriera... Posso chiamarla quando voglio?"
"Naturalmente. Ma un uomo saggio non lo farebbe."
"Perch ne resterei deluso? La prossima volta?"
"Forse."
"Trovo difficile possedere una cameriera e perderla, difficile non dire niente..."
"Il guanciale  un piacere del corpo. Non si deve dire niente."
"Ma come posso spiegare a una cameriera che  bellissima? Che l'amo? Che mi ha dato l'estasi?"
"Non  conveniente 'amare' una cameriera in questo modo. Non qui, Anjin-san.  una passione che non si adatta neppure a una concubina o a una moglie." Strinse gli occhi, sorridendo. "Soltanto a una come Kiku-san, la cortigiana, che  cos bella e lo meriterebbe."
"Dove posso trovarla?"
"Al villaggio. Sarebbe per me un onore agire da intermediaria."
"Cristo, credo che parliate sul serio!"
"Certo. Un uomo ha bisogno di passioni di ogni tipo. Questa dama  degna di un amore romantico... se potete permettervela."
"Che significa?"
"Sarebbe molto costosa."
"Non si compra l'amore. Quel genere di donne non merita niente. L'amore non ha un prezzo."
Lei sorrise. "Il guanciale ha sempre il suo prezzo. Sempre, anche se non  necessariamente in denaro. Ma un uomo paga per il guanciale, in un modo o nell'altro. L'amore vero, noi lo chiamiamo rispetto,  di un'anima per un'anima e non richiede... espressione fisica, tranne forse il dono della morte."
"Sbagliate. Vorrei potervi mostrare il mondo com'."
"So com' il mondo, e come sar sempre. Voi desiderate di nuovo quella spregevole cameriera?"
"S, sapete che vorrei..."
Mariko rise allegramente. "Allora vi sar mandata, Anjin-san. Al tramonto. La scorteremo Fujiko e io!"
"Accidenti... credo proprio che lo fareste!" E rise con lei.
"Ah, Anjin-san,  bello vedervi ridere di nuovo. Da quando siete tornato ad Anjiro siete profondamente cambiato. Molto profondamente."
"No, non tanto. Ma la notte scorsa ho fatto un sogno. Ed era la perfezione."
"Dio  perfezione. E a volte il tramonto o l'alba o il primo croco che spunta a primavera."
"Non vi capisco."
Mariko sollev il velo, appoggiandolo alla tesa del cappello, e lo guard dritto in faccia. "Un altro uomo un giorno mi disse: 'Non vi capisco,' e mio marito rispose: 'Scusate, signore, ma nessuno la capisce. N suo padre, n gli dei, n il suo dio barbaro, e neppure sua madre la capisce."
"Si trattava di Toranaga?"
"Oh, no. Era il Taiko. Toranaga-sama mi capisce. Lui capisce tutto."
"Anche me?"
"Molto bene."
"Ne siete sicura, vero?"
"Sicurissima."
"Vincer la guerra?"
"S."
"Io sono il suo vassallo preferito?"
"SI."
"Accetter la mia flotta?"
"S."
"Quando riavr la mia nave?"
"Non la riavrete."
"Perch?"
La gravit scomparve dal viso di lei. "Perch avrete la vostra cameriera ad Anjiro e starete tanto sul guanciale da non avere pi energie per partire, avrete le mani e le ginocchia molli, anche quando lei vi pregher di salire sulla vostra nave, e Toranaga-sama ve lo chieder, pregandovi di lasciarci soli!"
"Eccovi di nuovo! Un momento siete seria, e poi basta!"
" solo per rispondervi, Anjin-san, e mettere le cose al posto giusto. Ma prima di lasciarci dovreste incontrare la Nobile Kiku.  degna di una grande passione.  bellissima e piena di talento. E per lei dovreste mostrarvi straordinario!"
"Sono quasi tentato di accettare la sfida..."
"Io non sfido nessuno. Ma se siete pronto a essere un samurai e non un... uno straniero... se siete pronto a considerare il guanciale per quello che , sar onorata di fungere da intermediaria."
"Che significa?"
"Quando siete di buon umore, e siete pronto per uno svago proprio speciale, chiedete alla vostra concubina di chiedermelo."
"Perch a Fujiko-san?"
"Perch  dovere suo provvedere al vostro piacere.  la nostra usanza, per semplificare la vita. Noi ammiriamo la semplicit, perci uomini e donne possono prendere il guanciale per quel che : una parte importante della vita, certo, ma fra uomo e donna vi sono cose pi vitali. L'umilt, innanzi tutto. Il rispetto. Il dovere. Perfino questo vostro 'amore'. Fujiko vi 'ama'.
"No, non  vero!"
"Vi darebbe la vita. Che cosa c' di pi grande da donare?"
Dopo un lungo istante Blackthorne distolse lo sguardo da lei e guard il mare. Le onde s'increspavano e il vento era pi fresco. Si volt di nuovo a lei. "Allora niente deve essere detto?" chiese. "Fra di noi?"
"Niente.  saggio."
"E se non fossi d'accordo?"
"Dovete esserlo. Siete qui. Questa  casa vostra."

I cinquecento "attaccanti" galopparono gi per la collina, in una schiera disordinata, fino al fondo roccioso della valle, dove i duemila "difensori" stavano in ordine di battaglia. Ogni cavaliere portava a tracolla un moschetto e alla vita una cintura con delle tasche per le pallottole, il corno della polvere, l'acciarino. I vestiti erano una raccolta di chimoni e stracci, come spesso per i samurai, ma le armi erano naturalmente le migliori possibili. Solo Toranaga - e Ishido, che lo imitava - voleva i propri uomini vestiti con uniformi in perfetto ordine. Per gli altri daimyo quello era uno spreco assurdo di denaro, una innovazione superflua. E Blackthorne era d'accordo con loro, poich anche in Europa gli eserciti non portavano uniformi: quale sovrano poteva permettersele, salvo che per le guardie del corpo?
Blackthorne stava su un rialzo insieme a Yabu e ai suoi aiutanti, Jozen e i suoi uomini, e a Mariko. Era la prima prova su grande scala di un attacco, ed egli aspettava con una certa ansia. Yabu era molto teso, Omi e Naga eccitabili fino alla litigiosit, soprattutto Naga.
"Ma che cos'hanno tutti quanti?" aveva chiesto Blackthorne a Mariko.
"Forse vorrebbero fare bella figura davanti al signore e al suo ospite."
" un daimyo anche lui?"
"No, ma  importante,  un generale del Nobile Ishido. Sarebbe bene che oggi tutto funzionasse alla perfezione."
"Vorrei che mi avessero avvertito che c'era una prova generale."
"A che sarebbe servito? Voi avete gi fatto tutto il possibile."
Questo  vero, pensava Blackthorne, osservando i cinquecento. Ma erano ben lontani dall'essere pronti. Certo lo sa anche Yabu, e ognuno dei presenti. Per cui se sar un disastro, ebbene, sar il karma. Si consol e si rassicur con quel pensiero.
Gli attaccanti acquistarono velocit e i difensori rimasero fermi sotto gli stendardi dei loro capitani, beffeggiando il "nemico" come avrebbero fatto in realt, disposti in formazioni aperte, di quattro o cinque file. Normalmente gli attaccanti sarebbero quindi scesi da cavallo, ancora non a tiro di freccia, poi i migliori combattenti da entrambe le parti sarebbero avanzati per gettare il guanto di sfida, proclamando la propria ascendenza e la propria superiorit, con insulti pi plateali. Si sarebbero scatenati singoli duelli, in numero sempre crescente, fino a quando un comandante non avrebbe ordinato l'attacco generale; e da allora in poi, ognuno per s. Di solito chi era pi numeroso sbaragliava l'altro, poi si chiamavano le riserve e si riprendeva la mischia, finch il morale di uno dei contendenti cedeva e i pochi vili che si ritiravano venivano seguiti da altri e cominciava la rotta. Il tradimento capitava di frequente. A volte reggimenti interi, dietro l'ordine del capo, cambiavano partito e venivano accettati con piacere come alleati - accettati, ma senza fiducia in loro. A volte i comandanti sconfitti correvano a radunare i fuggiaschi per riprendere la lotta. A volte combattevano fino alla morte, spesso facevano seppuku, secondo il rituale. Di rado si lasciavano prendere vivi. Qualcuno offriva i propri servizi al vincitore; poteva essere accettato, ma generalmente era respinto. Al vinto toccava la morte, rapida per il coraggioso e vergognosa per il vile. Quello era lo schema, confermato dalla storia, di ogni scontro in Giappone, anche nelle grandi battaglie, e i soldati vi apparivano come in ogni altro luogo, ma pi feroci e molto, molto pi pronti a morire per il loro signore che in ogni altro luogo della terra.
Il calpestio degli zoccoli rimbombava nella valle.
"Dov' il comandante? Dov' Omi-san?" chiese Jozen.
"In mezzo agli uomini. Abbiate pazienza," rispose Yabu.
"Ma dov' il suo stendardo? E perch non indossa l'armatura e l'elmo piumato? Dov' la bandiera del comando? Sembrano una massa di sporchi banditi!"
"Abbiate pazienza! Tutti gli ufficiali hanno l'ordine di confondersi agli altri, ve l'ho detto. E non dimenticate che stiamo fingendo una battaglia, come parte di una battaglia maggiore, con riserve e armi..."
Jozen esplose: "Ma dove sono le spade? Nessuno porta le spade? Dei samurai senza spade? Saranno massacrati!"
"Abbiate pazienza!"
Gli attaccanti stavano smontando da cavallo e dalle file dei difensori si fecero avanti alcuni guerrieri per mostrare il proprio valore. Altrettanti si preparavano a opporglisi, quando a un tratto la massa disordinata degli attaccanti si divise in cinque falangi a ranghi serrati, ognuna con quattro file di venticinque uomini. Tre falangi davanti, e due di riserva, a quaranta passi di distanza. Caricarono il nemico come un sol uomo. Sempre in perfetto ordine e sincronia si fermarono a un ordine e le prime file spararono una scarica assordante, all'unisono. Urla e morti. Jozen e i suoi si gettarono a terra, per riflesso condizionato, poi attoniti rimasero a guardare: le prime file si inginocchiavano a ricaricare le armi, mentre le seconde sparavano sopra la loro testa, e poi le terze e quarte file facevano altrettanto. A ogni scarica di moschetti altri difensori cadevano, mentre la valle si riempiva di urla, grida e confusione.
"Ma state ammazzando i vostri uomini!" grid Jozen sopra quel fragore.
"Sono cartucce a salve, non sono vere. Fingono, ma dovete immaginare che sia un attacco vero, con pallottole vere! Guardate!"
I difensori si stavano riprendendo dalla sorpresa. Raggruppandosi, si prepararono a un attacco frontale, ma nel frattempo le prime file degli attaccanti avevano ricaricato le armi e, all'ordine, spararono stando in ginocchio, seguite subito dalle seconde file in piedi, che si inginocchiarono per ricaricare; poi spararono le terze e le quarte file, come prima, subito inginocchiandosi. Anche se molti erano lenti nei movimenti e le file scompigliate, era facile capire quale decimazione avrebbero provocato nell'esercito nemico degli uomini ben addestrati. Il contrattacco fall; i difensori prima esitarono, poi si ritirarono, in finta confusione, risalendo il pendio fin quasi sotto gli osservatori. Numerosi morti ingombravano il terreno.
Jozen e i suoi uomini erano sconvolti. "Quelle armi spezzerebbero qualunque linea!"
"Aspettate. La battaglia non  finita!"
I difensori si radunarono di nuovo, con i comandanti che li esortavano alla vittoria, impegnando anche le riserve e ordinando l'attacco finale. I samurai si precipitarono gi per la collina, lanciando le loro spaventose grida di guerra, per piombare sul nemico.
"Adesso saranno schiacciati!" comment Jozen, avvinto come tutti dall'aspetto realistico della finta battaglia.
E aveva ragione. Le falangi non ressero all'urto, e presero la fuga davanti alle spade e alle lance dei veri samurai, e Jozen e i suoi unirono le loro grida di disprezzo a quelle dei combattenti. I moschettieri scapparono come mangiatori d'aglio, per cento passi, duecento, trecento. Poi, a un tratto, a un ordine, le falangi si riformarono, questa volta a V, e le scariche fragorose esplosero di nuovo. Gli attaccanti vacillarono, poi si fermarono, ma la fucileria continu. Infine si interruppe anch'essa. La partita fin. Sulla collina tutti avevano capito che i duemila, in una situazione simile, sarebbero stati massacrati dal primo all'ultimo.
In silenzio, attaccanti e difensori cominciarono a riordinarsi, i "cadaveri" si alzarono, le armi vennero raccolte. Si udirono risate e brontolii; molti zoppicavano, qualcuno era rimasto ferito sul serio.
"Mi congratulo, Yabu-sama," disse Jozen con assoluta sincerit. "Adesso capisco tutto quello che mi avete spiegato."
"Il fuoco era disordinato," osserv Yabu esultante. "Ci vorranno dei mesi per addestrarli."
Jozen scosse il capo. "Non mi piacerebbe attaccarli neppure adesso. Se avessero delle munizioni vere. Nessun esercito potrebbe resistere a quell'urto... nessuno spiegamento. Le linee non resterebbero mai serrate. E poi si rovescerebbero le truppe tradizionali e la cavalleria nella breccia e le ali sarebbero schiacciate." Ringrazi tutti i kami di aver avuto il buonsenso di assistere a uno di quegli attacchi. " stato terribile anche da vedere. Per un momento ho creduto che la battaglia fosse reale."
"Avevano l'ordine di farla sembrare reale. E adesso, se volete, potete passare in rivista i moschettieri."
"Grazie. Sarebbe un onore."
I difensori stavano tornando al loro campo, sulla collina pi lontana. I cinquecento moschettieri aspettavano in basso, vicino al sentiero che da un lato scendeva al villaggio e dall'altro saliva sul colle. Stavano riunendosi nelle loro compagnie consuete, con Omi e Naga alla testa, entrambi con le loro spade.
"Yabu-sama?"
"S, Anjin-san?"
"Bene, no?"
"S, bene."
"Grazie, Yabu-sama."
Jozen trasse in disparte Yabu. " uscito tutto dalla testa dell'Anjin-san?"
"No," ment Yabu, "ma  il modo di combattere dei barbari. Lui addestra solo gli uomini a caricare e a sparare."
"Perch non fate come dice Naga-san? Ormai possedete le cognizioni del barbaro... perch rischiare che si diffondano?  come una malattia, lui, e molto pericolosa, Yabu-sama. Naga-san aveva ragione.  vero: i contadini potrebbero battersi in questo modo, e facilmente. Liberatevi del barbaro, adesso."
"Se Ishido-sama ne vuole la testa, non ha che da chiederla."
"La chiedo io. Subito." La solita truculenza. "Parlo con la sua voce."
Yabu corrug la fronte, poi rivolse l'attenzione alle compagnie di samurai. Salivano la collina, in file dritte e ordinate, che apparivano leggermente assurde, perch quell'ordine era insolito. A cinquanta passi si fermarono e solo Omi e Naga avanzarono e salutarono.
"Per una prima esercitazione  andata bene," osserv Yabu.
"Grazie, signore," rispose Omi, leggermente zoppicante e con la faccia escoriata e nera di polvere.
"Le vostre truppe dovrebbero portare le spade, in una battaglia vera, Yabu-sama?" chiese Jozen. "Un samurai deve portare le spade... nel caso restasse senza munizioni, ne?"
"Le spade sarebbero d'impiccio, durante la carica e durante la ritirata. Le porteranno, s, per non sciupare la sorpresa, ma prima della carica se ne libereranno."
"I samurai avranno sempre bisogno della spada, in una battaglia vera. Ma sono lieto che non dovrete mai usare questa forza d'attacco n..." Jozen stava per aggiungere "questo sporco metodo traditore", invece disse: "o dovremo tutti gettare via le nostre spade."
"Forse lo faremo, Jozen-san, andando in guerra."
"Voi rinuncereste alla vostra spada di Murasama? O a quella che vi ha donato Toranaga?"
"Per vincere una battaglia, s. In altri casi, mai."
"Allora forse dovreste correre molto svelto per salvarvi, se il moschetto vi si inceppasse o la polvere si bagnasse!" rise Jozen. Yabu non rise della battuta.
"Omi-san! Dagli una dimostrazione!"
Immediatamente Omi diede un ordine. I suoi uomini estrassero la baionetta che pendeva quasi inosservata alla cintura, e la infilarono in cima al moschetto.
"Caricate!" E all'istante i samurai caricarono, al grido di battaglia: "Kasigiii!"
La selva di punte d'acciaio si arrest a un passo dagli osservatori. Jozen e i suoi uomini risero innervositi davanti a quell'improvvisa ferocia, cos inaspettata. "Bene, molto bene," comment Jozen. Allungando una mano, sfior una baionetta. Era estremamente affilata e aguzza. "Forse avete ragione, Yabu-sama. Speriamo di non doverlo mai vedere in realt."
"Omi-san!" grid Yabu. "In formazione! Jozen-san li passer in rivista. Poi tornate al campo. Mariko-san, Anjin-san, voi seguitemi." Si avvi gi per la collina, seguito dagli aiutanti, da Mariko e Blackthorne, attraversando le file dei samurai.
"Allinearsi lungo il sentiero! Baionette alla cintura."
Met degli uomini obbed subito, si volt e scese il pendio. Ma Naga e i suoi duecentocinquanta samurai rimasero dov'erano, con le baionette puntate.
"Che succede?" domand irritato Jozen.
"Considero intollerabili i vostri insulti," rispose Naga, in tono velenoso.
"Sciocchezze. Io non vi ho insultato, n voi, n altri! Sono le vostre baionette che offendono me! Yabu-sama!"
Yabu si gir. Ormai si trovava al di l degli uomini di Toranaga. "Naga-san," chiese freddamente, "che significa tutto questo?"
"Non posso perdonare le ingiurie di quest'uomo a mio padre... e a me."
" sotto la protezione del Consiglio. Non potete toccarlo adesso!"
"Vi chiedo perdono, Yabu-sama, ma  una faccenda fra Jozen e me."
"No. Voi siete ai miei ordini e io vi ordino di riportare i vostri uomini al campo."
Nessuno si mosse. Cominci a piovere.
"Perdonate, Yabu-sama, vi prego, ma questo  fra lui e me, e qualunque cosa avvenga io vi sollevo da ogni responsabilit per le azioni mie e dei miei uomini."
Dietro a Naga, uno degli uomini di Jozen si lanci contro di lui, con la spada sguainata. Un colpo simultaneo di venti moschetti gli port via la testa. I venti uomini si inginocchiarono e ricaricarono, mentre la seconda fila si preparava a sparare.
"Chi ha ordinato di usare munizioni vere?" tuon Yabu.
"Io. Io, Yoshi Naga-noh-Toranaga."
"Naga-san! Vi ordino di lasciare liberi Nebara Jozen e i suoi uomini! Starete agli arresti nei vostri quartieri fino a che non mi sar consultato con Toranaga-sama per la vostra insubordinazione!"
"Naturalmente voi dovete informare il Nobile Toranaga e il karma  il karma. Ma Yabu-sama mi dispiace, quell'uomo doveva morire. Tutti loro devono morire. Oggi!"
Jozen url: "Sono sotto la protezione dei reggenti! Non guadagnerete niente a uccidermi!"
"Riconquisto il mio onore!" ribatt Naga. "Vi ripago delle ironie su mio padre e degli insulti a me. Ma avreste dovuto morire comunque, ne? Non avrei potuto mostrarmi pi chiaro, ieri sera. Adesso avete visto un attacco. Io non posso rischiare che Ishido sappia di tutto questo..." e indic con un gesto il campo di battaglia, "...questo orrore!"
"Lo sa gi!" esplose Jozen, benedicendo la previdenza della sera prima. "Lo sa gi! Gli ho mandato un messaggio segreto all'alba! Non guadagnate niente a uccidermi, Naga-san!"
Naga fece segno a uno dei suoi, un vecchio samurai, che si avvicin e gett ai piedi di Jozen il piccione strangolato. Poi gli fu gettata ai piedi una testa: la testa del samurai Masumoto, spedito il giorno prima col messaggio. Aveva ancora gli occhi aperti, le labbra tirate in una smorfia piena di odio. La testa rotol, finch and a fermarsi contro un sasso.
Un gemito usc dalle labbra di Jozen e Naga e i suoi risero. Perfino Yabu sorrise. Un altro samurai di Jozen cerc di balzare su Naga, ma venti moschetti lo sbriciolarono, mentre cadeva agonizzante anche l'uomo accanto a lui, che aveva appena accennato a muoversi.
Le risa cessarono.
"Devo ordinare ai miei uomini di attaccare, signore?" chiese Omi. Com'era stato facile manovrare Naga!
Yabu si asciug la pioggia dal viso. "No, non servirebbe a niente. Qualunque cosa io faccia, Jozen-san e i suoi sono morti.  il suo karma, come Naga-san ha il suo. Naga-san!" chiam. "Per l'ultima volta vi ordino di lasciarli andare!"
"Vi prego di perdonarmi, ma mi rifiuto."
"Benissimo. Quando avrete finito, presentatevi a rapporto da me."
"S. Dovrebbe esserci un testimone ufficiale, Yabu-sama. Per i Nobili Toranaga e Ishido."
"Omi-san, tu resterai qui. Firmerai il certificato di morte e spedirai il dispaccio. Naga-san e io lo controfirmeremo."
Naga indic Blackthorne. "Lasciate qui anche lui. Come testimone.  responsabile delle loro morti e deve esserne testimone."
"Anjin-san, andate lass. Da Naga-san. Avete capito?"
"S, Yabu-san, capisco, ma perch?"
"Per essere testimone."
"Mi spiace, non capisco."
"Mariko-san, spiegategli che deve testimoniare su quanto succede... poi seguitemi." E, nascondendo la sua profonda soddisfazione, Yabu si volt e se ne and.
Jozen mand un grido: "Yabu-sama! Vi prego! Yabuuuuu-sama!"

Blackthorne assist alla scena, poi se ne torn a casa. Il silenzio gravava nella casa e sul villaggio. Il bagno non gli permise di sentirsi meglio, n il sak gli rinfresc la bocca, n l'incenso gli tolse il puzzo dalle narici.
Pi tardi Yabu lo mand a chiamare. L'attacco venne esaminato, attimo per attimo. Erano presenti Omi e Naga, insieme a Mariko. Naga era come sempre freddo, sempre con il suo grado di comandante in seconda, sempre in ascolto e raramente disposto a parlare. Nessuno sembrava essere stato toccato da quanto era accaduto.
Discussero fin dopo il tramonto e Yabu ordin di prolungare i tempi dell'addestramento. Si doveva formare un secondo gruppo di cinquecento subito e un altro entro una settimana.
Blackthorne torn a casa solo, e mangi solo, sconvolto dalla nuova scoperta: non avevano senso di colpa, erano tutti privi di coscienza, tutti; perfino Mariko.
Non riusc a dormire, quella notte. Usc di casa, affrontando il vento che gonfiava il mare. Nel villaggio i cani ululavano e i tetti di paglia si agitavano come vivi. Le imposte sbattevano e uomini e donne, ombre silenziose, lottando contro di loro, le chiudevano. Tutte le barche da pesca erano state tirate a riva, molto pi su del solito. Tutto era saldamente fissato a terra.
Raggiunse la spiaggia, poi torn a casa, senza aver incontrato nessuno. La pioggia batteva forte e lo aveva inzuppato.
Fujiko l'aspettava sulla veranda, nel vento che investiva lei e la lampada schermata. Tutti erano svegli. I servi stavano trasportando ogni oggetto di valore nel magazzino di pietra sul retro del giardino. La tempesta ancora non appariva minacciosa. Una tegola si mosse a un colpo di vento e tutto il tetto vibr. La tegola cadde rumorosamente. I servi si affrettavano, chi a preparare secchi d'acqua, chi a cercar di riparare il tetto. Ueki-ya, il vecchio giardiniere, aiutato da alcuni ragazzi, stava legando i cespugli giovani e gli alberelli a lunghi stecchi di bamb.
Un'altra ventata scosse la casa. Mariko stava accanto a Fujiko, con le lacrime agli occhi per il vento. Blackthorne guard il villaggio: dovunque volavano per l'aria pezzi di materiali sparsi e detriti. Poi il vento s'infil in uno squarcio di una parete di carta e tutta la casa vol per aria, lasciando solo uno scheletro di legno sottile.
Blackthorne si volt disperatamente a guardare lo shoji della stanza che se ne volava lontano. Scomparvero l'intera parete e anche quella opposta. Ben presto l'interno fu tutto allo scoperto, ma il tetto di tegole, insieme alla struttura che lo sosteneva, resse l'urto. Coperte e lampade e stuoie volavano via, inseguite dalle cameriere.
La tempesta distrusse le pareti di tutte le case del villaggio, cancellandone alcune completamente. Ma nessuno rest ferito gravemente e all'alba il vento si plac e tutti cominciarono a ricostruirsi la casa.
A mezzogiorno le pareti della casa di Blackthorne erano di nuovo a posto e mezzo villaggio era tornato alla normalit. Ci voleva poco a rimettere a posto i leggeri pannelli di carta oleata, con pioli di legno e giunzioni sempre fabbricati con grande perizia. I tetti erano pi difficili, ma la gente si aiutava, sorridendo, svelta e abile. Mura si aggirava rapido per il villaggio, consigliando, guidando e controllando tutto. Poi sal per la collina, a ispezionare i lavori.
"Mura, voi fate..." Blackthorne, cercando le parole, esitava. "Voi fate sembrare facile..."
"Ah, grazie, Anjin-san, grazie, ma siamo stati fortunati a non avere incendi."
"Voi incendiate spesso?"
"Scusate: 'Voi avete spesso incendi?'"
"Voi avete spesso incendi?" ripet Blackthorne.
"S. Ma avevo dato ordini perch il villaggio si tenesse pronto. Pronto, capite?"
"S."
Quando vengono queste tempeste..." Mura si irrigid.
Omi si avvicinava col suo passo sciolto ed elastico, lo sguardo cordiale rivolto solo a Blackthorne, come se Mura non esistesse. "Buongiorno, Anjin-san," disse.
"Buongiorno, Omi-san. La vostra casa va bene?"
"Benissimo, grazie." Omi guard Mura e parl bruscamente. "Gli uomini dovrebbero essere a pesca, o nei campi. E le donne pure. Yabu-sama vuole le sue tasse. Volete svergognarmi davanti a lui con la vostra pigrizia?"
"No, Omi-san. Scusate, vi prego. Me ne occuper subito."
"Non dovrei aver bisogno di dirtelo. E la prossima volta non te lo dir."
"Chiedo perdono per la mia stupidit," rispose Mura e si affrett ad allontanarsi.
"Oggi state bene?" Omi si era rivolto a Blackthorne. "Nessun guaio stanotte?"
"Oggi bene, grazie. E voi?"
Omi parl a lungo. Blackthorne non comprese tutto, come non aveva compreso tutto quello che egli aveva detto a Mura.
 "Mi dispiace. Non ho capito."
"Piaciuto? Vi  piaciuto ieri? L'attacco? La finta battaglia?"
"Ah, capisco. S, mi pare andasse bene."
"E la testimonianza?"
"Prego?"
"La testimonianza! Davanti al ronin Nebara Jozen e ai suoi uomini?" Con una risata Omi imit un attacco alla baionetta. "Siete stato testimone della loro morte. Morte! Capite?"
"Ah, s. Per essere sincero, Omi-san, non mi piacciono gli assassinii."
"Karma, Anjin-san."
"Karma. Oggi addestramento?"
"S. Ma Yabu-sama vuole solo parlare. Pi tardi. Capito, Anjin-san? Solo parlare, pi tardi," ripet con pazienza.
Solo parlare. Capito."
"Cominciate a parlare molto bene la nostra lingua. Proprio bene."
"Grazie. Difficile. Poco tempo."
"S, ma voi siete bravo e vi ci applicate molto. E questo  importante. Vi daremo il tempo, Anjin-san, non preoccupatevi... io vi aiuter." Omi capiva che molte delle sue parole andavano perdute, ma non gli importava, purch l'Anjin-san ne cogliesse il senso. "Io voglio essere vostro amico," aggiunse e lo ripet con chiarezza. "Capite?"
"Amico? Capisco 'amico'..."
Omi indic se stesso, poi Blackthorne. "Voglio essere vostro amico."
"Ah! Grazie. Onorato."
Omi sorrise di nuovo e s'inchin, da pari a pari, poi si allontan.
"Amico suo?" mormor Blackthorne fra s. "Ma se n' dimenticato? Io no."
"Anjin-san," lo chiam Fujiko, raggiungendolo in fretta, "volete mangiare? Yabu-sama vi mander presto a chiamare."
"S, grazie. Molte rotture?" chiese, indicando la casa.
"Scusate tanto, ma dovete dire: 'Ci sono stati molti danni?'"
"Ci sono stati molti danni?"
"Nessuno grave, Anjin-san."
"Bene. Nessun ferimento?"
"Scusate tanto, dovete dire: 'Nessuno  stato ferito?'"
"Grazie. Nessuno  stato ferito?"
"No, Anjin-san, nessuno."
Ad un tratto Blackthorne si sent stanco di essere sempre corretto e concluse la conversazione con un secco: "Sono fame. Da mangiare!"
"S, subito. Scusate tanto, ma dovete dire: 'Ho fame.'" Aspett che ripetesse la frase giusta, poi se ne and.
Seduto sulla veranda, Blackthorne osserv Ueki-ya ripulire il giardino. Vedeva anche donne e bambini del villaggio aggiustare le loro case, mentre le barche uscivano a pescare e altri paesani si affrettavano nei campi. Mi domando che tasse debbano pagare, si disse. Non mi piacerebbe fare il contadino qui... n altrove.
Alle prime luci del giorno la devastazione del villaggio lo aveva angosciato. "Una tempesta cos non avrebbe fatto quasi niente a un villaggio inglese," aveva detto a Mariko. " stata grossa, ma non delle peggiori. Perch non costruite in pietra o mattoni?"
"Per via dei terremoti, Anjin-san. Un edificio di pietra si spaccherebbe e crollerebbe, uccidendo o ferendo gli abitanti, invece con i nostri edifici il pericolo  molto minore. E vedete come tutto si pu riaggiustare facilmente."
"S, ma c' il pericolo degli incendi. E cosa succede con il Grande Vento? Con i tai-fun?"
"Allora  molto grave." Gli aveva parlato dei tai-fun e delle loro stagioni, da giugno a settembre, a volte prima, a volte dopo. E delle altre catastrofi di origine naturale.
Pochi giorni prima c'era stata un'altra scossa di terremoto, leggera. Una teiera era caduta dal braciere, rovesciandolo; per fortuna i carboni si erano spenti. Una casa del villaggio si era incendiata, ma il fuoco non si era diffuso. Blackthorne non aveva mai visto combattere il fuoco con altrettanta efficienza. E, a parte quello, nel villaggio nessuno si era angustiato. Avevano riso e proseguito nelle loro faccende.
"Perch ridono?"
"Noi consideriamo vergognoso e scortese mostrare dei sentimenti violenti; specie la paura, perci li nascondiamo ridendo o sorridendo. Naturalmente tutti abbiamo paura, anche se non dobbiamo mai mostrarla."
Qualcuno di voi la mostra, aveva pensato Blackthorne.
Nebara Jozen l'aveva mostrata. Era morto male, piangendo di terrore, implorando piet, ed era stato ucciso con lentezza e crudelt. Lo avevano lasciato scappare, poi lo avevano colpito con le baionette, ridendo, e l'avevano costretto di nuovo a correre, e l'avevano ripreso. Quindi gli avevano permesso di strisciare via, poi l'avevano colpito di nuovo, lentamente, e l'avevano lasciato morire per dissanguamento.
Naga, allora, si era voltato verso gli altri samurai. Tre degli uomini di Jozen si erano inginocchiati e, denudatosi il ventre, si erano preparati al seppuku, con tre compagni che fungevano da secondi. Naga e i suoi non li avevano disturbati, ma quando essi avevano brandito i pugnali, tre spade li avevano decapitati d'un sol colpo.
Altri due si erano inginocchiati, mentre l'ultimo fungeva da secondo. Il primo venne decapitato, l'altro esclam: "No! Io, Hirasaki Kenko, so morire. So come deve morire un samurai." Era giovane, profumato, aggraziato, con la pelle chiara e i capelli lisci e ben oliati. Raccolse con riverenza il suo pugnale e lo strinse saldamente fra le dita.
"Protesto contro la morte di Nebara Jozen e dei suoi uomini," disse con fermezza, inchinandosi a Naga. Diede un ultimo sguardo al cielo e rivolse un sorriso al suo secondo.. "Sayonara, Tadeo." Infil la lama nello stomaco, a sinistra, e la tir verso destra, la estrasse e la riaffond. I visceri uscirono ed egli si contorse orrendamente. Il secondo gli abbatt sul collo la spada.
Naga stesso raccolse la testa, la ripul e le chiuse gli occhi. Poi ordin ai suoi di lavarla e avvolgerla con cura, e rimandarla a Ishido con tutti gli onori, riferendo del coraggio di Hirasaki Kenko.
L'ultimo samurai si inginocchi. Non c'era pi nessuno per assisterlo. Era molto giovane, la paura lo divorava e le dita gli tremavano. Aveva compiuto due volte il suo dovere con i suoi compagni, onorevolmente risparmiando loro il dolore e la vergogna del terrore. Ma non aveva mai ucciso fino ad allora. Concentr lo sguardo sul pugnale e denudandosi lo stomaco preg di avere il coraggio dell'amatissimo amico, che immolandosi gli aveva mostrato la via. Gli occhi gli si riempirono di lacrime, ma egli raggel il volto in un sorriso. Allora Naga fece un segno a uno dei suoi aiutanti, perch il giovane si era comportato bene.
Il samurai avanz e si present. "Osaragi Nampo, capitano della nona legione del Nobile Toranaga. Sarei onorato di farvi da secondo."
"Ikomo Tadeo, primo ufficiale, vassallo del Nobile Ishido," rispose il giovane. "Grazie. Sono onorato di accettarvi per secondo." La sua morte fu rapida, indolore e onorevole.
Le teste vennero raccolte. Jozen ebbe un fremito di vita e con mani impazzite cerc di stringersi le viscere sparse. Lo lasciarono ai cani che gi erano arrivati dal villaggio.

34
Dieci giorni dopo la morte di Jozen e dei suoi, alle undici di mattina, l'ora del Cavallo, un convoglio di tre galee doppi il promontorio di Anjiro. Erano affollate di soldati. Ne scese Toranaga. Al suo fianco c'era Buntaro.
"Prima di tutto voglio vedere un attacco con i primi cinquecento, Yabu-san," disse Toranaga. "Subito."
"Non si potrebbe fare domani? Mi darebbe tempo per i preparativi," rispose affabilmente Yabu, furioso in cuor suo per quella comparsa improvvisa e in particolare contro le spie, che non lo avevano informato. Aveva avuto appena il tempo di correre alla riva con una guardia d'onore. "Dovete essere stanco..."
"Non sono stanco, grazie," rispose Toranaga, volutamente brusco. "E non voglio 'difensori' o uno schema complicato, n grida e finti morti. Non dimenticate, amico mio, che ho recitato abbastanza no e drammi da saper usare la mia immaginazione. Non sono un contadino n un ronin! Date gli ordini subito."
Si trovavano sulla spiaggia, presso il molo. Toranaga era circondato da guardie scelte, e altre scendevano in quantit dalla galea all'ancora. Un migliaio di samurai pesantemente armati affollavano le due navi che aspettavano pi al largo. La giornata era calda, senza una nube, con una foschia all'orizzonte, dovuta al calore.
"Igurashi, occupatene subito!" Yabu inghiott la rabbia. Da quando aveva mandato il primo messaggio riguardante Jozen undici giorni prima, la sua rete di spionaggio gli aveva inviato da Yedo solo rapporti sporadici e insignificanti, e Toranaga, a sua volta, aveva risposto alle sue comunicazioni sempre pi pressanti con frasi vaghe ed esasperanti: Vostro messaggio ricevuto. Stiamo esaminandolo. Colpito da vostre notizie su mio figlio. Prego attendere ulteriori istruzioni. Poi, quattro giorni prima: Responsabili morte Jozen saranno puniti. Devono conservare i loro posti, ma sotto arresto fino a mia consultazione con il Nobile Ishido. E il giorno prima, la bomba: Ricevuto oggi invito ufficiale nuovo Consiglio reggenti a Cerimonia Fiori a Osaka. Quando contate di partire? Informatemi subito.
"Non vorr dire che Toranaga pensa di andarci?" aveva chiesto Yabu, attonito.
"Vi vuole costringere a impegnarvi," aveva risposto Igurashi. "Qualunque cosa diciate, vi mettete in trappola."
"Sono d'accordo," era stato il parere di Omi.
"Perch non riceviamo notizie da Yedo? Cos' successo alle nostre spie?"
"Sembra che Toranaga abbia steso un lenzuolo su tutto il Kwanto," aveva osservato Omi. "Forse conosce i nostri informatori!"
"Oggi  il decimo giorno, signore," gli aveva ricordato Igurashi. "Tutto  pronto per la vostra partenza per Osaka. Volete partire o no?"
E ora, l sulla spiaggia, Yabu benediceva il suo kami custode che lo aveva indotto ad accettare il parere di Omi, di aspettare il pi possibile.
"A proposito del vostro ultimo messaggio, Toranaga-sama, arrivato ieri," disse, "non andrete a Osaka, vero?"
"Voi ci andate?"
"Io riconosco in voi il mio capo e naturalmente ho aspettato le vostre decisioni."
"La mia decisione  facile, Yabu-sama. Mentre la vostra  difficile: se ci andate, i reggenti certamente vi uccideranno per la morte di Jozen e dei suoi. E Ishido  molto incollerito... e a ragione. Ne?"
"Non sono stato io, Toranaga-sama. La fine di Jozen, per quanto meritata,  avvenuta contro i miei ordini."
" stato un bene che ci pensasse Naga, ne? Altrimenti avreste dovuto senz'altro occuparvene voi. Vedr Naga-san pi tardi, ma intanto venite... parleremo strada facendo, mentre raggiungiamo il luogo dell'addestramento. Non bisogna perdere tempo." Toranaga si avvi a passo svelto, seguito dalle sue guardie. "SI, vi trovate in un bel dilemma, amico mio. Se ci andate, perdete la testa, perdete l'Izu e naturalmente tutti i Kasigi verranno sterminati. Se non ci andate, il Consiglio ordiner gli stessi provvedimenti." Lo guard di traverso. "Forse dovreste fare quello che avete consigliato a me durante la mia ultima visita ad Anjiro. Sarei lieto di fungervi da secondo. Forse la vostra testa calmerebbe le ire di Ishido, quando lo vedr."
"La mia testa non vale niente per Ishido."
"Non sono d'accordo."
Buntaro and loro incontro. "Scusate, signore. Dove volete che alloggino gli uomini?"
"Sull'altopiano. Metteteci un campo stabile. Duecento guardie staranno con me nella fortezza. Appena dati gli ordini, raggiungetemi. Voglio che assistiate alle esercitazioni." Buntaro si allontan svelto.
"Campo stabile? Rimarrete qui?" chiese Yabu.
"No, solo i miei uomini. Se l'attacco funziona come mi si dice, formeremo nove battaglioni d'assalto di cinquecento samurai ognuno."
"Come?"
"S. Ho portato con me altri mille samurai scelti per voi, E voi ci metterete gli altri mille."
"Ma non ci sono abbastanza moschetti e l'addestram..."
"Scusate, ma sbagliate. Ho portato mille moschetti e polvere e colpi in abbondanza. Il resto arriver in una settimana, con altri mille uomini."
"Avremo nove battaglioni d'assalto?"
"S. Un reggimento. Al comando di Buntaro."
"Sarebbe forse meglio se lo comandassi io. Lui..."
"Ma dimenticate che il Consiglio si riunisce fra pochi giorni. Come potete comandare un reggimento, se andate a Osaka? Non vi siete preparato a partire?"
Yabu si ferm. "Siamo alleati. Abbiamo deciso che voi siete il capo e abbiamo pisciato insieme sull'accordo. Io l'ho rispettato, e lo sto rispettando. Adesso vi chiedo: qual  il vostro piano? Facciamo la guerra o non la facciamo?"
"Nessuno mi ha dichiarato guerra. Per ora."
Yabu prov una smania violenta di sguainare la spada di Yoshitomo e versare nella polvere il sangue di Toranaga, una volta per tutte, costasse quel che costasse. Sentiva le guardie di Toranaga tutt'intorno a s, ma ormai non poteva trattenersi. "Il Consiglio non segner anche la vostra condanna a morte? Lo avete detto voi stesso. Una volta che si sar riunito, sarete costretto a obbedire. Ne?"
"Naturale." Toranaga con un cenno allontan le guardie e si appoggi allo spadone, saldo sulle gambe robuste.
"Allora qual  la vostra decisione? Che cosa proponete?"
"Prima voglio vedere un attacco."
"Poi?"
"Poi andr a caccia."
"Andrete a Osaka?"
"Certo."
"Quando?"
"Quando vorr."
"Intendete: non quando vuole Ishido."
"Intendo quando voglio io."
"Saremo soli," afferm Yabu. "Non possiamo batterci contro tutto il Giappone, anche avendo un reggimento d'assalto, e non possiamo addestrarlo in dieci giorni."
"Infatti."
"Allora, qual  il piano?"
"Che cosa  accaduto esattamente fra Jozen e Naga-san?"
Yabu gli rifer la verit, tralasciando solo che Naga era stato manovrato da Omi.
"E il mio barbaro? Come si comporta l'Anjin-san?"
"Bene. Benissimo." Yabu gli raccont del tentativo di seppuku avvenuto la prima sera e di come egli avesse abilmente piegato l'Anjin-san per il bene comune.
" stato saggio," comment Toranaga. "Non avrei mai immaginato che avrebbe cercato di fare seppuku. Interessante."
" stata una fortuna che avessi avvertito Omi di tenersi pronto."
"S."
Yabu, impaziente, attese qualche istante, ma Toranaga continu a tacere. "La notizia che vi ho mandato, a proposito del Nobile Ito nominato reggente," disse infine Yabu, "la conoscevate gi?"
Toranaga non rispose subito. "Avevo sentito delle voci. Il Nobile Ito rappresenta una scelta perfetta per Ishido. Al povero idiota  sempre piaciuto farsi sbattere di qua e di l, pur di leccare il culo a un altro. Saranno dei buoni compagni."
"Anche cos, il suo voto vi distrugger."
"Ammesso che un Consglio ci sia."
"Ah, allora avete un piano?"
"Io ho sempre un piano... o pi di uno... non lo sapevate? Ma voi, che piano avete, alleato? Se volete partire, partite. Se volete restare, restate. Scegliete!" E riprese il cammino.

Mariko porse a Toranaga una pergamena, scritta a caratteri fitti.
" tutto?" chiese lui.
"S, mio signore," rispose Mariko, a cui non piaceva l'aria soffocante della cabina n il ritrovarsi a bordo, sia pure di una nave all'ancora. "Molte cose che appaiono nel manuale di guerra vi sono ripetute, ma ho scritto le mie note ogni sera, segnando tutto quello che era avvenuto... almeno ho cercato di farlo.  quasi un diario di quanto  accaduto ed  stato detto dopo la vostra partenza."
"Bene. L'ha letto qualcuno?"
"Che io sappia, no." Si rinfresc col ventaglio. "La concubina dell'Anjin-san e i servi mi hanno vista scrivere, ma l'ho sempre tenuto chiuso."
"A quali conclusioni siete arrivata?"
Mariko esit. Gett un'occhiata alla porta e agli obl.
"A bordo non ci sono che i miei uomini, e nessuno sottocoperta. Siamo soli," la rassicur Toranaga.
"S, signore. Mi ricordavo che un giorno l'Anjin-san mi ha detto che su una nave non esistono segreti. Scusatemi." Riflett un momento, poi cominci. "Il reggimento moschettieri vincer una battaglia. I barbari potrebbero distruggerci, se sbarcassero in forze, con fucili e cannoni. Voi dovete avere una flotta barbara. Fino ad ora il sapere dell'Anjin-san ci  stato davvero di valore impareggiabile, tanto che andrebbe mantenuto segreto, solo per voi. In mani sbagliate, quel sapere vi riuscirebbe letale."
"Chi condivide oggi le sue conoscenze?"
"Yabu-san ne sa molto, ma Omi anche di pi...  quello pi ricco di intuizione. Poi ci sono Igurashi-san, Naga-san e i soldati. Questi ultimi naturalmente comprendono la strategia, ma non i dettagli pi minuti e non sanno niente delle conoscenze politiche e generali dell'Anjin-san. E infine, pi di tutti, ci sono io. Io ho preso nota scritta di tutto quanto egli ha detto, domandato, osservato, come meglio potevo. L'inglese ci ha parlato,  ovvio, solo di alcune cose, ma il suo sapere  vasto e la sua memoria quasi perfetta. Con pazienza, potr fornirvi un'immagine esatta del mondo, dei suoi costumi e dei suoi pericoli. Se dice la verit."
"La dice?"
"Io sono convinta di s."
"Che opinione avete di Yabu?"
" un uomo violento, senza il minimo scrupolo. Non onora niente, se non i suoi interessi. Dovere, lealt, tradizione, non hanno senso per lui. La sua mente ha dei lampi di grande acutezza.  pericoloso tanto come alleato che come nemico."
"Tutte virt lodevoli. Che cosa c' contro di lui?"
" un cattivo amministratore. I suoi contadini, se possedessero delle armi, si rivolterebbero."
"Perch?"
 "Li soffoca di tasse. Tasse illegittime, che rappresentano un'estorsione. Si prende il settantacinque per cento di tutto il riso, il pesce e i raccolti. Ha imposto una tassa pr capite, una tassa sui terreni, una sulle barche... ogni vendita, ogni barile di sak, ogni cosa  tassata nell'Izu."
"Potrebbe essermi utile - lui o il suo intendente - anche nel Kwanto. Bene, quello che fa qui  affar suo e i suoi contadini non avranno mai armi, per cui non dobbiamo preoccuparcene. Se fosse necessario potrei sempre usare questi luoghi come base d'operazioni."
"Ma, signore, il sessanta percento  il limite fissato dalla legge."
"Lo era. Lo aveva fissato il Taiko, ma il Taiko  morto. Che altro mi dite di Yabu?"
"Mangia poco, la sua salute sembra buona, ma il massaggiatore Suwo ritiene che abbia disturbi ai reni. Inoltre ha alcune strane abitudini."
"Quali?"
Mariko gli rifer della Notte degli Urli.
"Chi ve l'ha raccontato?"
"Suwo. E la madre e la moglie di Omi."
"Anche il padre di Yabu aveva l'uso di bollire i suoi nemici. Una perdita di tempo, per posso ammettere che a volte gli sia necessario. E suo nipote, Omi?"
"Molto astuto. Molto saggio. Totalmente devoto allo zio. Un vassallo estremamente capace e notevole.
"La famiglia di Omi?"
"Sua madre ...  debitamente rigida con sua moglie Midori. La moglie  una samurai, nobile, forte e molto brava. Sono tutti vassalli fedeli di Yabu-san. Attualmente Omi non ha concubine, per quanto Kiku, la cortigiana pi celebre dell'Izu, sia per lui quasi una concubina. Se fosse in grado di comprare il contratto che la lega, penso che la prenderebbe in casa sua.
"Mi aiuterebbe contro Yabu, se io lo volessi?"
Mariko medit un momento, poi scosse la testa. "No, signore. Credo di no. Credo che sia un autentico vassallo di suo zio."
"Naga?"
"Il miglior samurai che si possa immaginare. Ha intuito subito il pericolo rappresentato per voi da Jozen-san e i suoi uomini e ha bloccato tutto fino al momento in cui si potesse consultarvi. Odia i battaglioni di moschettieri, ma addestra le compagnie in modo da condurle alla perfezione."
"Secondo me  stato molto sciocco... a fare il burattino di Yabu."
Mariko non rispose, preoccupandosi di aggiustare una piega del chimono.
Toranaga si fece aria col ventaglio. "E adesso veniamo all'Anjin-san."
Mariko si era preparata alla domanda, ma ora che era arrivata tutte le osservazioni intelligenti le sfuggirono dalla mente.
"Ebbene?"
 "Dovete giudicare dalle mie note scritte, signore. Sotto certi aspetti egli resta inspiegabile. Naturalmente, il suo passato e il suo mondo e la sua preparazione non hanno nulla in comune con noi.  un uomo molto complicato e al di l della nostra... della mia comprensione. Era molto aperto, ma dopo il tentativo di seppuku  cambiato.  pi chiuso e segreto." Gli rifer le parole e i gesti di Omi in quella notte, e la promessa di Yabu.
"Ah,  stato Omi a fermarlo, non Yabu-san?"
"Certo."
"E Yabu ha seguito il consiglio di Omi?"
"Alla lettera, signore."
"Dunque, Omi  il suo consigliere. Interessante. Ma l'Anjin-san non crede che Yabu mantenga la promessa, vero?"
"S, ci crede."
Toranaga rise. " puerile!"
"La coscienza cristiana  profondamente radicata in lui, scusatemi. Non pu evitare il suo karma, di cui fa parte l'essere dominato completamente dall'odio per la morte, o le morti, di quelli che lui chiama 'innocenti'. Anche la morte di Jozen lo ha colpito profondamente. Per molte notti ha dormito male e per giorni interi non ha quasi rivolto la parola a nessuno."
"Questa coscienza esiste in tutti i barbari?"
"No, anche se dovrebbe esistere in tutti i barbari cristiani."
"La perder questa coscienza?"
"Credo di no. Ma finch l'avr rester indifeso come un bambino."
"La sua concubina?"
Mariko gli rifer tutti gli episodi di Fujiko.
"Bene," osserv, compiaciuto che la sua scelta di Fujiko e il suo piano avessero funzionato perfettamente. "Molto bene. Ha agito nel modo giusto riguardo alle pistole. Che mi dite delle abitudini dell'Anjin-san?"
"Normali in genere, salvo un'incredibile imbarazzo davanti ai problemi del guanciale e una buffa riluttanza a parlare delle funzioni pi normali." Gli raccont anche dell'insolito bisogno di solitudine e dei suoi ignobili gusti in fatto di cibi. "In quasi tutte le altre cose appare attento, ragionevole, acuto, ottimo allievo, ed  curiosissimo di noi e delle nostre usanze. Tutto questo c' anche nel mio rapporto, ma in breve. Ho spiegato qualcosa del nostro modo di vivere, un poco della nostra storia, del Taiko e dei problemi che oggi assillano il nostro regno."
"Ah, anche dell'erede?"
"S, signore. Ho fatto male?"
"No. Vi  stato ordinato di educarlo. Come va il suo giapponese?"
"Molto bene, signore, tenendo conto di tutto. Finir per parlarlo benissimo.  davvero un ottimo allievo, signore."
"Il guanciale?"
"Una delle cameriere," rispose lei, pronta.
"L'ha scelta lui?"
"Gliel'ha mandata la sua concubina."
"E?"
"Reciproca soddisfazione, a quanto so."
"Ah! Dunque la ragazza non ha incontrato difficolt."
"No, signore."
"Ma  proporzionato?"
"La ragazza ha detto: 'Oh, s." 'Abbondante',  la definizione che ne ha dato."
"Eccellente. Almeno in questo, il suo karma  favorevole. Il guaio di molti uomini sta l... Yabu, per esempio, e Kiyama. Un uccello troppo piccolo.  una sfortuna. Gi." Diede un'occhiata alla pergamena, poi chiuse il ventaglio con uno scatto. "E voi, Mariko-san? Che mi dite di voi?"
"Bene, signore, grazie. Sono molto lieta di trovarvi cos bene. Posso congratularmi con voi per la nascita di vostro nipote?"
"Grazie, s. S, sono proprio contento. Il ragazzo appare sano e ben fatto."
"E la Nobile Genjiko?"
Toranaga borbott: " forte come sempre." Si morse le labbra, riflettendo. "Forse potreste darmi un suggerimento per la tutrice del piccolo." Era d'uso che i figli di samurai importanti avessero delle tutrici, in modo che le madri potessero occuparsi del marito e della casa, mentre la tutrice si curava dell'allevamento del bambino, perch crescesse forte e portasse nuovo onore ai genitori. "Temo che sar difficile trovare la persona giusta. Genjiko-sama non  la padrona pi semplice da accontentare, ne?"
"Sono sicura che voi troverete la persona adatta, signore. Ci penser anch'io, naturalmente," rispose Mariko, sapendo che sarebbe stato sciocco offrire un simile consiglio, perch nessuna donna al mondo avrebbe potuto soddisfare insieme Toranaga e sua nuora.
"Grazie. Ma di voi che mi dite, Mariko-san?"
"Bene, signore, grazie."
"E la vostra coscienza cristiana?"
"Non vi  nessun conflitto, signore, ho fatto tutto quello che potete desiderare. Davvero."
"Ci sono stati qui dei preti?"
"No, signore."
"Ne sentite il bisogno?"
"Sarebbe una gioia confessarmi e ricevere il Sacramento e la benedizione. Mi piacerebbe... confessarmi e venire benedetta."
Toranaga la osserv con attenzione. Lo sguardo di lei gli rispose con innocenza. "Vi siete comportata bene, Mariko-san. Continuate cos, vi prego."
"S, signore, grazie. Una cosa: l'Anjin-san ha molto bisogno di una grammatica e di un dizionario."
"Li ho mandati a chiedere a Tsukku-san." La vide aggrottare la fronte. "Credete che non ce li invier?"
"Dovrebbe obbedire, ovviamente. Forse non lo far con la rapidit che voi vorreste."
"Lo sapr presto." E Toranaga aggiunse minaccioso: "Non gli restano che tredici giorni."
Mariko si allarm. "Signore?" chiese, senza capire.
"S?" rispose Toranaga con noncuranza, riparando alla svista momentanea. "Quando ci trovavamo a bordo della nave portoghese, ha chiesto il permesso di venire a Yedo in visita. Io ho acconsentito, a patto che ci avvenisse entro quaranta giorni. Ora ne restano tredici. Quel bonzo, quel profeta, un certo Mos, non  rimasto forse per quaranta giorni sulla montagna, per ricevere i 'comandamenti di Dio', incisi sulla pietra?"
"S, signore."
Voi siete convinta che ci sia accaduto?"
"S, ma non capisco come e perch."
" una perdita di tempo discutere delle 'cose di Dio'. Ne?"
"Se si cercano i fatti, s, signore."
"In attesa del dizionario, avete cercato di mettergliene insieme uno?"
"S, Toranaga-sama, ma temo non sia molto buono. Purtroppo il tempo  sempre troppo breve e i problemi sono tanti. Qui... e dappertutto," concluse, con tono di sottinteso.
Egli annu, conscio che Mariko desiderava vivamente potergli porre delle domande sul nuovo Consiglio e la nomina del Nobile Ito e la sentenza riguardo a Naga e la prossima eventualit della guerra. "Siamo stati fortunati a riavere con noi vostro marito, ne?"
Il ventaglio di Mariko si ferm. "Non avrei mai creduto che potesse uscirne vivo. Mai. Ogni giorno ho pregato e ho bruciato incenso alla sua memoria." Quella mattina Buntaro le aveva raccontato come un altro contingente di Toranaga avesse coperto la sua fuga, permettendogli di giungere senza difficolt fino ai sobborghi di Osaka. Da l, con cinquanta uomini scelti, travestiti da banditi, e cavalli di riserva, si erano rifugiati in fretta sulle colline e per sentieri nascosti erano arrivati a Yedo, con una lunga e instancabile corsa. Due volte gli inseguitori li avevano raggiunti, ma senza riuscire a fermarli, perch essi, combattendo, si erano aperti la strada. In un'imboscata erano morti tutti i suoi uomini meno quattro e lui era fuggito addentrandosi nelle foreste, viaggiando di notte e riposando di giorno. Aveva mangiato bacche e bevuto acqua di fonte, aveva rubato un po' di riso in qualche fattoria solitria, sempre con gli inseguitori alle calcagna. In venti giorni era giunto a Yedo, con due soli superstiti.
" stato quasi un miracolo," comment Mariko. "Quando l'ho visto accanto a voi, sulla riva, ho creduto di essere posseduta da un kami."
" abile e intelligente, molto. E molto forte."
"Posso chiedervi notizie del Nobile Hiro-matsu, signore? E delle Nobili Kiritsubo e Sazuko?"
Senza nessuna emozione, Toranaga la inform che Hiro-matsu era tornato a Yedo, arrivando il giorno prima della sua partenza, mentre le signore si erano fermate a Osaka, a causa della salute della Nobile Sazuko. Era inutile soffermarsi sull'argomento: sia lui che Mariko sapevano che si trattava di un pretesto per salvare la faccia e che Ishido-sama non avrebbe mai acconsentito a due ostaggi cos importanti di allontanarsi, ora che Toranaga gli era sfuggito.
"Shigata ga nai," disse lui. " il karma, vero? Non c' niente da fare." Prese in mano la pergamena. "Ora voglio leggere questa. Grazie, Mariko-san. Avete agito benissimo. Vi prego, all'alba accompagnate l'Anjin-san alla fortezza."
"Signore, adesso che c' qui il mio padrone, dovr..."
"Vostro marito ha gi acconsentito al fatto che il vostro primo dovere nei prossimi giorni  verso l'Anjin-san. Perci finch io resto qui dovete fungere da interprete e restare dove siete."
"Ma, signore, devo preparare una casa per il mio padrone."
"Sarebbe una perdita di tempo, di denaro e di fatica, per ora. Star con le truppe - o nella casa dell'Anjin-san. O dove gli piace." Scorse un lampo di irritazione. "Nan ja?"
"Il mio posto sarebbe accanto al mio padrone. Per servirlo."
"Il vostro posto  dove io vi voglio."
"S, certo, scusatemi.  ovvio."
"Ovvio."
Mariko usc. Toranaga lesse la pergamena attentamente, e poi il manuale di guerra, quindi rilesse alcuni appunti della pergamena e infine ripose entrambi gli scritti in un luogo sicuro, mise delle guardie davanti alla cabina e sal in coperta.
Era l'alba. La giornata si preannunciava calda e nuvolosa. Rinunci all'incontro con l'Anjin-san e a cavallo sal sull'altopiano con un centinaio di guardie, vi riun i falconieri e con tre falconi and a caccia. A mezzogiorno aveva preso tre fagiani, due grosse beccacce, una lepre e parecchie quaglie. Mand la lepre e un fagiano all'Anjin-san e il resto alla fortezza, perch alcuni samurai non erano buddisti ed egli ne sopportava le abitudini alimentari. Lui mangi del riso freddo con pasta di pesce e alghe sott'aceto allo zenzero. Poi si sdrai per terra e dorm.

Era pomeriggio avanzato e Blackthorne si trovava in cucina, fischiettando allegramente. Intorno a lui stavano il capocuoco, l'aiuto-cuoco, l'addetto alle verdure, l'addetto al pesce e i loro aiutanti, tutti sorridenti, ma mortificati in cuor loro di avere in cucina il padrone e la padrona, e anche perch la padrona aveva detto che il padrone avrebbe reso loro onore mostrando in che modo si cucinava secondo lui. E infine erano mortificati per via della lepre.
Blackthorne aveva appeso il fagiano sotto una gronda di un magazzino con precise istruzioni che nessuno, nessuno tranne lui, lo toccasse. "Hanno capito, Fujiko-san? Niente toccare se non io?" le chiese con seriet canzonatoria.
"Oh, s, Anjin-san. Tutti hanno capito. Mi spiace, scusatemi, ma dovreste dire: 'Nessuno deve toccarlo tranne io.'"
"E adesso, alla bella arte della cucina!" proclam Blackthorne, senza rivolgersi a nessuno in particolare. "Lezione prima."
"Dozo gomen nasai?" domand Fujiko.
"Miru!" Guardate!
Sentendosi ringiovanito - perch pulire la cacciagione (che lui e suo fratello catturavano con grande rischio nelle tenute intorno a Chatham) era stato uno dei suoi primi compiti da ragazzo - scelse un lungo coltello ricurvo. Il capocuoco impallid: era il suo coltello preferito, con una lama particolarmente affilata, per affettare alla perfezione il fegato del pesce crudo. Tutto il personale ne era al corrente e trattenne il fiato, mentre sorrideva anche pi di prima, per nascondere l'imbarazzo e lui faceva altrettanto per celare la propria vergogna.
Blackthorne tagli il ventre della lepre e con precisione estrasse lo stomaco e le viscere. Una delle servette pi giovani scapp senza far rumore. Fujiko decise di multarla trattenendole un mese di salario, rimpiangendo al tempo stesso di non essere anche lei una contadina e di non poter scappare allo stesso modo.
Raggelati, lo guardarono tagliare le zampe e i piedi, poi spingere le cosce anteriori di nuovo dentro la pelle delle zampe, allargata a forza. Fece lo stesso con quelle posteriori, poi le tir fuori dall'apertura nel ventre e infine, con mossa abile, tir la pelle dell'animale sopra la testa, rivoltata come un cappotto vecchio. Deposit sul ceppo la bestia quasi spellata e la decapit, lasciando la testa con gli occhi pateticamente aperti attaccata alla pelle. Volt di nuovo a dritto la pelle e la mise da parte. Un sospiro pass per tutta la cucina, ma egli non lo sent, intento com'era a staccare le zampe e poi dividere in pezzi la carcassa. Un'altra cameriera prese la fuga senza farsi notare.
"Adesso mi ci vuole una pentola," comunic Blackthorne, cordiale.
Nessuno gli rispose: lo fissavano con lo stesso sorriso agghiacciato. Egli scorse un pentolone di ferro, immacolato. Lo prese con le mani insanguinate e lo riemp d'acqua, versandola da un recipiente di legno, poi appese il pentolone sopra il fornello, che stava dentro il pavimento di terracotta, in una fossetta di pietre. Gett nell'acqua i pezzi di carne.
"E adesso, verdure e spezie," disse.
"Dozo?" domand Fujiko con voce soffocata.
Non conoscendo le parole giapponesi, Blackthorne cerc intorno con lo sguardo: c'erano delle carote e delle radici simili a rape in un cestino di legno. Le pul, le tagli a pezzi e le mise nell'acqua, insieme al sale e un po' di salsa di soia.
"Ci vorrebbero cipolle e aglio e porto."
"Dozo?" chiese di nuovo Fujiko, disperata.
"Kotaba shirimasen." Non conoscere parole.
Lei non lo corresse, ma afferr un cucchiaio e glielo offr. Lui scosse il capo. "Sak!" ordin. L'aiuto-cuoco riprese vita e gli porse un barilotto di legno.
"Domo." Blackthorne ne vers nella pentola una tazza, poi una seconda. Ne avrebbe anche bevuto un po' dal barilotto, ma sapeva che sarebbe stato molto maleducato berlo freddo e senza rispettare il cerimoniale, e soprattutto l in cucina.
"Cristo, come vorrei una birra!" esclam.
"Dozo goziemashita, Anjin-san?
"Kotaba shirimasen... ma questo stufato sar una meraviglia. Ichi-ban, ne?" Indic la pentola fumante.
"Hai," rispose lei, senza nessuna convinzione.
"Okuru tsukai arigato Toranaga-sama," disse Blackthorne. Mandate un messo per grazie, Nobile Toranaga. Nessuno corresse gli errori di lingua.
"Hai." Appena uscita Fujiko corse al gabinetto, nella capannina apposita, che spiccava in solitario splendore presso il portone d'entrata, in giardino. Aveva lo stomaco sottosopra.
"State bene, padrona?" le chiese la sua cameriera, Nigatsu. Era di mezza et, tonda e paffuta, e si occupava di Fujiko da quando questa era nata.
 "Vai via! Ma prima portami del cha. No... dovresti andare in cucina e... oooh!"
"Ho qui il cha, padrona. Pensavamo che qualcuno ne avrebbe avuto bisogno e abbiamo bollito l'acqua su un altro braciere. Eccolo!"
"Oh, sei cos brava!" Fujiko diede un pizzicotto affettuoso alla guancia di Nigatsu, mentre un'altra cameriera accorreva per farle aria col ventaglio. Si pul le labbra col fazzolettino di carta e sedette riconoscente sui cuscini della veranda. "Cos va meglio!" Si stava bene all'aperto, all'ombra, con il bel sole pomeridiano che tracciava lunghi disegni d'ombra e le farfalle che svolazzavano, e il mare calmo e iridescente in distanza.
"Che cosa sta succedendo, padrona? Non abbiamo avuto neppure il coraggio di guardare."
"Non ha importanza. Il padrone... il padrone ha... non importa. Le sue sono strane abitudini, ma  il nostro karma."
Distolse lo sguardo nel vedere il capocuoco avvicinarsi attraverso il giardino, con untuoso rispetto, e si sent il cuore ancora pi pesante. Era un ometto magro dai piedi grandi e i denti molto sporgenti. Si inchin cerimonioso e prima che pronunciasse una sola parola Fujiko, con un ampio sorriso, gli disse: "Ordina in paese dei nuovi coltelli. Una nuova pentola per il riso e un nuovo tagliere per tritare e nuovi recipienti per l'acqua... e tutto quanto ti sembra necessario. Quelli usati dal padrone saranno conservati per suo uso personale. Riserverai una zona della cucina - o fabbricherai un'altra cucina, se vuoi - dove il padrone possa cucinare... fino a quando non lo saprai fare tu."
"Grazie, Fujiko-sama," rispose il cuoco. "Scusatemi se vi ho disturbato, ma io conosco, scusatemi, vi prego, un ottimo cuoco nel villaggio vicino. Non  buddista ed  stato anche con l'esercito in Corea. Cos sapr tutto di come... come cucinare per il padrone. Molto meglio di me.
"Se vorr un altro cuoco, te lo dir io. Se ti giudicher inetto o fiacco, te lo dir io. Fino a quel momento, tu qui sarai il capocuoco. Hai accettato l'incarico per sei mesi."
"S, padrona," replic il cuoco, con apparente dignit, anche se dentro di s tremava, perch Fujiko-noh-Anjin era una padrona con cui non si scherzava. "Scusate, vi prego, ma io sono stato assunto per cucinare. Io sono orgoglioso di cucinare. Ma non ho mai accettato di fare... il macellaio. Macellai sono gli eta. Naturalmente, qui non possiamo avere un eta, ma quest'altro cuoco non  buddista come me, mio padre, il padre di mio padre e il bisnonno. E loro mai, padrona, mai e poi mai... Il nuovo cuoco..."
"Tu cucinerai come hai sempre cucinato. Io giudico la tua cucina ottima, degna di un maestro cuoco di Yedo. Ho addirittura mandato una delle tue ricette alla Nobile Kiritsubo a Osaka."
"Oh? Grazie. Mi avete reso molto onore. E quale, padrona?"
"Le piccole anguille fresche con meduse e ostriche a fettine e quella leggera aggiunta di soia che prepari cos bene. Ottime! Le migliori che abbia mai assaggiato.
"Grazie, padrona, grazie," si pavoneggi lui, beato.
"Naturalmente, le tue minestre invece lasciano molto a desiderare."
"Oh, mi dispiace!"
"Ne parleremo pi tardi. Grazie, cuoco," concluse lei, tentando di mandarlo via.
Ma l'ometto tenne duro, audacemente. "Scusatemi, padrona, ma oh ko, con tutta umilt, se il padrone... quando il padrone..."
"Quando il padrone ti dice di cucinare o di macellare o qualunque altra cosa, tu correrai e obbedirai. All'istante. Come ogni altro servo fedele. Nel frattempo ti ci vorr molto tempo per imparare davvero, per cui sar opportuno che tu ti accordi con quest'altro cuoco, perch venga a trovarti nei rari giorni in cui il padrone potr voler mangiare a modo suo."
Soddisfatto il suo onore, il cuoco sorrise e si inchin. "Grazie, e scusate, vi prego se vi ho disturbato."
"Naturalmente, pagherai tu, col tuo salario, il sostituto."
Quando furono di nuovo sole, Nigatsu fece una risatina, nascondendosi dietro la mano. "Oh, padrona-chan, posso complimentarmi per la vostra vittoria e la vostra saggezza? Il capocuoco stava per scoppiare quando gli avete detto che dovr anche pagare di tasca sua!"
"Grazie, Nanny-san." Fujiko cominciava a sentire l'odore della lepre che si cuoceva. E se mi chiede di mangiarla con lui? pens, e quasi svenne. E se anche non me lo chiede, gliela dovr servire. Come potr non sentirmi male? Non darai di stomaco, si ordin.  il tuo karma. Nella tua vita precedente devi essere stata terribile, ma ricordati che ora tutto va bene. Mancano solo cinque mesi e sei giorni. No, non pensare a quello, pensa solo al padrone, che  un uomo coraggioso, forte, anche se mangia in modo cos strano...
Dei cavalli giunsero al portone. Buntaro smont e mand via gli altri, poi, accompagnato solo dalla guardia del corpo, attravers il giardino, impolverato e sudato da capo a piedi. Teneva in mano l'arco e sulle spalle gli pendeva la faretra. Fujiko e la cameriera si inchinarono, detestandolo. Lo zio Buntaro era famoso per le sue furie selvagge e incontrollabili che lo spingevano a colpire senza preavviso chiunque o a litigare col primo che gli capitasse. I suoi servi e le sue donne vivevano in una sofferenza continua. "Entrate, prego, zio. Siete molto gentile a farci visita cos presto," disse Fujiko.
"Fujiko-san, fai... Cos' questo puzzo?"
"Il mio padrone sta cucinando della cacciagione mandata per lui dal Nobile Toranaga... insegna ai miei miserevoli servi come si deve prepararla."
"Se vuole cucinare, immagino che possa, bench..." Buntaro arricci il naso, disgustato. "S, un padrone pu fare quello che vuole in casa propria, nei limiti della legge, purch non disturbi i vicini..."
Dal punto di vista legale, un simile puzzo poteva provocare lamenti ed era male disturbare i vicini. Gli inferiori non agivano mai in modo da disturbare i superiori, o qualche testa cadeva. Per questo, su tutte le terre, i samurai potevano vivere, con cautela e cortesia, vicino ad altri samurai, del medesimo rango possibilmente, i contadini vicino ai contadini, i mercanti nelle loro strade, e gli eta isolati, fuori dalle mura. Omi era il loro vicino, pens Fujiko, e anche il loro immediato superiore. "Mi auguro sinceramente che nessuno ne sia disturbato," rispose a Buntaro, a disagio, chiedendosi quale nuovo guaio si profilasse. "Volete vedere il mio padrone?" Cominci ad alzarsi, ma lui la ferm.
"No, non disturbarlo, aspetter," disse in tono formale, e la ragazza si sent mancare il cuore. Buntaro non andava famoso per la sua cortesia e la buona educazione in lui rappresentava sempre una minaccia.
"Mi scuso di arrivare cos, senza aver mandato un messaggio per chiedere un appuntamento," continu Buntaro, "ma Toranaga-sama mi ha detto che forse potrei avere il permesso di fare il bagno e di alloggiare qui. Di tanto in tanto. Vorresti chiedere pi tardi all'Anjin-san se me ne d il permesso?"
"Certo," rispose lei, secondo l'etichetta, e odiando l'idea di avere Buntaro in casa sua. "Sono sicura che ne sar onorato, zio. Posso offrirvi del sak o del cha, mentre aspettate?"
"Sak, grazie."
Nigatsu sistem in fretta un cuscino sulla veranda e corse per il sak, anche se avrebbe preferito molto restare accanto alla padrona.
Buntaro consegn arco e faretra alla guardia del corpo, si sfil i sandali impolverati e sal pesantemente i gradini. Tolse dal fodero lo spadone e sedette a gambe incrociate, deponendolo sulle ginocchia.
"Dov' mia moglie? Con l'Anjin-san?"
"No, Buntaro-sama, mi dispiace.  stata chiamata alla fortezza..."
"Chiamata? Da chi? Da Kasigi Yabu?"
"Oh, no! Dal Nobile Toranaga, signore, al suo ritorno dalla caccia, nel pomeriggio."
"Oh, Toranaga-sama!" Buntaro guard aggrondato la fortezza, dall'altra parte della baia. La bandiera di Toranaga sventolava accanto a quella di Yabu.
"Volete che mandi qualcuno a cercarla?"
Lui scosse la testa. "C' tempo." Respir profondamente e punt lo sguardo sulla nipote, figlia della pi giovane delle sue sorelle. "Sono fortunato ad avere una moglie cos colta, ne?"
"S, signore. Davvero.  stata preziosissima per interpretare il sapere dell'Anjin-san."
Buntaro torn a fissare la fortezza, poi annus il vento che gli portava un'altra zaffata di odore di lepre. "Sembra di essere a Nagasaki, o in Corea. Stanno sempre a cuocere carne, bollita o arrosto. Puzza... mai sentito un puzzo simile. I coreani sono bestie, come i cannibali. La puzza di aglio gli penetra perfino nei vestiti e nei capelli."
"Dev'essere stato terribile."
"La guerra era bella. Avremmo potuto vincere con facilit. E colpire la Cina, occuparla. E civilizzare tutti e due i paesi." Buntaro arross e la voce gli si fece rauca. "Invece niente. Abbiamo fallito e siamo tornati indietro con la nostra vergogna perch siamo stati traditi. Traditi dagli sporchi traditori piazzati in alto."
"S,  molto triste, ma avete ragione. Proprio ragione, Buntaro-sama," ment lei, in tono consolatorio, sapendo che nessuno al mondo poteva vincere la Cina, e nessuno poteva civilizzarla, poich la Cina era civile dai tempi pi antichi.
La vena sulla fronte di Buntaro pulsava ed egli parlava quasi a se stesso. "Pagheranno. Tutti loro, i traditori.  solo questione di aspettare sulla riva del fiume che l'acqua porti i cadaveri dei tuoi nemici, ne? Io aspetter e presto, molto presto, sputer sulle loro teste. Me lo sono giurato." Guard la nipote. "Odio i traditori e gli adulteri. E tutti i bugiardi!"
"Sono d'accordo. Avete ragione, Buntaro-sama," rispose lei, agghiacciata, sapendo che non esistevano limiti alla ferocia di lui. A sedici anni Buntaro aveva ucciso con le proprie mani sua madre, una delle concubine minori di Hiro-matsu, per una supposta infedelt verso il marito, allora in guerra al fianco del dittatore Goroda. E anni dopo aveva ucciso il primo figlio avuto dalla prima moglie, per dei pretesi insulti, rimandando lei dai genitori, dove si era suicidata, incapace di sopportare il disonore. Aveva agito in modo terrificante con le sue concubine e con Mariko. E aveva litigato violentemente col padre di Fujiko, accusandolo di vilt e screditandolo presso il Taiko, che gli aveva ordinato di punto in bianco di radersi il capo e farsi monaco. L'uomo era morto poco dopo, divorato dal disonore e dalla vergogna.
Fujiko dovette fare appello a tutta la sua volont per mostrarsi calma. "Siamo stati cos orgogliosi di sapere che eravate sfuggito al nemico," esclam.
Arriv il sak e Buntaro cominci a bere rumorosamente. Dopo il giusto tempo, Fujiko si alz. "Vi prego, scusatemi un momento." And in cucina ad avvertire Blackthorne, chiedergli il permesso di ospitare Buntaro e dire a lui e alla servit quello che c'era da fare.
"Perch proprio qui?" chiese Blackthorne, irritato. "Perch deve stare qui?  necessario?"
Fujiko, scusandosi, cerc di spiegargli che non si poteva rifiutare l'ospitalit a Buntaro. Blackthorne torn tetro nella sua cucina e lei torn invece da Buntaro, col petto oppresso.
"Il mio padrone dice che sar onorato di avervi qui. La sua casa  la vostra casa."
"Che te ne pare di essere concubina di un barbaro?"
"Lo credevo orribile, ma con l'Anjin-san, che  hatamoto, e quindi samurai... immagino sia come con gli altri. Per me  la prima volta e preferisco essere moglie. L'Anjin-san  come gli altri uomini, anche se, s, alcune sue abitudini sono strane."
"Chi avrebbe mai supposto che una persona della nostra casata diventasse concubina di un barbaro... sia pure un hatamoto."
"Non avevo scelta. Ho soltanto obbedito al Nobile Toranaga e al nonno, il capo del nostro clan. A una donna tocca l'obbedienza."
"Certo." Buntaro aveva finito il sak e lei gli riemp di nuovo la coppa. L'obbedienza  importante in una donna. E Mariko-san  obbediente."
"S, signore." Fujiko scrut quella brutta faccia da scimmia. "Non vi ha portato che onore. Senza la Nobile vostra moglie, Toranaga-sama non avrebbe mai appreso il sapere dell'Anjin-san."
Egli sorrise, di un sorriso contorto. "Ho sentito che hai puntato le pistole in faccia a Omi-san."
"Facevo solo il mio dovere, signore."
"Dove hai imparato a maneggiare le pistole?"
"Non ne avevo mai toccata una fino a quel momento. Non sapevo neppure se fossero cariche, ma avrei premuto il grilletto."
Buntaro scoppi a ridere. "Anche Omi-san l'ha creduto."
Fujiko riemp di nuovo la coppa. "Non ho mai capito perch Omi-san non abbia cercato di strapparmele. Il suo signore gli aveva ordinato di prenderle, ma lui non lo ha fatto."
"Io lo avrei fatto."
"S, zio, lo so. Eppure, scusate, io avrei ugualmente premuto il grilletto."
"S, ma mi avresti mancato."
"Probabilmente. Ma da allora ho imparato a tirare."
"Te l'ha insegnato lui?"
"No, un ufficiale del Nobile Naga."
"Perch?"
"Mio padre non ha mai permesso alle sue figlie di imparare a usare la spada o a maneggiare la lancia. Pensava, e credo saggiamente, che dovessimo dedicarci a cose pi delicate. Ma a volte una donna ha bisogno di proteggere il proprio signore e la sua casa. La pistola  un'arma giusta per le donne, ottima. Richiede poca pratica e nessuna forza. Perci adesso posso essere un po' pi utile al mio padrone, perch senza dubbio farei volare via la testa di chiunque, per proteggerlo e per salvare l'onore della nostra casa."
Buntaro scol la coppa. "Sono stato orgoglioso di apprendere che ti eri opposta a Omi-san. Ti sei comportata bene. Anche il Nobile Hiro-matsu ne sar orgoglioso."
"Grazie, zio. Ma era dovere." Si inchin cerimoniosamente. "Il mio padrone chiede se gli fate l'onore di parlare con lui."
Buntaro rispett il galateo. "Ringrazialo, ma prima potrei fare un bagno? Se a lui sta bene, ci vedremo quando mia moglie sar di ritorno."

35
Blackthorne aspettava in giardino. Indossava il chimono marrone, l'uniforme che gli aveva donato Toranaga, con le spade alla cintura e, nascosta dentro la cintura, la pistola carica. Dalle spiegazioni frettolose di Fujiko e poi dei domestici aveva dedotto di dover ricevere Buntaro in forma ufficiale, perch il samurai era un generale e un hatamoto importante, oltre che il primo ospite che venisse accolto nella casa. Perci rapidamente aveva fatto il bagno e si era cambiato e si era messo ad aspettare nel posto fissato.
Il giorno prima, all'arrivo, aveva incontrato brevemente Buntaro, ma poi il samurai per tutto il giorno era stato impegnato con Toranaga e Yabu, insieme a Mariko, e Blackthorne era stato lasciato solo a organizzare l'affrettata esercitazione, affiancato da Omi e Naga. L'esercitazione era stata soddisfacente.
Mariko era tornata a casa molto tardi. In poche parole gli aveva raccontato della fuga di Buntaro, della caccia da parte degli uomini di Ishido e della traversata delle province ostili fino al Kwanto. " stato molto difficile, Anjin-san, ma forse non troppo per mio marito, che  molto forte e molto coraggioso."
"Cosa succeder adesso? Dovrete partire?"
"Gli ordini del Nobile Toranaga sono che tutto resti com'. Niente deve cambiare."
"Voi siete cambiata, Mariko. Si  spenta una scintilla in voi."
"No. Queste sono fantasie vostre, Anjin-san.  solo il sollievo di averlo rivisto vivo quando lo credevo morto."
"S. Ma questo porta una differenza, vero?"
"Per forza. Ringrazio Dio che il mio padrone non sia stato catturato... che sia vivo per obbedire a Toranaga-sama. Mi vorrete scusare, Anjin-san, ma sono stanca. Mi spiace, ma sono molto, molto stanca."
"Posso fare qualcosa?"
"Che potreste fare, se non essere lieto per lui e per me? In verit niente  cambiato. Niente  finito, perch niente era incominciato. Tutto  com'era. Mio marito  vivo."
Non lo avresti desiderato morto? si chiese Blackthorne. No.
Allora perch la pistola nascosta? Hai un senso di colpa? No. Niente  cominciato. Veramente? No. Tu hai pensato di fare l'amore con lei, quella notte. Non  come averla posseduta davvero?
Vide Mariko uscire dalla casa: sembrava una miniatura di porcellana, a un passo dietro Buntaro, che per contrasto appariva ancora pi massiccio. Con lei c'erano Fujiko e le cameriere.
S'inchin. "Yokoso oide kudasareta, Buntaro-san." Benvenuto nella mia casa.
Tutti si inchinarono. Buntaro e Mariko sedettero sui cuscini davanti a lui, Fujiko sedette invece dietro di lui. Nigatsu e l'altra cameriera, Koi, cominciarono a servire t e sak. Buntaro prese il sak e altrettanto fece Blackthorne.
'Domo, Anjin-san. Ikaga desu ka?"
"Ii. Ikaga desu ka?"
"Ii. Kowa jozuni shabereu yoni natta na." Bene. Cominciate a parlare bene il giapponese.
Ma presto Blackthorne perse il filo del discorso, perch Buntaro parlava in fretta e senza badare alle sue difficolt. "Scusate, Mariko-san, ma non capisco."
"Mio marito vuole ringraziarvi per aver cercato di salvarlo. Con il remo. Ricordate? Mentre fuggivamo da Osaka."
"Ah, so desu! Domo. Riferitegli che sono ancora convinto che avremmo dovuto riaccostare a riva. Il tempo c'era. E la cameriera  annegata inutilmente."
"Dice che quello era il karma."
" stata una morte sprecata," ribatt Blackthorne, e rimpianse subito di essere stato brusco. Not che Mariko non traduceva la frase.
"Mio marito ritiene che la strategia dell'attacco sia veramente ottima."
"Domo. Comunicategli che sono lieto che si sia salvato. E che spetter a lui il comando del reggimento. E che, naturalmente, qui  il benvenuto."
"Domo, Anjin-san. Buntaro-sama dice che il piano d'attacco  molto buono, ma che lui, da parte sua, porter sempre arco e spade. Con quelle pu uccidere a distanza molto maggiore, con grande precisione e pi in fretta di un moschetto."
"Domani far una gara con lui e vedremo quale sistema  migliore."
"Perderete, Anjin-san, mi spiace. Posso mettervi in guardia e dissuadervi dal provare?"
Blackthorne vide lo sguardo di Buntaro passare da lui a Mariko e viceversa. "Grazie Mariko-san. Ditegli che mi piacerebbe vederlo tirare."
"Chiede se voi sapete usare l'arco."
"S, ma non come un arciere. Gli archi sono molto fuori moda da noi, eccetto le balestre. Io sono stato addestrato per il mare, e l si adoperano solo i cannoni, i moschetti o i coltelli. A volte le frecce infuocate, ma solo per incendiare le vele dei nemici, a distanza ravvicinata."
"Domanda come si usano e come si fabbricano queste frecce infuocate. Sono diverse dalle nostre, da quelle usate a Osaka contro la galea?"
Blackthorne cominci a spiegare e ci fu la solita serie noiosa di interruzioni e di domande ripetute. Ormai era abituato alla loro mentalit incredibilmente inquisitoria per ogni aspetto della guerra, ma parlare attraverso un'interprete era una cosa che stancava molto. Pur essendo Mariko eccellente, le sue traduzioni di rado erano precise. Una risposta lunga veniva inevitabilmente accorciata, qualcosa mutava e nascevano equivoci, per cui bisognava ripetere le spiegazioni.
Ma senza Mariko, lo sapeva bene, non sarebbe mai stato per loro tanto prezioso. Solo quello che so mi tiene fuori dal pozzo, rammentava a se stesso. Ma non  un problema, perch ancora c' molto da dire e c' una battaglia da vincere. Una battaglia vera. Fino ad allora sei salvo. Devi progettare una flotta. E poi a casa. Sano e salvo.
Guard le spade di Buntaro e quelle della sua guardia, avvert il peso delle proprie e cap, una volta di pi, che in quel paese, in realt, non sarebbe mai stato al sicuro. E nessun altro era al sicuro, neppure Toranaga.
"Anjin-san, Buntaro-sama chiede: 'Se domani vi mandassi degli uomini, potreste insegnare loro a fabbricare queste frecce?'"
"Dove possiamo trovare della pece?"
"Non lo so." Mariko gli domand dove la si trovava di solito, quale ne era l'aspetto e l'odore, e quali possibili alternative esistessero. Poi parl a lungo con Buntaro. Fujiko per tutto il tempo non aveva aperto bocca, ma senza perdere niente, con il suo udito e la sua vista ben addestrati. Le cameriere, istruite da lei, a un suo lievissimo cenno, continuavano a riempire le coppe di sak.
"Mio marito dice che ne parler col Nobile Toranaga. Forse in qualche parte del Kwanto esiste la pece. Noi non ne avevamo mai sentito parlare. Se non c' la pece, noi disponiamo di oli densi - di balena - che potrebbero sostituirla. Vuole sapere se a volte da voi si usano razzi da guerra, come presso i cinesi."
"S, ma non sono considerati molto utili, se non negli assedi. Li hanno impiegati i turchi, quando hanno attaccato i cavalieri di san Giovanni a Malta. Ma servono soprattutto a scatenare incendi e panico."
"Chiede, per favore, i particolari di questa battaglia."
" avvenuta quarant'anni fa, nel pi grande..." Blackthorne si interruppe. Si era trattato dell'assedio pi importante per l'Europa. Sessantamila turchi, il fior fiore dell'impero ottomano, avevano attaccato seicento cavalieri cristiani, aiutati da poche migliaia di ausiliari maltesi, rinchiusi nel loro grande forte-castello di Sant'Elmo, sulla piccolissima isola di Malta, nel Mediterraneo. I cavalieri avevano vittoriosamente resistito a sei mesi di assedio e, incredibilmente, avevano costretto il nemico a una vergognosa ritirata. La vittoria aveva salvato tutte le coste mediterranee, e quindi la cristianit, dall'invasione delle orde di infedeli.
D'improvviso Blackthorne aveva capito che quella battaglia gli offriva una chiave per il castello di Osaka: come assediarlo, come saccheggiarlo, come irrompere attraverso le sue porte e conquistarlo.
"Stavate dicendo, senhor?"
" avvenuta quarant'anni fa, nel pi grande mare interno d'Europa, il Mediterraneo. Ma  stato un assedio come tanti assedi e non merita di parlarne," ment. Quella sua intuizione era al di sopra di ogni prezzo, da non propalare con leggerezza e certo non in quel momento. Mariko gli aveva spiegato pi volte che fra Toranaga e la sua vittoria si ergeva imprendibile il castello di Osaka. Blackthorne si sentiva sicuro che la soluzione per Osaka avrebbe potuto rappresentare il suo passaporto per lasciare l'impero, portandosi via tante ricchezze da bastargli per il resto della sua vita.
Not che Mariko sembrava turbata. "Senhora?"
"Niente, senhor." Tradusse quello che lui aveva detto, ma egli cap che aveva intuito qualcosa nel suo silenzio. L'odore dello stufato a quel punto lo distrasse.
"Fujiko-san!"
"Hai, Anjin-san?"
"Shokuji wa madaka? Kyaku wa... sazo kufuku de oro, ne?" Quando mangiamo? Forse gli ospiti hanno fame.
"Ah, gomen nasai, hi ga kurete kara ni itashimasu."
Blackthorne la vide indicare il sole e cap che aveva detto: "Dopo il tramonto." Annu con un brontolio che in Giappone significava: "Grazie, ho capito."
Mariko si rivolse di nuovo a lui. "Mio marito vorrebbe che gli parlaste di una battaglia a cui avete partecipato."
"Sono tutte descritte nel manuale di guerra, Mariko-san."
"Dice che lo ha letto con grande interesse, ma che contiene pochi particolari. Nei prossimi giorni vorrebbe apprendere tutto sulle vostre battaglie. Una adesso, se non vi spiace."
"Nel manuale ci sono tutte, Mariko-san. Forse domani." Voleva avere il tempo per meditare sull'accecante intuizione a proposito del castello di Osaka e di quella battaglia, ed era stanco di parlare, stanco di essere continuamente interrogato, ma soprattutto voleva mangiare.
"Anjin-san, non potreste ripeterla, una volta sola, per mio marito?"
Avvertendo la preghiera nel tono di lei, si ammorbid. "Ma certo. Quale pensate che gli interessi di pi?"
"Quella in Olanda. Vicino alla 'Zelanda'... si pronuncia cos?"
"S." E cominci la storia di quella battaglia, in pratica uguale a tutte le altre in cui gli uomini morivano generalmente per gli errori e la stupidit dei loro comandanti.
"Mio marito sostiene che qui non  cos. Qui i comandanti devono essere molto bravi, o muoiono molto presto."
"Naturalmente le mie critiche erano rivolte solo ai capi europei."
"Buntaro-sama dice che vi parler delle nostre guerre e dei nostri capi nei prossimi giorni, specie del Taiko. Un efficace scambio di informazioni," tradusse Mariko in tono neutro.
"Domo." Blackthorne si inchin, avvertendo lo sguardo di Buntaro che cercava di penetrare nel suo.
Che cosa vuoi da me, in realt, figlio di puttana?"

Il pranzo fu un disastro per tutti. Gi prima che lasciassero la veranda si era addensata qualche nube di cattivo auspicio.
"Scusate, Anjin-san," disse Mariko, "ma mio marito vuole sapere cos' quello laggi."
"Dove? Oh, quello!  un fagiano," rispose Blackthorne. "Me lo ha dato il Nobile Toranaga insieme a una lepre. La lepre l'avremo per cena, all'uso inglese... per lo meno io la manger, ma ce n' per tutti."
"Grazie, ma... mio marito e io non mangiamo carne. Ma il fagiano perch sta appeso l? Con questo caldo non sarebbe meglio prepararlo subito?"
"Cos si prepara il fagiano; lo si appende perch la carne si frolli."
"Come? Proprio cos? Scusate, Anjin-san," e arross, "ma andr a male presto.  ancora con le penne e non  stato... pulito."
"La carne del fagiano  asciutta, Mariko-san, perci lo si lascia appeso qualche giorno, anche quindici, a volte, a seconda del tempo che fa. Pi lo si spenna, lo si pulisce e lo si cucina."
"Lo lasciate... all'aria? Ad andare a male? Come..."
"Nan ja?" intervenne Buntaro spazientito.
Mariko si scus e tradusse. Lui trattenne il fiato, quindi and a osservare e toccare il fagiano. Qualche mosca si alz e poi ci si riadagi. Fujiko gli disse poche parole, in tono esitante, e Buntaro arross.
"La vostra concubina sostiene che avete ordinato che nessuno lo tocchi tranne voi,  vero?" chiese Mariko.
"S. Voi non tenete la cacciagione a frollare? Eppure c' anche qualcuno non buddista."
"No, Anjin-san. Credo di no.
"Secondo alcuni si dovrebbe tenerlo appeso per le penne della coda, finch il fagiano non casca, ma sono storie di vecchie comari," osserv Blackthorne. "Il modo giusto  appenderlo per il collo, cos tutti i suoi succhi restano al loro posto. Qualcuno lo lascia appeso finch il collo si stacca, ma a me non piace tanto frollato. Noi avevamo l'abitudine..." s'interruppe perch l'aveva vista diventare leggermente verdognola in viso.
"Nan desu ka, Mariko-san?" chiese, sollecita, Fujiko.
Mariko rifer e tutti risero nervosamente, poi Mariko si alz. "Mi vorrete scusare un momento, Anjin-san..."
I vostri cibi sono altrettanto strani, avrebbe voluto dire lui. Le seppie crude di ieri, per esempio, bianche, scivolose, quasi insipide, filacciose, accompagnate solo da salsa di soia per mandarle gi. O i tentacoli del polipo, pure crudi, con riso freddo e alghe. E le meduse con quella specie di broda, il torfu, di fagioli fermentati, che sembra vomito di cane. Oh, servito in belle ciotoline, ma sempre vomito di cane! Da far stare male chiunque!
Alla fine andarono a pranzo, nella sala che dava sulla veranda e dopo i soliti inchini e convenevoli e sak, arrivarono i cibi. Piccoli vassoi di zuppa di pesce e riso e pesce crudo, come sempre. E poi il suo stufato.
Sollev il coperchio con le sue mani e il vapore sal alto, mentre minuscole bolle di grasso danzavano sulla superficie scintillante. L'attraente brodo grasso era pieno di pezzi di carne sugosa e tenera. La offr orgoglioso, ma tutti la rifiutarono, pregandolo di mangiare lui.
"Domo," disse. Secondo le buone maniere si doveva bere il brodo dalle ciotole e mangiare qualunque boccone solido con i bastoncini. Sul vassoio c'era il mestolo. Si era riempito la ciotola e aveva incominciato a mangiare. Poi aveva scorto i loro sguardi: lo fissavano con una specie di fascino nauseato che non riuscivano a nascondere. Sent l'appetito diminuire. Cerc di ignorarli, con lo stomaco che protestava per avere dell'altro, ma non ci riusc. Irritato, depose la scodella, rimise il coperchio e brontol seccamente che non era di suo gusto. Ordin a Nigatsu di portarlo via.
"Fujiko-san chiede se deve essere gettato via," disse Mariko.
"S."
Fujiko e Buntaro si rilassarono visibilmente.
"Volete altro riso?" domand Fujiko.
"No, grazie."
Mariko agit il ventaglio, con un sorriso di incoraggiamento e gli riemp la coppa di sak. Ma Blackthorne non si sent affatto consolato e decise che in avvenire avrebbe cucinato fra le colline, per suo conto, mangiato per suo conto, e sarebbe andato a cacciare apertamente.
All'inferno tutti quanti! Se pu cacciare Toranaga, lo posso anch'io. E quando lo vedr? Quanto devo aspettare?
"Accidenti ad aspettare e accidenti a Toranaga!" esclam in inglese. Poi si sent meglio.
"Come, Anjin-san?" chiese Mariko in portoghese.
"Niente," le rispose. "Mi chiedevo quando vedr Toranaga-sama."
"Non me lo ha detto. Ma molto presto, credo."
Buntaro stava inghiottendo rumorosamente, com'era suo costume, sak e zuppa. E Blackthorne ne fu infastidito. Mariko parlava animatamente col marito, che quasi non le dava retta e rispondeva a grugniti. Lei non mangiava e il vedere sia lei che Fujiko affaccendarsi intorno a Buntaro lo irrit ancora di pi, soprattutto per essere stato costretto ad accettarlo come ospite.
"Riferite a Buntaro-sama che nel mio paese l'ospite usa brindare ai suoi onorevoli invitati." Con un sorriso tetro alz la coppa. "Lunga vita e felicit!" disse, e bevve.
Buntaro ascolt la spiegazione di Mariko, annu, alz la sua coppa e la scol, con un sorriso fra i denti.
"Salute!" Blackthorne brind di nuovo.
E poi di nuovo. E di nuovo.
"Salute!" Ma questa volta Buntaro non bevve. Depose la coppa piena e fiss Blackthorne con i suoi occhietti, poi chiam qualcuno che stava fuori. Lo shoji si apr subito e la sua guardia, onnipresente, si inchin e gli porse l'enorme arco e la faretra. Buntaro li prese e parl a Blackthorne in tono violento e rapido.
"Mio marito dice... dice che volevate vederlo tirare, Anjin-san. Secondo lui domani  troppo lontano. Il momento buono  adesso. All'ingresso di casa vostra, Anjin-san. Chiede quale pilastro volete scegliere."
Non capisco, rispose lui.
Il portone si trovava a circa quaranta passi, ma era completamente nascosto dalla parete alla sua destra.
"A sinistra o a destra? Scegliete, prego." Il tono era pressante.
Osserv Buntaro: appariva lontano, dimentico di loro, con lo sguardo, nel brutto volto, fisso nel vuoto.
"Sinistra," disse, affascinato.
"Hidari!" tradusse lei.
All'istante Buntaro trasse una freccia dalla faretra e, sempre seduto, sollev l'arco, tir la corda e lasci partire la freccia con un gesto feroce e quasi lirico. La freccia sfior una ciocca di capelli di Mariko nel passare, e scomparve trapassando lo shoji. Una seconda la segu prima che fosse scomparsa del tutto, e poi una terza, ed entrambe rischiarono di trafiggere Mariko. Ma la donna rimase immobile e calma, in ginocchio come prima.
La quarta freccia e poi l'ultima. Il silenzio era denso dell'eco del loro sibilo e delle vibrazioni dell'arco. Buntaro sospir e lentamente rientr in s. Depose l'arco sulle ginocchia. Mariko e Fujiko, tirando il fiato, sorrisero e s'inchinarono complimentandosi ed egli rispose con un inchino. Tutti guardarono Blackthorne, a cui sembrava quasi di avere assistito a una magia: tutte le frecce erano passate nello stesso foro dello shoji.
Buntaro restitu l'arco alla guardia e prese la minuscola coppa. La fiss un attimo, poi la sollev verso Blackthorne, bevve e parl bruscamente, tornato quello di sempre.
"Lui... mio marito vi prega di andare a guardare."
Blackthorne riflett un momento, cercando di dominare i battiti del cuore. "Non  necessario.  ovvio che ha colpito il bersaglio."
"Dice che vorrebbe che voi ne foste sicuro."
"Sono sicuro."
"Per favore, Anjin-san. Gli rendereste onore."
"Non ho bisogno di rendergli onore."
"S, ma vorrei unire anche la mia preghiera..."
Di nuovo lo sguardo implorante. "Come si dice: ' stata una meraviglia assistere a questa bravura.'?"
Glielo insegn, lui ripet la frase e si inchin. Buntaro si inchin in risposta.
"Chiedetegli, vi prego, di venire con me a vedere le frecce."
"Ripete che vorrebbe che ci andaste da solo. Lui non vuole andarci."
"Perch?"
"Se ha mirato giusto, senhor, dovete vederlo con i vostri occhi. E se ha sbagliato, anche questo dovete vederlo voi. Cos n voi n lui sarete imbarazzati."
"E se ha sbagliato?"
"Non ha sbagliato. Ma secondo i nostri usi, in condizioni simili, la precisione non conta di fronte all'eleganza dell'arciere, alla nobilt del suo movimento, alla forza necessaria per tirare da seduto, e al suo distacco di fronte al vincere o al perdere."
Le frecce erano confitte al centro del pilastro di sinistra, a due centimetri l'una dall'altra. Blackthorne si volt e scorse nello shoji, a una quarantina di passi, il nitido foro nella carta, da cui usciva un raggio di luce che trapassava il buio.
 quasi impossibile essere cos precisi, pens. Da dove stava seduto, Buntaro non poteva vedere n il giardino n il portone, e la notte era fonda. Blackthorne torn al pilastro di legno e sollev pi in alto la lanterna. Con l'altra mano cerc di estrarre una freccia, ma l'acciaio era penetrato troppo a fondo. Avrebbe potuto strapparne l'estremit di legno, ma non volle.
La guardia lo stava osservando. Blackthorne esit. La guardia avanz per aiutarlo, ma lui scosse la testa. "Iy, domo," disse, e torn in casa.
"Mariko-san, vi prego, dite alla mia concubina che desidero che le frecce vengano lasciate per sempre l. Tutte. Per ricordarmi un maestro arciere. Non avevo mai visto tiri simili." Si inchin a Buntaro.
"Grazie, Anjin-san." Tradusse e Buntaro si inchin e ringrazi a sua volta per il complimento.
"Sak!" ordin Blackthorne.
Bevvero ancora, e molto. Buntaro mandava gi il vino senza badarci e il vino si impadroniva di lui. Blackthorne lo sorvegliava senza darlo a vedere, continuando a chiedersi come avesse potuto tirare le frecce e allinearle con quella precisione.  impossibile, eppure l'ho visto con i miei occhi... Chiss cosa staranno facendo Vinck e Baccus e tutti gli altri. (Toranaga gli aveva detto che l'equipaggio era alloggiato a Yedo, vicino all'Erasmus.) Cristo, come mi piacerebbe essere con loro e tornare a bordo!
Osserv Mariko, che stava parlando col marito. Buntaro ascolt, poi, con sorpresa di Blackthorne, mostr un'espressione di odio. Prima che l'inglese potesse distogliere lo sguardo, Buntaro lo vide.
"Nan desu ka?" La frase risuon come un'accusa.
"Nani-mo, Buntaro-san." Niente. Blackthorne offr sak a tutti, cercando di riparare alla sua mancanza di cortesia. Le signore accettarono di nuovo, ma bevvero solo qualche sorso. Buntaro vuot la coppa immediatamente, pieno di cattivo umore, poi si rivolse a Mariko con un lungo discorso.
Blackthorne sbott: "Che gli succede? Cosa dice?"
"Oh, scusate, Anjin-san. Mio marito chiedeva di voi, di vostra moglie e delle vostre concubine, e dei vostri figli. E di cosa  successo dopo la partenza da Osaka. Lui..." s'interruppe e, cambiata idea, con una voce diversa aggiunse: " estremamente interessato a voi e alle vostre idee."
"Anch'io sono interessato a lui e alle sue, Mariko-san. Come vi siete conosciuti, voi e lui? Quando vi siete sposati?" Ma Buntaro esplose in una serie di frasi spazientite.
Mariko tradusse subito e intanto Buntaro riemp fino all'orlo due coppe di sak, ne offr una a Blackthorne e accenn alle donne di bere anche loro.
"Mio marito dice che a volte le coppe del sak sono troppo piccole." Sia lei che Fujiko bevvero un sorso, poi arriv un'altra lunga arringa di Buntaro, pi bellicosa, e il sorriso delle signore si raggel.
"Iy, dozo gomen nasai, Buntaro-sama," cominci Mariko.
"Ima!" ordin Buntaro.
Fujiko cerc di parlare anche lei, agitata, ma con uno sguardo fu ridotta al silenzio. '''Dozo, gomen nasai," mormor in tono di scusa.
"Che cos'ha detto, Mariko-san?"
Lei parve non udirlo. "Dozo gomen nasai, Buntaro-sama, watashi..."
La faccia di Buntaro divent rossa. "IMA!"
"Scusate tanto, Anjin-san, ma mio marito mi ordina di... di rispondere alle vostre domande, e di parlarvi di me. Gli ho detto che non mi sembra si debbano discutere a quest'ora della notte questioni di famiglia, ma lui me lo ordina. Abbiate pazienza, vi prego." Bevve un lungo sorso di sak. Poi un altro. I pochi capelli usciti dall'acconciatura si muovevano con il ritmo del ventaglio di Fujiko. Fin la coppa e la depose. "Il mio nome da ragazza era Akechi. Sono figlia del Nobile generale Akechi Jinsai, l'assassino. Mio padre uccise a tradimento il suo feudatario, il dittatore Goroda."
"Buon Dio! Perch?"
"Qualunque ne sia stata la ragione,  insufficiente, Anjin-san. Mio padre commise il delitto pi grave per il nostro mondo. Il mio sangue ne  macchiato, e cos quello di mio figlio."
"Allora perch..." si ferm.
"S, Anjin-san?"
"Volevo dire soltanto che capisco cosa significhi... uccidere un feudatario. Mi stupisce che siate rimasta viva."
"Mio marito mi fece l'onore..."
Buntaro l'interruppe di nuovo, con cattiveria, e lei, scusandosi, tradusse le parole di Blackthorne. Con un gesto di disprezzo il marito le accenn di proseguire.
"Mio marito mi fece l'onore di mandarmi via," continu Mariko, con la stessa dolcezza. "Io implorai che mi permettesse di fare seppuku, ma lui mi rifiut questo privilegio... Vi spiego meglio: il seppuku  un privilegio che mi pu concedere lui solo o il Nobile Toranaga. Io glielo chiedo ancora umilmente, ogni anno, nell'anniversario del tradimento. Ma mio marito, nella sua saggezza, me lo ha sempre rifiutato." Il suo sorriso era bellissimo. "Mio marito mi rende onore ogni giorno, in ogni momento, Anjin-san. Al suo posto io non sarei capace nemmeno di rivolgere la parola a una persona cos... abietta."
"Per questo voi siete l'ultima della vostra famiglia?" chiese Blackthorne, ricordando che gli aveva parlato di una catastrofe, mentre si allontanavano dal castello di Osaka.
Mariko tradusse la domanda per Buntaro, poi riprese. "Hai, Anjin-san, ma non fu una catastrofe, non per loro. Mio padre e la sua famiglia vennero catturati sulle colline da Nakamura, il generale poi divenuto Taiko. Fu Nakamura a guidare l'esercito della vendetta e a sterminare tutti gli uomini di mio padre, fino all'ultimo. Erano ventimila. Mio padre e la sua famiglia restarono intrappolati, ma egli ebbe il tempo di aiutarli tutti, quattro fratelli e tre sorelle, mia... madre e le due concubine. Tutti fecero seppuku, mostrandosi tutti veri samurai. Si inginocchiarono coraggiosamente davanti a lui, uno dopo l'altro, ed egli li uccise, uno dopo l'altro. Morirono con onore. E anche lui mor onorevolmente. I due fratelli di mio padre e uno zio si erano uniti a lui contro il loro feudatario, e furono presi in trappola e anche loro morirono con onore. Non un solo Akechi sopravvisse per affrontare l'odio e la derisione del nemico, nessuno tranne me - no, scusate, Anjin- san, sbaglio - mio padre e i suoi fratelli e suo zio erano il vero nemico. Del nemico, io sola sono rimasta viva, testimone vivente di uno sporco tradimento. Io, Akechi Mariko, sono stata lasciata viva perch ero sposata e quindi appartenevo alla famiglia di mio marito. Allora abitavamo a Kyoto e l mi trovavo quando mio padre mor. Il suo tradimento e la sua ribellione durarono soltanto tredici giorni, Anjin-san, ma il nome di Akechi sar nefando finch gli uomini vivranno su queste isole."
"Da quanto tempo eravate sposata quando tutto ci accadde?"
"Due mesi e tre giorni, Anjin-san."
"E avevate quindici anni?"
"S. Mio marito mi rese onore non divorziando da me n scacciandomi, come avrebbe dovuto. Fui mandata lontano in un villaggio del nord. Faceva tanto freddo, Anjin-san, nella provincia dello Shonai. Tanto freddo."
"Quanto ci siete rimasta?"
"Otto anni. Il Nobile Goroda aveva quarantanove anni quando mor sfuggendo alla cattura. Quasi sedici anni fa, Anjin-san, e..."
Buntaro la interruppe di nuovo in tono sferzante.
"Scusatemi, Anjin-san," riprese Mariko. "Mio marito osserva giustamente che avrei potuto limitarmi a dire che sono la figlia di un traditore e che le lunghe spiegazioni non sono necessarie. Naturalmente alcune spiegazioni sono utili," aggiunse, con tono deciso. "Scusate le cattive maniere di mio marito, vi prego, e ricordate quanto vi ho detto delle orecchie che ci sono date per sentire e del Recinto a Otto Pareti. Perdonatemi, Anjin-san, ma ho l'ordine di andarmene. Voi potete restare finch lui resta o crolla ubriaco. Non intervenite." Si inchin a Fujiko. "Dozo gomen nasai."
"Do itashimashit."
Mariko chin il capo verso Buntaro e usc. Nell'aria rimase il suo profumo.
"Sak!" ordin Buntaro, con un sorriso cattivo. Fujiko riemp le coppe.
"Salute!" disse Blackthorne, stravolto dentro di s.
Per pi di un'ora brind con Buntaro, finch si sent la testa girare. A quel punto Buntaro croll inerte in mezzo a un caos di tazze e coppe. Subito si apr lo shoji ed entr la guardia con Mariko. Insieme ai domestici, scaturiti a un tratto dal nulla, lo portarono nella stanza di fronte. La stanza di Mariko. Con l'aiuto della cameriera Koi, la donna cominci a spogliarlo. La guardia chiuse lo shoji e si sedette nel corridoio, con la mano sull'elsa della spada.
Fujiko rest in attesa, guardando Blackthorne. Vennero le cameriere a riordinare e Blackthorne stancamente si pass la mano fra i capelli lunghi e si aggiust il nastro che li teneva raccolti. Poi vacillando si alz e usc sulla veranda, seguito da Fujiko.
L'aria odorava di buono e lo rimise in sesto. Ma non abbastanza. Sedette pesantemente sui gradini e inspir l'aria notturna.
Fujiko si inginocchi dietro di lui e si chin. "Gomen nasai, Anjin-san," sussurr, indicando con la testa la casa. "Wakarimasu ka?" Avete capito?
"Wakarimasu, shigata ga nai." Scorgendone la paura, le accarezz i capelli.
"Arigato, arigato, Anjinsama."
"Anatawa suimin ima, Fujiko-san." L'inglese trovava a fatica le parole. Dormire adesso.
"Dozo gomen nasai, Anjin-sama, suimin, ne?" rispose lei, accennandogli con occhi imploranti alla camera da letto.
"Iy. Watashi oyogy ima." No, io vado a nuotare.
"Hai, Anjin-sama." Obbediente, la ragazza chiam due servi, che vennero di corsa. Erano due giovani del villaggio, robusti e buoni nuotatori.
Blackthorne non si oppose, sapendo che le obiezioni sarebbero state inutili. "Comunque," disse forte, mentre scendeva a balzelloni per il sentiero, con la testa offuscata dal vino, "comunque, almeno l'ho mandato a dormire. Adesso non pu farle del male."

Blackthorne nuot per un'ora e si sent meglio. Al suo ritorno, Fujiko era sulla veranda con una teiera di cha appena fatto. Ne accett una tazza, poi and a letto e si addorment subito.
Lo risvegli il suono della voce di Buntaro, carica di astio. La sua mano destra corse ad afferrare il calcio della pistola che teneva sempre carica sotto il cuscino, mentre il cuore batteva con violenza per il risveglio improvviso.
Poi Buntaro tacque e si ud la risposta di Mariko. Blackthorne non ne coglieva che poche parole, ma era chiaro il tono ragionevole, non umile n lamentoso, e non c'erano lacrime nella sua voce. Solo la consueta ferma serenit. D'un tratto Buntaro esplose di nuovo.
Blackthorne tent di non ascoltare.
"Non intervenite," aveva detto lei, e lei era piena di saggezza. Lui non aveva nessun diritto, e Buntaro molti. "Vi prego di essere cauto, Anjin-san. Ricordate quanto vi ho detto delle orecchie che ci sono date per sentire e del Recinto a Otto Pareti." Rimase fermo, obbediente, costringendosi a riflettere su quello che lei gli aveva insegnato.
"Vedete, Anjin-san," gli aveva spiegato in quella sera particolare, dopo tanto sak, quando lui aveva scherzato sulla mancanza di intimit in ogni luogo, con la gente sempre intorno e le pareti di carta, e occhi e orecchie sempre all'erta, "qui dovete imparare a crearvi la vostra intimit. Fin da bambini noi impariamo a scomparire dentro di noi, a erigere mura impenetrabili, dietro cui viviamo. Se non potessimo, senza dubbio impazziremmo e ci ammazzeremmo l'un l'altro e poi uccideremmo anche noi stessi."
"Quali muri?"
"Oh, possediamo un labirinto senza fine in cui nasconderci, Anjin-san! Cerimoniali e usanze, e tab di ogni genere. Anche la nostra lingua possiede sfumature che voi non avete, che ci permettono di evitare, cortesemente, qualunque domanda, quando non vogliamo rispondere."
"Ma come riuscite a chiudere le orecchie?  impossibile."
"No,  molto facile, con l'addestramento. Naturalmente, si comincia fin da piccoli, appena il bambino sa parlare, cos che gli diventa una seconda natura... se no, come potremmo sopravvivere? Prima vi sgombrate la mente dalla gente, per mettervi su un altro piano. Un grande aiuto  offerto dalla contemplazione del tramonto o dall'ascoltare la pioggia... avete mai notato i suoni diversi della pioggia? Se veramente ascoltate, allora il presente svanisce. Ascoltare i fiori che cadono e le rocce che crescono, questi sono esercizi eccezionali. Naturalmente non dovete vedere le cose, esse non sono che segni, messaggi al vostro hara, al vostro centro, per ricordarvi la transitoriet della vita, e aiutarvi a conquistare il wa, l'armonia, Anjin-san, l'armonia perfetta, che  la qualit pi ricercata in tutta la vita giapponese, in tutta l'arte, tutta..." aveva riso. "Ecco, vedete che effetto produce il sak!" Si era sfiorata le labbra con la punta della lingua, in un modo tanto eccitante. "Vi sussurrer un segreto: non lasciatevi incantare dai nostri sorrisi e dalla gentilezza, dal cerimoniale e dagli inchini, la dolcezza e le premure. Sotto a tutto questo, noi possiamo trovarci a un milione di ri di distanza, soli e sicuri. Perch questo cerchiamo: l'oblio. Una delle prime poesie scritte da noi - la si legge nel Kojiko, il nostro primo libro di storia, che risale a un migliaio d'anni fa - forse vi spiegher quanto vi dico:

Otto nuvole si alzano
perch gli amanti vi si nascondano.
Il Recinto a Otto Pareti della provincia di Izumo
racchiude quelle nubi a Otto strati...
oh, quale meraviglia quel Recinto a Otto Pareti!

E certo impazziremmo, se non avessimo un Recinto a Otto Pareti!"
Ricordati il Recinto, si ammon Blackthorne, mentre la furia sibilante di Buntaro esplodeva di nuovo. Non sai niente di lei. N di lui. Pensa al reggimento moschettieri, o a casa o a Felicity. O a come recuperare la nave. A Baccus, a Toranaga, a Omi-san. Che decidere per Omi? Devo vendicarmi? Lui vuole essere amico e dall'episodio delle pistole in poi si  mostrato buono e gentile...
Il rumore del colpo gli penetr nel cervello. Poi la voce di Mariko riprese. Un secondo colpo, e Blackthorne balz in piedi. Apr lo shoji e si vide di fronte la guardia a spada sguainata, davanti alla stanza di Mariko.
Blackthorne stava per gettarsi sul samurai, quando la porta in fondo al corridoio si apr. Fujiko si accost a lui, con i capelli sciolti sul chimono. Il rumore di stoffa lacerata e di un altro colpo, che giunse dalla stanza di Mariko, parve che non la impressionasse. Si inchin educatamente alla guardia e si mise fra lei e Blackthorne, poi prese quest'ultimo per un braccio e lo spinse nella sua stanza. Vedendo il samurai pronto a uccidere e avendo solo una pallottola in canna, l'inglese si ritir. Fujiko lo segu, chiudendosi lo shoji alle spalle, poi, spaventata, scosse la testa portandosi un dito alle labbra, e lo fiss con occhi imploranti.
"Gomen nasai, wakarimasu ka?"
Ma lui stava concentrandosi sulla parete della stanza accanto, che poteva cos facilmente sfondare. Anche Fujiko guard la parete e le si mise davanti. Sedette, accennandogli di fare altrettanto. Ma lui non poteva. Si preparava allo slancio che li avrebbe portati tutti alla distruzione, travolto dal gemito che aveva seguito un altro colpo.
"y!" Fujiko tremava per il terrore.
Egli la spinse via. "Iy, Iy!" lo scongiur lei di nuovo.
"IMA!"
D'un tratto Fujiko si alz e gli indic di aspettare, mentre lei senza rumore correva ad afferrare le spade nella piccola nicchia. Con mani tremanti prese lo spadone, lo sguain e si prepar a seguire Blackthorne oltre la parete. In quello stesso momento si ud un ultimo colpo, seguito da un torrente di imprecazioni furiose e dallo sbattere dello shoji. Buntaro si allontan per il corridoio, seguito dalla guardia. Un momento di silenzio, poi il portone del giardino si chiuse rumorosamente.
Blackthorne and alla porta. Fujiko gli si gett davanti, ma egli l'allontan e apr.
Mariko stava ancora in ginocchio in un angolo, con un livido su una guancia, i capelli scomposti, il chimono a brandelli e dei brutti segni sulle cosce e sul fondo della schiena.
Blackthorne si precipit per rialzarla, ma lei grid: "Andate via per favore andate via, Anjin-san!"
Egli scorse una goccia di sangue all'angolo della bocca. "Perdio! Siete ferita..."
"Vi ho detto di non intervenire. Vi prego, andatevene," disse lei, con la solita voce calma, smentita dalla violenza che le si leggeva negli occhi. Poi scorse Fujiko sulla soglia e le parl brevemente. Fujiko tir Blackthorne per un braccio, per portarlo via, ma lui si sottrasse alla stretta. "No! Iy!"
Mariko si rivolse a lui. "La vostra presenza mi fa perdere la faccia, non mi d pace n conforto e mi riempie di vergogna. Andatevene!"
"Voglio aiutarvi, non capite?"
"Voi non capite! Non avete nessun diritto in questa faccenda.  una lite privata fra marito e moglie."
"Non ci sono scuse per chi picchia..."
"Perch non ascoltate, Anjin-san? Se vuole, pu ammazzarmi a forza di botte. Ne ha il diritto e vorrei che lo facesse! Almeno non dovrei sopportare la vergogna. Credete sia facile vivere cos? Non avete sentito quello che vi ho detto? Io sono la figlia di Akechi Jinsai!"
"Non  colpa vostra! Voi non avete fatto niente!"
" colpa mia e io sono figlia di mio padre." Mariko si sarebbe fermata l, ma vedendo la compassione, lansia e l'amore negli occhi di lui e sapendo quanto egli onorasse la verit, lasci cadere qualche altro velo.
"Stanotte la colpa  stata mia, Anjin-san. Se io piangessi, come vuole lui, e chiedessi perdono, come vuole lui, e mi mostrassi impietrita dal dolore e svenissi, come vuole lui, e aprissi le gambe per lui con finto terrore, come vuole lui, se facessi tutti i gesti femminili richiesti dal mio dovere, allora lui sarebbe come un bambino nelle mie mani. Ma io non lo far."
"Perch?"
"Perch questa  la mia vendetta. Ripagarlo perch mi ha lasciato viva dopo il tradimento. Ripagarlo perch mi ha mandato via per otto anni e mi ha lasciato vivere per tanto tempo. E ripagarlo perch mi ha ordinato di tornare alla vita e mi ha lasciato viva." Con una smorfia di dolore, si mise a sedere e si strinse addosso il chimono lacerato. "Non mi conceder mai pi a lui. L'ho fatto una volta, liberamente, per quanto l'abbia odiato fin dal primo momento che l'ho visto."
"Allora, perch l'avete sposato? Avete detto che le donne hanno il diritto di rifiutare, che non hanno bisogno di sposarsi contro i loro desideri."
"L'ho sposato per compiacere il Nobile Goroda e per compiacere mio padre. Ero tanto giovane allora che non sapevo niente di Goroda, ma se volete la verit, vi dir che Goroda era l'uomo pi crudele e pi odioso che sia mai esistito. Fu lui a trascinare mio padre al tradimento. Questa  la verit! Goroda!" Parve che il nome uscisse come uno sputo. "Senza di lui, saremmo tutti vivi e onorati. Io prego Dio che sia all'inferno per l'eternit." Si mosse cautamente, per alleviare il dolore al fianco. "Non c' che odio fra mio marito e me,  il nostro karma. Sarebbe cos facile per lui lasciarmi salire al luogo della morte!"
"Perch non vi lascia andare? Perch non divorzia? O non vi concede ci che desiderate?"
"Perch  un uomo." Fece una smorfia di dolore a una fitta improvvisa. Blackthorne s'inginocchi e la strinse fra le braccia per confortarla, e lei lo respinse, cercando di dominarsi. Fujiko li guardava, ferma sulla soglia.
"Sto bene, Anjin-san. Lasciatemi sola, vi prego. Non dovete. Dovete essere prudente."
"Non ho paura di lui."
Con gesto stanco, Mariko si tolse i capelli dagli occhi e alz lo sguardo verso l'alto, in cerca di una risposta. Perch non lasciare che l'Anjin-san andasse incontro al suo karma? Non appartiene al nostro mondo e Buntaro lo ucciderebbe cos facilmente! Finora solo la protezione di Toranaga lo ha salvato. Yabu, Omi, Naga, Buntaro... tutti potrebbero ucciderlo con estrema facilit. Da quando  arrivato non ha provocato che guai. Lui e il suo sapere. Naga ha ragione: l'Anjin-san pu distruggere il nostro mondo, se non lo si rinchiude.
E se Buntaro sapesse la verit? O Toranaga... la verit sul guanciale... "Sei pazza?" le aveva detto Fujiko, in quella prima notte.
"No."
"Allora, perch vuoi prendere il posto della cameriera?"
"Per via del sak e per divertimento, Fujiko-chan e per curiosit," aveva risposto mentendo, nascondendo la ragione vera: che lo desiderava, che ne era attirata e che non aveva mai avuto un amante. Se non fosse stata quella notte, non ce ne sarebbe mai stata un'altra, e doveva essere l'Anjin-san e solo l'Anjin-san. Perci era andata da lui. Il giorno prima, all'arrivo della galea, Fujiko le aveva chiesto, mentre erano sole: "Ci saresti andata, se avessi saputo che tuo marito era vivo?"
"Naturalmente no," aveva mentito lei.
"Ma adesso lo dirai a Buntaro-sama, ne? Della notte con l'Anjin?"
"Perch dovrei?"
"Credevo che questo fosse il tuo piano. Se lo dicessi a Buntaro-sama al momento giusto, la sua furia esploderebbe e tu saresti morta e felice prima che lui se ne rendesse conto."
"No, Fujiko-san, non mi uccider mai. Purtroppo. Mi manderebbe fra gli eta, se ne avesse un motivo sufficiente... se ottenesse l'approvazione del Nobile Toranaga... ma non mi ucciderebbe.
"Adulterio con l'Anjin-san... non sarebbe un motivo sufficiente?"
"Oh, s!
"Che ne sarebbe di tuo figlio?"
"Erediterebbe la mia disgrazia, se io finissi in disgrazia."
"Se mai Buntaro-sama, secondo te, arrivasse a sospettare l'accaduto, avvertimi. Finch sono sua concubina,  mio dovere proteggere l'Anjin-san."
 tuo dovere, s, Fujiko, aveva pensato in quel momento Mariko. E ti offrirebbe il pretesto per vendicarti apertamente di chi ha accusato tuo padre, causando la tua disperazione. Ma tuo padre, purtroppo, era un vile, mia povera Fujiko. C'era Hiro-matsu, altrimenti oggi tuo padre sarebbe vivo e Buntaro morto, perch Buntaro  odiato molto pi di quanto fosse disprezzato tuo padre. Perfino le spade che tu veneri tanto, non gli furono date come premio per il suo valore in battaglia, ma furono comprate da un samurai ferito. Ma non sar mai io a rivelartelo, anche se  la verit.
"Non ho paura di lui," stava ripetendo Blackthorne.
"Lo so," rispose lei, cedendo al dolore, "ma vi prego, per favore, abbiatene paura per amor mio."
Blackthorne si alz e usc.

Buntaro lo aspettava a un centinaio di passi di distanza, in mezzo al sentiero: massiccio, enorme e mortalmente pericoloso. La guardia gli stava accanto. Il cielo all'alba era coperto, il mare calmo e le prime barche da pesca gi si allontanavano.
Blackthorne osserv l'arco nelle mani di Buntaro e le spade alla cintura di lui e della sua guardia. Il samurai vacillava leggermente e questo gli fece sperare che la sua mira fosse meno perfetta. Ci gli avrebbe dato il tempo di avvicinarsi abbastanza. Senza curarsene caric entrambe le pistole e si avvi verso i due uomini.
All'inferno ogni copertura! pens, accecato dal desiderio di sangue, pur essendo conscio che il suo atto era folle, che non aveva nessuna possibilit contro i due samurai n contro l'arco a lunga portata e che non aveva nessun diritto di interferire. Ed ecco che, mentre si trovava ancora a distanza, Buntaro gli si inchin profondamente, e altrettanto fece la guardia. Blackthorne si ferm, temendo un tranello: guard in giro, ma non c'era nessuno. Come in un sogno, vide Buntaro calarsi pesantemente in ginocchio, deporre l'arco e inchinarsi fino al suolo, con le mani piatte sul terreno, come avrebbe fatto un contadino davanti al suo signore. La guardia lo imit.
Blackthorne li fiss, attonito. Quando fu sicuro che la vista non gli giocasse un tiro, cominci ad avvicinarsi, piano, con le pistole pronte, in attesa del tradimento. A pochi passi si ferm. Buntaro non si era mosso. Secondo l'uso avrebbe dovuto inchinarsi allo stesso modo, dato che erano quasi uguali o uguali, ma non capiva perch tante cerimonie in quel momento in cui avrebbe dovuto scorrere il sangue.
"Alzati, figlio di puttana!" esclam e si prepar a sparare.
Buntaro non parl, e non si mosse, restando con la testa china. Il chimono, sulla schiena, era fradicio di sudore.
"Nan ja?" Volutamente Blackthorne us la formula pi ingiuriosa per chiedere: "Cosa c'?", per spingere Buntaro ad alzarsi, a incominciare, ben sapendo che non avrebbe mai potuto sparargli finch gli stava davanti in quell'atteggiamento.
Poi si rese conto che era troppo scortese restare in piedi, mentre gli altri erano inginocchiati e che "nan ja" era un insulto quasi intollerabile e certo superfluo, e fin per inginocchiarsi anche lui, e inchinarsi con le mani al suolo, sempre stringendo le pistole.
Poi sedette sui calcagni. "Hai?" chiese, con forzata cortesia.
Buntaro cominci a borbottare, con estrema umilt, scusandosi. Di cosa e perch, esattamente, Blackthorne non riusciva a capire. Afferr qualche parola qua e l, fra cui pi volte "sak", ma era chiaro che si trattava di scuse e di un'umile richiesta di perdono.
La rabbia accecante era svanita. "Shigata ga nai," disse vagamente, che significava "era inevitabile" o "non c'era niente da fare" o "che potevate fare?", ancora non sapendo se quel cerimoniale non fosse per caso un preliminare dell'attacco. "Shigata ga nai. Hakkiri wakaranu ga shinpai surukotowanai." Era inevitabile. Non capisco bene, ma non preoccupatevi.
Buntaro alz gli occhi e poi si mise a sedere. "Arigato... arigato, Anjinsama. Domo gomen nasai."
"Shigata ga nai," ripet Blackthorne e, constatato che si trattava di autentiche scuse, ringrazi Dio di avergli offerto la miracolosa possibilit di evitare il duello. Sapeva di non avere nessun diritto, di aver agito come un pazzo e sapeva che l'unica soluzione alla crisi con Buntaro poteva venire attraverso le vie regolari. Cio Toranaga.
Ma perch le scuse? si chiese disperatamente. Pensa! Devi imparare a pensare come loro. A un tratto la risposta gli si present: dev'essere perch sono hatamoto e lui, l'ospite, ha turbato il wa, l'armonia, della mia casa. Litigando violentemente con la moglie in casa mia, ha insultato me, quindi lui ha torto e deve scusarsi, lo voglia o no. Scuse d'obbligo fra samurai, fra il padrone di casa e l'ospite...
Aspetta! non dimenticare che, secondo le loro usanze, tutti gli uomini possono ubriacarsi, a volte, e quando sono ubriachi non sono responsabili delle proprie azioni. Non dimenticarti che qui non perdi la faccia per essere ubriaco fradicio. Ricorda come rimasero indifferenti Toranaga e Mariko quando tu sulla nave eri ridotto all'incoscienza per il bere. Divertiti, e non disgustati, come sarebbe stato da noi.
E non sei tu il vero responsabile? Non hai dato tu il via al bere? Non sei stato tu a sfidare?
"S," si rispose a voce alta.
"Nan desu ka, Anjin-san?" chiese Buntaro, con gli occhi iniettati di sangue.
"Nani mo. Watashi no kashitsu desu." Niente.  stata colpa mia.
Buntaro scosse il capo e disse di no, che era colpa sua e di nuovo si inchin, scusandosi.
"Sak!" disse Blackthorne in tono conclusivo e si strinse nelle spalle. "Shigata ga nai. Sak!"
Buntaro s'inchin e lo ringrazi di nuovo. Blackthorne ricambi e si alz in piedi, seguito da Buntaro e dalla guardia. Tutti si inchinarono un'altra volta, poi finalmente Buntaro si gir e si allontan. Blackthorne lo guard fino a che arriv fuori portata di frecce, domandandosi se fosse proprio cos ubriaco com'era sembrato, poi torn in casa.
Fujiko era sulla veranda, con il suo solito sorriso gentile. Che cosa pensi in realt? si chiese Blackthorne, mentre la salutava e ne riceveva il benvenuto.
La porta di Mariko era chiusa, vegliata da una cameriera.
"Mariko-san?"
"S, Anjin-san?" Egli attese ma la porta non si apr.
"State bene?"
"S, grazie." La ud schiarirsi la gola, poi la voce sottile riprese: "Fujiko ha avvertito Yabu-san e Toranaga-sama che oggi sono indisposta e non potr fungere da interprete."
"Dovreste chiamare un medico."
"Oh, grazie, ma Suwo andr benissimo. L'ho gi mandato a chiamare. Io... mi fa soltanto male un fianco. Davvero, sto bene, non dovete preoccuparvi."
"Sentite, io me ne intendo un po' di cure e medicine. Non avete sputato sangue, per caso?"
"Oh, no. Mi sono soltanto sbucciata un po' il viso, scivolando. Ma adesso sto bene. Veramente."
Dopo un attimo di silenzio, Blackthorne le comunic: "Buntaro si  scusato."
"Lo so. Fujiko guardava dal portone. Vi ringrazio umilmente per aver accettato le sue scuse. Grazie. E, Anjin-san, mi dispiace tanto di avervi disturbato...  imperdonabile che la vostra armonia... Vi prego di accettare anche le mie scuse. Non avrei mai dovuto lasciarmi andare a parlare.  stato veramente scorretto... vi prego, perdonate anche me. La lite  sorta per colpa mia. Accettate le mie scuse."
"Per essere stata picchiata?"
"Per essermi rifiutata di obbedire a mio marito e di aiutarlo a dormire tranquillo, per aver mancato verso di lui e verso il nostro ospite. E anche per quanto ho detto."
"Siete sicura che io non possa far niente?"
"No, grazie, Anjin-san. No. Si tratta solo di oggi."
Ma Blackthorne non la rivide per otto giorni.

36
"Naga-san, ti ho invitato a caccia e non ripetermi delle storie che ho gi sentito," disse Toranaga.
"Padre, vi prego, per l'ultima volta: interrompete l'addestramento, mettete fuori legge le armi da fuoco, distruggete il barbaro, dichiarate che l'esperimento  fallito e non parlate pi di questa oscenit."
"No. Per l'ultima volta." Il falco incappucciato sulla mano guantata di Toranaga si agit al tono minaccioso nella voce del padrone, un tono che gli era sconosciuto, e fischi con irritazione. Si trovavano nella boscaglia, lontani dai battitori e dalle guardie. La giornata era afosa, umida e coperta.
Naga sporse il mento. "Benissimo. Ma  mio dovere rammentarvi che qui siete in pericolo e chiedervi, con il dovuto rispetto, per l'ultima volta, che lasciate Anjiro oggi stesso."
"No. E anche questo per l'ultima volta."
"Allora prendete la mia testa!"
"La possiedo gi!"
"Prendetela dunque oggi, subito, o permettetemi di finire la mia vita, visto che non accettate nessun buon consiglio."
"Impara la pazienza, cucciolo!"
"Come posso essere paziente, vedendovi distruggere voi stesso?  mio dovere indicarvelo. State qui a cacciare e perdere tempo, mentre i vostri nemici cercano di farvi cascare addosso il mondo. I reggenti si riuniranno domani, i quattro quinti dei daimyo giapponesi o sono gi a Osaka o sono in viaggio per raggiungerla. Voi siete stato l'unico daimyo importante a rifiutarvi. Adesso vi incrimineranno e allora niente potr pi salvarvi. Dovreste almeno trovarvi al sicuro a Yedo, circondato dalle truppe. Qui siete senza difese. Noi non possiamo proteggervi. Siamo appena un migliaio e Yabu ha mobilitato tutto l'Izu. Ha pi di ottomila uomini in un raggio di venti ri e altri seimila presso i confini. Sapete che, secondo le spie, ha una flotta a nord, in attesa di affondarvi se cercate di fuggire via mare? Adesso siete suo prigioniero, non lo capite? Un piccione che arrivi da Ishido e Yabu vi potr distruggere quando vuole. Come potete essere certo che non stia tramando il tradimento d'accordo con Ishido?"
"Sono certo che ci sta pensando. Io al posto suo lo farei. E tu?"
"No, io no."
"Allora moriresti presto, e te lo meriteresti, ma morirebbero anche tutta la tua famiglia, il tuo clan e i tuoi vassalli, e sarebbe assolutamente imperdonabile. Sei uno sciocco insensato e truculento! Non usi il cervello, non ascolti, non impari, non trattieni n la lingua n i cattivi umori! Ti lasci manovrare nel modo pi infantile e credi che tutto si risolva con la spada. L'unica ragione per cui non ti taglio quella stupida testa e non ti permetto di farla finita con la tua vita attualmente spregevole,  che sei giovane e che ho sempre pensato tu abbia qualche buona possibilit, perch i tuoi sbagli non sono ispirati dalla malignit. Non hai astuzia, in compenso sei di una lealt indubitabile. Se non impari alla svelta la pazienza e l'autodisciplina, ti toglier dalla condizione di samurai e caccer te e tutti i tuoi discendenti nella classe dei contadini!" Il pugno di Toranaga batt sulla sella e il falco emise uno strido acuto. "Hai capito?"
Naga ne fu sconvolto. Mai, in tutta la sua vita, aveva visto suo padre perdere la pazienza o gridare per la collera, e neppure aveva sentito parlare di simili scatti. Spesso Toranaga lo rimproverava, ma poi trovava ogni volta qualche giustificazione per lui. Naga sapeva di compiere molti errori; suo padre, per, finiva sempre per dare delle spiegazioni per cui gli apparivano meno stupidi che all'inizio. Per esempio, quando Toranaga gli aveva dimostrato come Omi - o Yabu - l'avessero intrappolato nella storia di Jozen. Naga si era precipitato per uccidere il responsabile e avevano dovuto fermarlo con la forza. Toranaga aveva ordinato alle sue guardie personali di rovesciargli dell'acqua gelata in testa, finch si era calmato, e poi aveva spiegato che comunque Naga aveva reso a lui, suo padre, un servizio impareggiabile eliminando la minaccia di Jozen. "Ma sarebbe stato meglio che tu fossi consapevole di essere manovrato. Devi essere paziente, figlio mio, tutto arriva con la pazienza," gli aveva consigliato, "e presto sarai in grado di manovrare loro. La tua azione  stata ottima. Ma devi imparare a capire, ragionando, che cosa c' nella mente di un altro, se vuoi essere di qualche utili a te stesso... o al tuo signore. Io ho bisogno di capi. Di fanatici ne ho abbastanza."
Suo padre si era sempre mostrato calmo e indulgente, e invece oggi... Naga smont da cavallo con un salto e si prostern al suolo. "Vi prego, perdonatemi, padre. Non volevo farvi andare in collera...  solo perch impazzisco di ansia per la vostra insicurezza. Vi prego, scusatemi se ho disturbato l'armonia..."
"Stai zitto!" url Toranaga, con tanta energia che il cavallo fece uno scarto. Egli strinse le ginocchia e tir le redini che teneva nella destra. Il falco, non pi in equilibrio, cominci a sbattere le ali selvaggiamente, con strida acutissime, inferocito da quella confusione insolita ed esasperante. "Buona, bellezza, buona..." Toranaga cerc in ogni modo di calmarlo e contemporaneamente di dominare il cavallo, mentre Naga afferrava quest'ultimo per il muso. Riusc a tenerlo per la briglia e a frenarlo. Il falco continuava a stridere con ferocia, poi finalmente si assest, riluttante, sulla mano esperta di Toranaga, ma le ali continuavano a palpitare nervose, e i campanelli delle zampe tintinnavano.

"Hek-ek-ek-ek-eeekk!" stridette un'ultima volta.
"Buona, buona, bellezza. Ecco,  tutto a posto," le disse Toranaga in tono rassicurante, il viso ancora pieno d'ira. Quindi si rivolse a Naga, cercando di parlare senza animosit per non turbare di nuovo il falco. "Se le hai rovinato l'umore per oggi, io... io..."
In quel momento un battitore gett il suo grido d'avvertimento. Toranaga sfil subito il cappuccio dalla testa del falco, lasci che per un attimo si ambientasse, poi lo lanci.
Era una femmina di falco pellegrino, chiamata Tetsu-ko - Signora d'acciaio - e s'innalz nel cielo come una saetta, poi cominci a roteare, duecento metri sopra Toranaga, in attesa della preda, senza pi nessun nervosismo. Scorse i cani in battuta e poi la covata di fagiani che si disperdeva in un frenetico sbatter d'ali. Scelse la preda, la segu dall'alto e piomb, con le ali chiuse nel tuffo e con gli artigli pronti ad affondare. Ma la preda, un vecchio fagiano grosso due volte lei, si gett di lato e, nel panico, corse verso un boschetto vicino. Tetsu-ko si rialz, spalancando le ali, e caric a capofitto, dopo essere risalita in alto. Di nuovo piomb sul fagiano e di nuovo manc il colpo. Toranaga, pieno d'eccitazione la incoraggiava, ammonendola del pericolo che poteva incontrare. Naga era dimenticato.
Il fagiano correva verso il suo rifugio sbattendo le ali disperatamente. Il falco, dopo aver girato in alto, si gett di nuovo. Troppo tardi. Il fagiano era scomparso. Il falco, incurante della propria incolumit, si fece strada tra i rami e le foglie, cercando con ferocia la vittima, poi si riprese e saett all'aperto, stridendo di rabbia, per roteare sopra la macchia verde.
In quel momento una covata di pernici venne stanata e si sparse in tutte le direzioni in cerca di salvezza, seguendo ogni anfrattuosit del terreno. Tetsu-ko ne scelse una, chiuse le ali e cadde come una pietra. Questa volta non la manc. Un colpo di artigli spezz il collo della pernice e l'animale cadde a terra in una nuvola di piume. Ma il falco, invece di fermarsi su di lui, s'innalz nel cielo, sempre pi in alto, sempre pi in alto.
Toranaga, ansioso, cerc di attirarla con il richiamo, un uccellino morto legato a una cordicella, che egli faceva roteare nell'aria. Ma Tetsu-ko non si lasci attirare. Ormai non era che una macchiolina nello spazio e Toranaga si sent sicuro di averla persa. Tetsu-ko aveva deciso di lasciarlo, di tornare alla vita selvatica, di uccidere a piacere suo e non del padrone, di mangiare quando voleva lei e non quando voleva il padrone, di volare secondo il vento o secondo la fantasia, libera per sempre.
Osservandola, Toranaga prov non tristezza, ma una sorta di solitudine. Come tutti i falconieri, Toranaga sapeva di non essere padrone che temporaneamente di una creatura cos selvaggia. Da solo si era arrampicato sui Monti Hakon e l'aveva raccolta piccolissima in un nido, l'aveva addestrata, coccolata e le aveva insegnato a uccidere per la prima volta. Adesso riusciva appena a scorgerla e sent il desiderio lancinante di poter raggiungere come lei l'empireo, abbandonando le iniquit della terra.
Ma ecco che il vecchio fagiano sbuc dagli alberi, in cerca di cibo. E Tetsu-ko piomb dai cieli, sottile linea di morte nel vuoto, con gli artigli pronti al colpo di grazia. Il fagiano mor all'istante, in uno svolazzare di penne, ma Tetsu-ko non lo abbandon, frenando con violenza all'ultimo istante. Poi abbass le ali e rimase ferma sopra la preda, cominciando a beccarla, prima di mangiarla. Quando Toranaga la raggiunse lei non aveva ancora iniziato il pasto. Disturbata, lo guard scendere da cavallo, con i suoi bruni occhi spietati. Poi, cullata dalle sue parole di lode e perch aveva fame e lui era sempre stato colui che le dava il cibo, ed era paziente e non faceva mosse brusche, lo lasci avvicinare.
Sempre complimentandola dolcemente, Toranaga, con il coltello da caccia, tagli la testa del fagiano, lasciando che Tetsu-ko ne mangiasse il cervello e, mentre lei banchettava, stacc del tutto quella testa e il falco and ad appollaiarsi sul suo pugno, dove era abituato a mangiare perch il padrone l'aveva sempre nutrito personalmente. Toranaga continu a parlarle teneramente, e lei sibilava di contentezza, lieta di ritrovarsi in luogo sicuro. Poi cominci a lisciarsi le penne, pronta per una nuova spedizione.
Ma visto che era stata cos brava, Toranaga decise di lasciarla festeggiare per quel giorno e non farla volare pi. Le diede un uccellino, gi spennato e aperto per lei, e, a met pasto, le rimise il cappuccio. Lei continu a mangiare, soddisfatta. Quando ebbe finito e fu di nuovo intenta a lisciarsi le penne, Toranaga raccolse il fagiano, lo mise nel carniere e chiam il falconiere. Esaminarono pieni d'allegria l'andamento della caccia e contarono i capi: una lepre, un paio di quaglie, e il fagiano. Toranaga rimand al campo il falconiere e i battitori, con tutti i falchi. Rimasero solo le sue guardie.
A questo punto si rivolse a Naga. "Allora?"
Naga, inginocchiato accanto al cavallo, si inchin. "Avete ragione, signore... per quello che avete detto di me. Chiedo perdono di avervi offeso."
"E non di avermi dato dei cattivi consigli?"
"Io... io vi prego di mettermi accanto a qualcuno che possa insegnarmi a non farlo mai. Non voglio mai darvi cattivi consigli, mai."
"Bene. Ogni giorno passerai qualche tempo a parlare con l'Anjin-san, imparando quello che sa lui. Potr essere uno dei tuoi maestri."
"Lui?"
"S. E questo forse ti insegner un po' di disciplina. E se riesci a toglierti il sasso che ti tappa le orecchie, e ad ascoltare, imparerai senza dubbio cose che ti saranno molto utili. E forse saranno utili anche a me."
Naga fiss il suolo, cupamente.
"Voglio che tu sappia tutto quanto sa lui sui moschetti, i cannoni e la guerra. Diventerai il mio esperto. E voglio che tu sia molto esperto." Naga non rispose. "E voglio che tu gli diventi amico."
"Come posso farlo, signore?"
"Perch non pensi tu al modo? Perch non usi la tua testa?"
"Prover. Giuro che prover."
"Voglio qualcosa di meglio. Hai l'ordine di riuscirci. Usa un po' di 'carit cristiana'. Dovresti saperne abbastanza per farlo. Ne?"
Naga sbuff. " impossibile impararla, per quanto ci abbia provato.  la verit! Tutto quello che dice Tsukku-san  una fila di sciocchezze che farebbero vomitare chiunque. Il cristianesimo va bene per i contadini, non per i samurai. Non uccidere, non prendere pi di una donna, e altre cento stupidaggini! Io vi ho obbedito allora e vi obbedir adesso... obbedisco sempre! Ma perch non lasciarmi fare quello che posso fare, signore? Se voi lo volete, diventer cristiano, ma non ci posso credere...  tutta spazzatura e... chiedo scusa d'aver parlato. Diventer amico dell'Anjin-san. S."
"Bene. E ricorda che vale ventimila volte il suo peso in seta greggia e che possiede pi sapere di quanto ne possiederai tu in venti vite."
Naga si contenne e acconsent doverosamente.
"Bene. Sarai comandante di due battaglioni. Omi-san di altri due e uno rester di riserva, sotto Buntaro."
"E gli altri quattro, signore?"
"Non abbiamo armi per loro. Non  stata che una mossa per distrarre Yabu," rispose Toranaga.
"Signore?"
" stata solo una scusa per portare qui altri mille uomini. Non arrivano forse domani? Con duemila uomini posso tenere Anjiro, e anche fuggire, se necessario. Ne?"
"Ma Yabu-san pu ancora..." Naga si rimangi l'osservazione, sapendo che avrebbe certo sbagliato un'altra volta. "Perch sono cos stupido?" esclam con amarezza. "Perch non capisco le cose, come le capite voi? O come Sudara-san? Voglio aiutare, essere utile. Non voglio provocarvi di continuo."
"Allora impara la pazienza, figlio mio, e domina il tuo carattere. Il tuo momento verr presto."
"Signore?"
A un tratto Toranaga si sent stanco di esercitare la pazienza. Guard il cielo. "Credo che dormir un po'."
Subito Naga tolse la sella e la coperta dal dorso del cavallo e le dispose in terra. Toranaga lo ringrazi e lo osserv disporre le sentinelle. Quando fu sicuro che tutto era in ordine, si sdrai e chiuse gli occhi.
Ma non voleva dormire, bens riflettere. Sapeva che l'aver perso la pazienza era un pessimo segno in lui. Per fortuna non c'era che Naga, si disse, che ancora non capisce. Se fosse capitato con Omi, o con Yabu, avrebbero intuito immediatamente che sto impazzendo di ansia. E ci li spingerebbe subito al tradimento. Per questa volta sei stato fortunato. Tetsu-ko ha riportato tutto nelle giuste proporzioni. Senza di lei avresti mostrato agli altri la tua ira e sarebbe stata una vera follia. Che splendido volo! Impara da lei: Naga va trattato come un falcone. Non grida e si agita come loro? Il suo unico problema  che viene lanciato su una cacciagione sbagliata. La sua caccia  il combattimento e la morte rapida, e presto ne avr quanto vuole.
L'ansiet tornava a invaderlo. Che succede a Osaka? Ho sbagliato nei miei calcoli sui daimyo, su chi avrebbe accettato la chiamata e chi no. Come mai non l'ho saputo? Sono gi stato tradito? Ci sono tanti pericoli intorno a me...
E l'Anjin-san? Anche lui  un falco, ma ancora non si  adattato al pugno, come sostengono Mariko e Yabu. Quali sono le sue prede? La Nave Nera, Rodrigues e quel brutto, piccolo capitano-generale pieno di arroganza, che non rester vivo a lungo, e tutti i preti Abiti Neri, tutti i portoghesi, gli spagnoli, i turchi e i maomettani. E non vanno dimenticati Omi e Yabu e Buntaro e Ishido e io stesso.
Toranaga si gir per stare pi comodo, e sorrise. Ma l'Anjin-san non  un falco ad ali lunghe, da lasciar volare libero, perch piombi dall'alto sulla preda.  pi simile a un falco dalle ali corte, che ti sta sul pugno e che lanci a uccidere qualunque cosa in movimento: una lepre grossa tre volte lui, topi, gatti, cani, beccacce, storni, cornacchie; capace di raggiungerli con scatti di fantastica velocit per ucciderli con un solo colpo di artiglio. Un falco che odia il cappuccio e non lo accetta, ma ti sta seduto sul pugno, superbo, autosufficiente, spietato, con gli occhi gialli. Ottimo amico o difficilissimo da trattare, secondo l'umore.
S, l'Anjin-san  un falco ad ali corte. Contro chi lo devo lanciare? Omi? Non ancora. Yabu? Non ancora. Buntaro?
Perch l'Anjin-san ha seguito Buntaro con le pistole? Per Mariko, naturalmente. Ma sono stati sul guanciale? Occasioni ne hanno avute tante. Io credo di s. "Abbondante," ha detto lei, il primo giorno. Bene. Niente di male sul fatto - Buntaro lo si credeva morto - purch resti segreto per sempre. Ma l'Anjin-san  stato sciocco a rischiare tanto con la donna di un altro. Non ce ne sono sempre mille, libere e sole, altrettanto graziose, altrettanto piccole o grandi o belle o altolocate, eccetera, senza correre rischi? Si  comportato da stupido barbaro geloso. Ti ricordi Rodrigues? Non ha forse ammazzato in duello un altro barbaro, secondo il loro uso, per prendersi quella figlia di un modestissimo mercante, che ha sposato a Nagasaki? Il Taiko non lasci forse passare invendicata quella morte - contro il mio parere - perch era stato ucciso solo un barbaro, e non uno dei nostri?  sciocco avere due leggi, una per noi e una per loro. Dovrebbe essercene una soltanto.
No, non lancer l'Anjin-san contro Buntaro. Ho bisogno di quello sciocco. Ma, che abbiano o no riposato insieme sul guanciale, spero che Buntaro non lo sospetti mai. Se no, dovrei ammazzarlo alla svelta, perch nessuna forza al mondo gli impedirebbe di uccidere l'Anjin-san e Mariko-san, e io ho bisogno di loro pi che di lui. Dovrei forse eliminarlo subito?
Appena Buntaro si era rimesso dall'ubriacatura. Toranaga lo aveva mandato a chiamare. "Come osi anteporre i tuoi interessi ai miei? Per quanto tempo Mariko-san non sar in grado di farmi da interprete?"
"Il dottore ha detto pochi giorni, signore. Chiedo scusa di tanto disturbo."
"Avevo spiegato molto chiaramente che ho bisogno di lei per un'altra ventina di giorni. Non lo ricordi?"
"S. Mi spiace."
"Se ti ha irritato, bastavano quattro colpi sul sedere. A tutte le donne fanno bene, di tanto in tanto, ma pi di cos  da villani. Per il tuo egoismo danneggi l'addestramento e ti comporti come un contadino. Come posso parlare con l'Anjin-san, senza di lei?"
"Lo so, signore, mi dispiace.  la prima volta che la batto.  che... a volte mi fa diventare pazzo, e non ci vedo pi."
"Allora perch non divorzi? O la mandi via? O la uccidi, o le ordini di tagliarsi la gola, quando non avr pi bisogno di lei?"
"Non posso. Non posso, mio signore. Lei... l'ho voluta da quando l'ho vista la prima volta. Appena sposati, era quanto di meglio un uomo possa desiderare. Mi credevo benedetto... ricordate quanti daimyo l'avrebbero voluta? Poi... poi la mandai via, per proteggerla, dopo lo sporco assassinio, fingendo di essere disgustato di lei, e allorch, tanti anni dopo, il Taiko mi ordin di richiamarla, l'ho desiderata di nuovo, pi che mai. La verit  che io me l'aspettavo riconoscente, e l'ho presa come ogni uomo, senza badare alle piccole cose da donne, come le poesie e i fiori. Ma lei era cambiata. Era fedele come sempre, ma gelida, non chiedeva che di morire, voleva che la uccidessi." Buntaro era fuori di s. "Non posso ucciderla, n permetterle di uccidersi. Ha macchiato mio figlio e mi induce a odiare le altre donne, ma non posso liberarmi di lei. Ho cercato... ho cercato di essere gentile, ma  sempre come il ghiaccio e mi fa impazzire. Quando, al ritorno dalla Corea ho saputo che si era convertita a questa assurda religione cristiana, mi sono divertito, perch cosa pu mai contare una religione? Volevo stuzzicarla un po' e invece mi sono trovato che le tenevo il coltello alla gola e giuravo di tagliargliela se non abiurava. Naturalmente lei ha detto di no... e quale samurai l'avrebbe fatto sotto una minaccia? Mi ha fissato con quei suoi occhi e mi ha esortato a continuare. 'Tagliate, mio signore, vi prego,' ha detto. 'Terr indietro la testa. E prego Dio di morire dissanguata.' Non ho tagliato. L'ho presa. Ma ho tagliato i capelli e le orecchie ad alcune sue dame che l'avevano incoraggiata a farsi cristiana e le ho scacciate dal castello. Ho fatto lo stesso alla sua tutrice e le ho tagliato anche il naso, a quella vecchia strega! Allora Mariko ha dichiarato che, poich avevo punito le sue dame, la prima volta che mi fossi presentato a lei non invitato avrebbe fatto seppuku, in qualunque modo, subito... nonostante il suo dovere verso di voi, e quello verso la famiglia, nonostante perfino i comandamenti del suo dio cristiano!" Lacrime di collera gli scorrevano lungo le guance. "Non posso ucciderla, per quanto lo desideri. Non posso uccidere la figlia di Akechi Jinsai, per quanto lei lo meriti.
Toranaga lo aveva lasciato sfogare poi lo aveva mandato via, ordinandogli di tenersi assolutamente lontano da Mariko, finch egli non avesse deciso il da farsi e aveva mandato da lei il proprio medico. Il responso era stato buono: ammaccature, ma nessuna lesione interna.
Per la propria sicurezza, dato che si aspettava un tradimento e il tempo stava scorrendo veloce, aveva deciso di aumentare la pressione su tutti. Aveva'mandato Mariko da Omi, con ordini precisi di riposare e di restare in casa, lontano dall'Anjin-san. Quindi aveva chiamato l'Anjin-san e si era finto irritato, licenziandolo bruscamente, quando era stato chiaro che non potevano conversare. L'addestramento era stato intensificato, le truppe mandate a compiere marce forzate. Naga aveva ricevuto l'ordine di portare con s l'Anjin-san e ridurlo a pezzi per la fatica. Ma Naga non ci era riuscito.
Allora Toranaga ci si era provato lui stesso. Aveva guidato un battaglione per undici ore su per le colline, e l'Anjin-san lo aveva seguito, non in prima fila, ma senza cedere. Di ritorno ad Anjiro, gli aveva detto, nel suo linguaggio quasi incomprensibile, e vacillando per la fatica: "Toranaga-sama, io camminare posso. Io moschetti addestrare posso. Mi dispiace, non possibili i due nelle stesse volte."
Ora, sotto il cielo plumbeo, che si preparava alla pioggia, Toranaga sorrise fra s, eccitato all'idea di abituare Blackthorne al pugno del falconiere.  un falco ad ali corte. E Mariko  altrettanto resistente, altrettanto intelligente, ma pi brillante, e capace di una spietatezza che lui non possiede. Lei  come un falco pellegrino, come Tetsu-ko. La migliore. Perch la femmina del falco  sempre pi grande e pi veloce e pi forte del maschio, sempre migliore di lui?
Sono tutti falchi... Mariko, Buntaro, Yabu, Omi, Fujiko, Ochiba, Naga e tutti i miei figli e figlie e donne e vassalli, e tutti i miei nemici... falchi, o prede dei falchi.
Devo portare Naga in posizione, in alto, e lasciarlo piombare. Su chi? Omi o Yabu? Quello che Naga aveva detto di Yabu, era vero.
"Dunque, Yabu-san, che cosa avete deciso?" gli aveva chiesto, il secondo giorno.
"Non andr a Osaka, se non andate voi, signore. Ho ordinato la mobilitazione di tutto l'Izu."
"Ishido vi incriminer."
"Prima incriminer voi, e se cade il Kwanto, cade anche l'Izu. Io ho stretto con voi un patto solenne. Sono dalla vostra parte. I Kasigi rispettano i patti."
"Sono onorato di avervi per alleato," aveva mentito lui, soddisfatto che un'altra volta Yabu avesse agito come egli aveva previsto. Il giorno dopo Yabu aveva radunato le truppe e gli aveva chiesto di passarle in rivista, poi, davanti a tutti i suoi uomini, si era inginocchiato e ufficialmente gli si era offerto come vassallo.
"Mi riconoscete come vostro feudatario?" aveva domandato Toranaga.
"S. E con me tutti gli uomini dell'Izu. E, mio nobile signore, accettate, vi prego, questo dono come pegno di dovere filiale." Sempre in ginocchio, gli aveva offerto la spada di Murasama. "Questa  la spada che uccise vostro nonno."
"Non  possibile!"
Yabu gli aveva narrato la storia della spada, come fosse giunta fino a lui e come, solo di recente, egli ne avesse appreso le vicende. Aveva chiamato Suwo e il vecchio aveva raccontato i fatti di cui era stato testimone da ragazzo.
" vero, Toranaga-sama," aveva affermato Suwo, con orgoglio. "Nessuno vide il padre di Obata spezzare la spada o gettarla in mare. E io giuro sulla mia speranza di rinascere samurai di aver servito vostro nonno, il Nobile Chikitada. L'ho servito fedelmente fino al giorno della sua morte. Io c'ero, lo giuro."
Toranaga aveva accettato la spada, che sembr vibrare, carica di odio, nelle sue mani. Aveva sempre irriso le leggende secondo cui certe spade possiedono in s la smania di uccidere, ma ora ci credette.
Rabbrivid, al ricordo di quel giorno. Perch le lame di Murasama ci odiano? Una uccise mio nonno. Un'altra quasi mi tagli un braccio, quando avevo sei anni. Un incidente inspiegabile, perch non c'era nessuno nelle vicinanze, eppure io quasi morii dissanguato. Un'altra ancora ha decapitato il mio primogenito.
"Signore," aveva dichiarato Yabu, "una spada cos insozzata non dovrebbe restare in vita, ne? Lasciate che la porti in mare e ve la lasci affondare, cos che almeno lei non possa mai minacciare n voi n i vostri discendenti."
"S, s," aveva mormorato, grato del suggerimento. "Fatelo subito!" E solo quando la spada era scomparsa nelle profondit del mare, sotto gli occhi dei suoi uomini, il suo cuore aveva ripreso a battere regolarmente. Aveva ringraziato Yabu, aveva ordinato che le tasse venissero pagate per il sessanta per cento dai contadini e per il quaranta per cento dai loro signori, e gli aveva assegnato come feudo l'Izu. Tutto era come prima, salvo che adesso tutto il potere nell'Izu apparteneva a Toranaga, se avesse voluto prenderselo.
Toranaga si gir di nuovo, per trovare una posizione pi comoda, godendo il contatto con la terra, come sempre, e traendone forza. Quella lama  scomparsa, per non riapparire mai pi. Per, ricordati la profezia del vecchio indovino cinese: morirai di spada. Ma la spada di chi? E per mano mia o di altri?
Lo sapr quando lo sapr, si disse senza timori.
Adesso dormi. Il karma  il karma. Ricorda, con animo quieto, che l'Assoluto, il Tao,  dentro di te, che nessun prete o culto o dogma o libro o parola del maestro si erge fra te e Lui. Riconosci che il bene e il male sono irrilevanti, l'io e il tu sono irrilevanti, come la vita e la morte. Entra nella sfera in cui non esiste paura della morte n speranza dell'aldil, dove sei libero dagli impedimenti della vita o dal bisogno di salvezza. Tu stesso sei il Tao. Sii tu, ora, una roccia contro cui inutilmente si avventano le onde della vita...
Il breve grido strapp Toranaga alla meditazione ed egli balz in piedi. Naga, eccitato, puntava il dito verso ovest e tutti gli occhi seguivano quell'indicazione.
Un piccione viaggiatore giungeva in linea retta dall'ovest diretto ad Anjiro. Si pos un momento a riposare su un albero, poi riprese il volo, mentre la pioggia cominciava a cadere.
Lontano, a ovest, c'era Osaka.

37
Il custode della gabbia dei piccioni tenne con gentile fermezza l'uccello, mentre Toranaga si liberava dei vestiti fradici. La pioggia l'aveva sorpreso sulla strada del ritorno. Naga e gli altri samurai si erano raggruppati ansiosamente sulla piccola soglia, indifferenti all'acqua che ancora scrosciava, picchiando sulle tegole.
Toranaga si asciug con cura le mani e l'uomo gli porse il piccione. Alle zampette erano attaccati due minuscoli cilindri d'argento. Generalmente ce n'era uno solo e Toranaga stent a dominare il tremito delle mani. Port i cilindretti alla luce per esaminare i sigilli. Riconobbe la sigla segreta di Kiri, ma il suo viso non mostr alcuna reazione.
Per quanto lo desiderasse, non ruppe subito i sigilli, e attese con pazienza che gli portassero un chimono pulito e asciutto. Poi un servo con un grande ombrello lo accompagn ai suoi quartieri nella fortezza, dove lo aspettavano minestra e cha. Mangi, bevve, ascolt la pioggia. Quando infine si sent calmo si ritir in una stanza interna e solo allora, in privato, ruppe i sigilli. I quattro rotoli erano di carta sottilissima, scritti in caratteri molto minuti e in codice. Fu laboriosa la decifrazione, e quando l'ebbe compiuta, lesse e rilesse il messaggio. Poi cominci a riflettere.
Scese la notte e smise di piovere. Che il raccolto sia buono, preg. Era la stagione in cui in tutto il paese le pianticelle di riso venivano messe nelle vaste marcite, per dare il raccolto, quattro o cinque mesi dopo, a seconda della stagione. E in tutto il paese poveri e ricchi, eta e imperatore, servi e samurai, pregavano perch pioggia e sole e umidit venissero nelle giuste proporzioni, al momento giusto. E ogni uomo, donna e bambino contava i giorni che mancavano al raccolto. Abbiamo bisogno di un grande raccolto, quest'anno, pensava Toranaga.
"Naga! Naga-san!"
Suo figlio si present di corsa. "S, padre?"
"Un'ora dopo l'alba verrai con Yabu-san e i suoi maggiori consiglieri sul pianoro. E anche Buntaro e i tre capitani anziani. E Mariko-san. Tutti sul pianoro, all'alba. Mariko-san potr servirci il cha. E l'Anjin-san deve aspettare nelle vicinanze, all'accampamento. Un cerchio di guardie a duecento passi."
"S, padre." Naga si volt, per precipitarsi a obbedire, ma non fu capace di trattenersi. " la guerra?"
Poich gli serviva una ventata di ottimismo nella fortezza, Toranaga non rimprover al giovane l'impertinenza indisciplinata della domanda. "S," rispose, "ma alle mie condizioni."
Naga chiuse lo shoji e si allontan. Toranaga sapeva che il figlio anche se esternamente composto non avrebbe saputo nascondere l'eccitazione dei movimenti e il fuoco nello sguardo. Cos, alimentati nel debito modo, voci e supposizioni si sarebbero sparse immediatamente per Anjiro e ben presto in tutto l'Izu.
"Adesso sono in gioco," disse a voce alta, rivolgendosi ai fiori nel takonama, ombre nella luce calda delle candele.
Kiri cos scriveva:

Signore, prego Budda che siate salvo e in buona salute. Questo  il nostro ultimo piccione, perci prego Budda anche perch lo porti da voi... ieri dei traditori hanno ucciso tutti i suoi compagni, sparando al loro custode, e questo  sfuggito perch, essendo malato, lo tenevo con me per curarlo.
Ieri mattina il Nobile Sugiyama si  dimesso all'improvviso, come stabilito, ma non  riuscito a fuggire, ed  stato fermato nei sobborghi di Osaka dai ronin di Ishido. Disgraziatamente con lui sono stati catturati alcuni suoi familiari: ho sentito che uno dei suoi lo ha tradito. Si dice che Ishido gli abbia proposto un compromesso: se il Nobile Sugiyama avesse rinviato le dimissioni fino a dopo la riunione del Consiglio dei reggenti (domani), cos da potervi legalmente incriminare, Ishido avrebbe ottenuto che il Consiglio assegnasse a Sugiyama il Kwanto. Inoltre, in segno di buona volont, avrebbe rilasciato subito lui e tutta la famiglia. Sugiyama rifiut di tradirvi. E Ishido chiam gli eta per convincerlo. Torturarono i suoi figli, poi la concubina, sotto i suoi occhi, ma egli non vi abbandon. Tutti morirono in modo atroce. Particolarmente atroce fu la sua morte, avvenuta per ultima.
Non c'erano testimoni, e tutto si sa per sentito dire, ma io ne sono sicura. Naturalmente Ishido ha dichiarato di non sapere niente degli omicidi e ha giurato che trover a ogni costo i responsabili. In principio ha cercato di sostenere che Sugiyama in realt non aveva dato le dimissioni e che quindi il Consiglio si poteva riunire. Io ho mandato copie delle dimissioni agli altri reggenti - Kiyama, Ito e Onoshi - e una anche a Ishido, ufficialmente, e altre quattro copie le ho fatte circolare fra i daimyo. (Come siete stato abile, Tora-chan, a prevedere che sarebbero servite tante copie in pi!) Cos da ieri, esattamente come avevate stabilito con Sugiyama, il Consiglio legalmente non esiste. In questo avete avuto un successo completo.
Buona notizia: il Nobile Mogami si  messo al sicuro fuori dalla citt, con tutta la famiglia e i suoi samurai. Adesso  un vostro alleato dichiarato e il vostro fianco all'estremo nord  sicuro. I Nobili Maeda, Kukushima, Asano, Ikeda e Okudiara sono tutti usciti da Osaka alla cheticella ieri notte e sono in salvo. Anche il Nobile cristiano Oda.
Cattiva notizia: le famiglie di Maeda, Ikeda, e Oda e di un'altra dozzina di daimyo importanti non sono fuggite e sono tenute qui in ostaggio, insieme alle famiglie di cinquanta-sessanta nobili meno importanti.
Cattiva notizia: ieri il vostro fratellastro Zataki, signore dello Shinano, si  dichiarato per l'erede contro di voi, accusandovi di aver congiurato con Sugiyama per rovesciare il Consiglio creando il caos; quindi il vostro confine nordorientale  malsicuro e Zataki e i suoi cinquantamila uomini saranno contro di voi.
Cattiva notizia: quasi tutti i daimyo hanno accettato l'invito dell'imperatore.
Cattiva notizia: parecchi dei vostri amici e alleati, qui, sono incolleriti perch non li avete preavvertiti della vostra strategia, permettendo loro di crearsi una possibilit di fuga. Fra loro  il vostro vecchio amico, il Nobile Shimazu. Questo pomeriggio ho saputo che egli ha chiesto che si ordini a tutti i Nobili, da parte dell'imperatore, di inginocchiarsi subito davanti all'erede, Yaemon.
Cattiva notizia: Ochiba tesse la sua tela felicemente, promettendo feudi e titoli e cariche di corte a chi non si  ancora pronunciato. Tora-chan,  un gran peccato che non stia dalla nostra parte:  una nemica di valore. Solo la Nobile Yodoko invoca la calma e la preghiera, ma nessuno la ascolta, mentre Ochiba vuole precipitare le cose fino alla guerra mentre voi siete, secondo lei, debole e isolato. Mi spiace, mio signore, ma siete davvero isolato e, credo, abbandonato.
La notizia peggiore: i reggenti cristiani, Onoshi e Kiyama, sono apertamente d'accordo fra loro e contro di voi. Hanno emanato una dichiarazione congiunta, stamattina, in cui deplorano la "defezione" di Sugiyama e affermano: "Il suo gesto ha gettato il regno nella confusione, dobbiamo tutti essere forti per il bene dell'impero. I reggenti hanno la responsabilit suprema. Dobbiamo essere pronti a distruggere, insieme, ogni nobile o gruppo di nobili che ambisca a disobbedire alla volont del Taiko o a rovesciare la legittima successione." (Vorr dire che pensano di riunire un Consiglio di quattro reggenti?) Una delle nostre spie nel quartier generale degli Abiti Neri ha detto che il prete Tsukku-san ha lasciato in segreto Osaka, cinque giorni fa, ma non si sa se per Yedo o per Nagasaki, dove si aspetta la Nave Nera. Sapevate che quest'anno sarebbe arrivata cos presto, forse entro venti o trenta giorni?
Mio signore, ho sempre esitato a esprimere opinioni in base a voci, a chiacchiere, a parole delle spie, o in base all'intuizione femminile (qui, Tora-chan, ho imparato da voi!), ma il tempo  scarso e forse non vi potr pi parlare. Primo: troppe famiglie sono intrappolate qui dentro. Ishido non le lascer mai andare (come non lascer mai andare noi). E questi ostaggi rappresentano per voi un pericolo enorme. Pochi Nobili possiedono il senso del dovere e la forza d'animo di Sugiyama. Molti adesso si schiereranno con Ishido, anche se controvoglia, a causa degli ostaggi. Secondo: credo che Maeda vi abbandoner, e probabilmente anche Asano. Io calcolo che, sui duecentosessantaquattro daimyo del paese, solo ventiquattro vi seguiranno di certo e altri cinquanta forse. Non sono sufficienti. Kiyama e Onoshi trascineranno dietro di s tutti o quasi tutti i daimyo cristiani e non credo che si alleeranno con voi. Il Nobile Mori, il pi ricco e il pi grande di tutti, vi  personalmente nemico, come sempre, e trasciner nella sua rete Asano, Kobayakawa e forse anche Oda. Aggiungendo a questo l'ostilit di Zataki, la vostra situazione  terribilmente precaria. Io vi consiglio di dichiarare immediatamente il Cielo rosso e correre a Kyoto.  la vostra sola speranza.
Quanto alla Nobile Sazuko e a me, stiamo bene e siamo serene. Il bambino si avvicina e se  suo karma nascere, cos avverr. Siamo al sicuro nel nostro angolo del castello, con la porta ben serrata e la saracinesca abbassata. I nostri samurai sono devotissimi a voi e alla vostra causa e se il nostro karma  di abbandonare questa vita, l'abbandoneremo in pace. Sazuko sente molto la vostra mancanza, moltissimo. Quanto a me, Tora-chan, ho una voglia terribile di vedervi, di ridere con voi e di vedere il vostro sorriso. Nel morire il mio unico rimpianto sarebbe di non poter pi godere di queste cose e vegliare su di voi. Se esiste un aldil, e se c' un Dio o un Budda o un kami, prometto che in qualche modo li tirer tutti dalla vostra parte... anche se prima li pregher di farmi snella e giovane e feconda per voi, pur lasciandomi la gioia di mangiare. Ah, sarebbe davvero un paradiso, poter mangiare e mangiare e restare per sempre giovane e sottile!
Vi mando la mia risata. Possa Budda benedire voi e la vostra famiglia.

Toranaga lesse a tutti il messaggio, tranne quanto riguardava Kiri e la Nobile Sazuko. Alla fine, gli altri lo fissarono e si guardarono fra loro sconcertati, non solo per il contenuto del messaggio, ma perch egli apertamente si confidava con loro.
Sedevano su delle stuoie, in semicerchio intorno a lui, sul pianoro, al sicuro da orecchi indiscreti: Buntaro, Yabu, Igurashi, Omi, Naga e Mariko. Le guardie stavano a duecento passi.
"Desidero qualche consiglio," disse Toranaga. "Il problema  urgente, i miei consiglieri si trovano a Yedo, e voglio che voi ne prendiate il posto. Ditemi che cosa potr succedere e che cosa dovrei fare, Yabu-san?"
Yabu era profondamente agitato. Gli sembrava che qualunque strada portasse al disastro. "Prima, signore, spiegatemi che cosa vuol dire esattamente 'Cielo rosso'."
" il nome in codice del mio piano definitivo di battaglia, un unico attacco violento contro Kyoto, con tutte le mie truppe, affidato alla mobilit e alla sorpresa, per impadronirmi della capitale, togliendola alle forze malvagie che ora la circondano e liberando l'imperatore dalla sporca trama di chi lo imbroglia, agli ordini di Ishido. Una volta che il Figlio del Cielo fosse felicemente libero, gli chiederei di revocare il mandato al Consiglio attuale, chiaramente fatto di traditori, o dominato da traditori, e di dare a me il mandato di formare un nuovo Consiglio, capace di mettere gli interessi del regno e dell'erede davanti ai propri. Lasciando incustodite le mie terre, guiderei da ottanta a centomila uomini, senza protezione sui lati e senza garantirmi la ritirata." Vide che lo guardavano attoniti. Non accenn ai gruppi di samurai scelti che furtivamente erano stati insinuati, nel corso degli anni, in molti dei castelli e province pi importanti e che avrebbero simultaneamente provocato una rivolta per generare il caos necessario al successo del piano.
"Ma dovreste combattere a ogni metro di strada!" esplose Yabu. "Ikawa Jikkyu blocca la via del Tokaido per cento r. E le roccaforti di Ishido la bloccano per il resto!"
"S, ma io prevedo di avanzare rapidamente a nordovest lungo la Koshu-kaido, quindi piombare su Kyoto e tenermi lontano dalle zone costiere."
Scuotendo la testa, cominciarono a parlare tutti insieme. Yabu si impose. "Ma, signore, il messaggio dice che il vostro parente Zataki  gi passato al nemico! Quindi anche la strada a nord ora  bloccata. La sua provincia  a cavallo della Koshu-kaido. Dovrete combattere in tutto lo Shinano, che  pieno di montagne e molto aspro, e con abitanti di una fedelt da fanatici. Vi faranno a pezzi fra quei monti."
"Quella  l'unica strada dove io abbia una possibilit. Lungo le coste ci sono troppi nemici."
Yabu gett un'occhiata a Omi, desiderando potersi consultare con lui, esasperato per il messaggio e per tutto il pasticcio di Osaka, e per aver dovuto parlare per primo, e odiando la condizione di vassallo che aveva accettato su consiglio di Omi.
" la vostra unica possibilit, Yabu-sama," aveva insistito Omi, "l'unico modo di evitare la trappola di Toranaga, mantenendo uno spazio di manovra..."
Igurashi lo aveva interrotto con rabbia. "Meglio prendere Toranaga adesso che ha qui pochi uomini! Meglio ammazzarlo e portarne la testa a Ishido finch c' tempo."
"Meglio aspettare, meglio avere pazienza..."
"E che succeder se Toranaga ordina al nostro padrone di consegnare l'Izu?" aveva gridato Igurashi. "Come feudatario, Toranaga ne ha il diritto!"
"Non lo far. Ha pi che mai bisogno del nostro padrone, adesso. L'Izu gli guarda il confine meridionale e lui non pu averlo nemico! Deve avere il nostro padrone con..."
"E se scacciasse il Nobile Yabu?"
"Potremmo ribellarci! Possiamo uccidere Toranaga, se  qui, e combattere contro qualunque esercito ci mandi addosso. Ma non lo farebbe mai, non capite? Se  suo vassallo, Toranaga deve proteggere..."
Yabu li aveva lasciati discutere a lungo e alla fine aveva riconosciuto la saggezza di Omi. "Benissimo. Sono d'accordo. E gli offrir la spada di Murasama per rafforzare il patto," aveva dichiarato soddisfatto, conquistato dall'astuzia del piano. "La sua spada di Yoshitomo la sostituisce largamente. Ed  ovvio che per Toranaga sono pi prezioso che mai. Omi ha ragione, Igurashi. Non ho scelta. D'ora in poi sono legato a Toranaga. Vassallo!"
"Fino a quando verr la guerra," aveva aggiunto Omi.
"Certo. Naturale, solo fino a quando verr la guerra! Allora cambier parte... o far altre cose. Hai di nuovo ragione, Omi-san!" Omi  il miglior consigliere che abbia mai avuto, pens. Ma il pi pericoloso. Se io muoio,  tanto intelligente e abile da prendersi l'Izu. Ma che importa? Siamo gi tutti morti.
"Siete completamente bloccato," disse a Toranaga. "Siete isolato."
"Vedete delle alternative?"
"Scusatemi, signore, quanto tempo ci vorrebbe per preparare questo attacco?" chiese Omi.
" gi pronto."
"Anche l'Izu  pronto," intervenne Yabu. "I vostri centomila uomini e i miei sedicimila e il reggimento moschettieri... non bastano?"
"No. Cielo rosso  il piano della disperazione, che gioca tutto su un solo attacco."
"Dovete correre quel rischio, appena cesser la pioggia e potremo muoverci in guerra," insist Yabu. "Che altra scelta avete? Ishido former subito un altro Consiglio, perch ancora ne hanno il mandato. E voi sarete incriminato, oggi o domani o dopodomani. Perch aspettare di farvi divorare? Forse il reggimento potrebbe aprirsi la via fra le montagne! Che venga Cielo rosso! Tutti gli uomini lanciati in un solo attacco grandioso.  la guerra del guerriero... degna di samurai, Toranaga-sama. I moschetti, i nostri moschetti, toglieranno di mezzo Zataki e che importa se vincerete o perderete? Il tentativo vivr per sempre!"
"S, ma vinceremo... noi vinceremo!" esclam Naga. Fra i capitani qualcuno assent, lieto che la guerra fosse venuta. Omi non parl.
Toranaga guardava Buntaro. "Ebbene?"
"Signore, vi prego di esimermi dal darvi un'opinione. Io e i miei uomini faremo quello che voi ordinate.  il mio unico dovere. La mia opinione non conta, perch far quello che deciderete voi."
"Normalmente accetterei questa dichiarazione, ma oggi no!"
"Allora, guerra.  giusto quello che dice Yabu-san. Andiamo a Kyoto. Oggi, domani, o quando smette di piovere. Cielo rosso! Sono stanco di aspettare."
"Omi-san?"
"Yabu-sama ha ragione, signore. Ishido si richiamer alla volont del Taiko per nominare al pi presto un nuovo Consiglio, che avr il mandato dell'imperatore. I vostri nemici lo applaudiranno e quasi tutti i vostri amici esiteranno e vi abbandoneranno. Il nuovo Consiglio vi incriminer immediatamente. Allora..."
"Allora,  Cielo rosso?" lo interruppe Yabu.
"Se il Nobile Toranaga lo ordina, sia. Ma non credo che l'incriminazione abbia alcun valore. Potete dimenticarvela!"
"Perch?" chiese Toranaga, concentrando ogni attenzione su Omi.
"Concordo con voi. Ishido  il male, ne? Tutti i daimyo che accettino di servirlo sono anch'essi il male. Gli uomini veri riconoscono Ishido per quello che , e sanno che l'imperatore  stato una volta ancora truffato." Omi si avventurava con prudenza sulle sabbie mobili, che potevano anche inghiottirlo. "Credo che con l'uccisione del Nobile Sugiyama abbia commesso un errore irrimediabile: a causa di simili omicidi ignobili, penso che tutti i daimyo temano un tradimento da parte di Ishido e ben pochi, fuori dalla sua portata immediata, si piegheranno agli ordini del suo Consiglio. Siete salvo. Per un certo tempo."
"Per quanto tempo?"
"Le piogge dureranno due mesi, pressappoco. Quando finiranno, Ishido progetter di mandare contro di voi contemporaneamente Ikawa Jikkyu e il Nobile Zataki, per stringervi in una morsa, e il grosso delle sue forze andr a sostenerli, lungo la via del Tokaido. Nel frattempo, fino a che non finiranno le piogge, tutti i daimyo che hanno qualche rancore contro altri daimyo si limiteranno a obbedire a Ishido a parole, in attesa della sua prima mossa. Poi si dimenticheranno di lui e si vendicheranno o si impadroniranno di altri territori a loro piacimento. L'impero sar diviso come era prima del Taiko. Ma voi, signore, con l'aiuto di Yabu-sama e le vostre forze, con una certa fortuna, avete la possibilit di tenere i passi del Kwanto e dell'Izu contro la prima ondata e respingerla. Non credo che Ishido sia in grado di scatenare un secondo attacco... non grosso. Quando lui e gli altri avranno consumato le proprie forze, voi e il Nobile Yabu potrete uscire dal vostro riparo e gradatamente prendere nelle vostre mani tutto l'impero."
"Quando avverr questo?"
"Con i vostri figli, signore."
"Vorresti combattere in posizione di difesa?" chiese Yabu sprezzante.
"Io credo che, uniti, siate entrambi al sicuro dietro i monti. Voi potete aspettare, Toranaga-sama. Aspettate fino a che avrete altri alleati. Siete voi padrone dei passi! Lo potete fare. Il generale Ishido  il male, ma non  tanto stupido da impegnare tutte le sue forze in una sola battaglia. Rester dentro le mura di Osaka e quindi, per il momento, non avremo bisogno di usare il reggimento. Dobbiamo rafforzare i sistemi di sicurezza e mantenerlo come arma segreta, sempre pronta, fino a quando uscirete dalle montagne... ma non credo che nemmeno io lo vedr mai usare." Omi si rendeva conto di aver attirato l'attenzione di tutti. S'inchin a Toranaga. "Scusatemi, vi prego, signore, per aver parlato cos a lungo."
Toranaga lo studi, poi gett un'occhiata al figlio. Ne scorse l'eccitazione appena contenuta. E cap che era il momento di lanciarlo sulla sua preda. "Naga-san?"
" vero quello che dice Omi-san," gli rispose Naga, in tono esultante. "In gran parte. Ma io dico: usate i due mesi per raccogliere alleati, per isolare ancora di pi Ishido, e quando finiscono le piogge, attaccate senza preavviso... Cielo rosso."
"Non concordi con il piano di Omi-san per un procedimento pi lungo?
"No. Ma non  questo..." Naga s'interruppe.
"Avanti, Naga-san. Parla apertamente!"
Naga si trattenne con la faccia a un tratto sbiancata.
"Ti ordino di proseguire!"
"Ebbene, ho pensato che..." si ferm di nuovo, poi parl tutto d'un fiato. "Non  la vostra grande occasione per diventare Shogun? Se riuscite a conquistare Kyoto, perch formare un Consiglio? Perch non chiedere all'imperatore di nominarvi Shogun? Sarebbe meglio per voi e meglio per il regno." Naga cerc di non lasciar trapelare la paura nella sua voce, perch stava consigliando di tradire Yaemon e i samurai presenti erano quasi tutti dei lealisti - Yabu, Omi, Igurashi, e soprattutto Buntaro. "Io affermo che dovreste essere Shogun!" Si volt verso gli altri. "Se si perde quest'occasione... Omi-san, avete ragione parlando di una lunga guerra, ma io dico che il Nobile Toranaga deve prendere il potere per dare il potere! Una lunga guerra roviner l'impero, lo spezzer di nuovo in mille frammenti. E chi desidera questa fine? Il nostro Signore Toranaga deve essere Shogun. Per passare l'impero nelle mani di Yaemon, del Nobile Yaemon, prima occorre che il regno sia solido! Non si presenter mai un'altra occasione..." La sua voce si spense. Egli raddrizz le spalle spaventato, ma lieto di aver espresso pubblicamente quello che pensava da sempre.
Toranaga sospir. "Non ho mai cercato di diventare Shogun. Quante volte dovr ripeterlo? Io difendo mio nipote Yaemon e la volont del Taiko." Li fiss tutti, uno per uno, ultimo Naga. Il giovane sbatt le palpebre, ma Toranaga, richiamandolo sul pugno, gli disse gentilmente: "Solo il tuo ardore e la tua giovinezza ti scusano. Purtroppo molti altri, pi vecchi e pi saggi di te, credono che questa sia la mia ambizione. Non  cos. C' un solo modo per chiarire questa sciocchezza ed  di mettere al potere Yaemon. E questo intendo fare."
"S, padre. Grazie," rispose Naga, disperato.
Toranaga fiss Igurashi. "Qual  la tua opinione?"
Il samurai si gratt la testa. "Io sono solo un soldato, non un consigliere, ma non vi consiglierei Cielo rosso, nemmeno se potessimo combattere alle nostre condizioni, come dice Omi-san. Io ho combattuto nello Shinano, anni fa.  un brutto paese, e allora Zataki era con noi. Non vorrei tornarci, e soprattutto mai con Zataki nemico. E se Maeda  gi sospetto, come potete pensare a una battaglia? Il vostro maggiore alleato rischia di abbandonarvi! Il Nobile Ishido mander contro di voi due-trecentomila uomini e ne terr altri centomila a difendere Osaka. Anche con i moschetti, noi non abbiamo uomini sufficienti per attaccare. Invece, dietro le montagne, potrete resistere all'infinito, se le cose andranno come dice Omi-san. Possiamo tenere i passi. Riso ne avete abbastanza... il Kwanto non fornisce met dell'impero? Almeno un terzo... e noi possiamo mandarvi tutto il pesce che volete. Sareste al sicuro. Che vengano il Nobile Ishido e Ikawa Jikkyu! I nemici si divoreranno l'un l'altro. Se non andasse cos, tenetevi pronti a Cielo rosso. Un uomo non pu morire che una volta per il suo signore."
"Qualcuno ha altro da aggiungere?" chiese Toranaga. Nessuno gli rispose. "Mariko-san?"
"Non spetta a me parlare qui, signore," rispose lei. "Sono sicura che sia stato detto tutto quello che c'era da dire. Ma permettetemi di chiedervi a nome di tutti questi vostri consiglieri: voi, personalmente, che cosa pensate che accadr?"
Toranaga scelse le parole con cura. "Credo che avverr quanto ha previsto Omi-san. Con un'eccezione: il Consiglio non sar impotente, ma conserver tanta forza da riunire un esercito di alleati, praticamente invincibile. Quando finiranno le piogge, esso verr spedito contro il Kwanto, tralasciando l'Izu; poi, inghiottito il Kwanto, toccher all'Izu. Solo dopo la mia morte i daimyo combatteranno fra loro."
"Ma perch, signore?" si azzard a chiedere Omi.
"Perch ho troppi nemici, perch possiedo il Kwanto, perch ho fatto la guerra per quarant'anni e non ho mai perso una battaglia. Hanno tutti paura di me. Io so che gli avvoltoi prima si riuniranno per distruggere me. Dovete capire con tutta chiarezza, voi tutti, che io costituisco l'unica vera minaccia per Yaemon, anche se non sono affatto una minaccia. Questa  l'ironia della cosa! Tutti sono convinti che io miri a essere Shogun. Invece no. Si tratta, una volta ancora, di una guerra che non sarebbe affatto necessaria!"
Naga ruppe il silenzio. "Allora cosa farete?"
"Ovviamente, sar Cielo rosso."
"Ma avete detto che ci distruggeranno..."
"Lo farebbero... se gliene lasciassi il tempo. Ma io non gli dar nessun tempo. Entreremo in guerra immediatamente!"
"Ma le piogge?"
"Arriveremo a Kyoto bagnati. Accaldati, puzzolenti e bagnati. Sorpresa, mobilit, audacia e calcolo giusto dei tempi, sono quelli che vincono le guerre, ne? Yabu-san aveva ragione: i moschetti si apriranno la strada fra le montagne."

Per un'ora esaminarono piani diversi, discutendo degli aspetti di una guerra su larga scala nella stagione delle piogge - strategia assolutamente inedita. Poi Toranaga li mand via, trattenendo solo Mariko e dicendo a Naga di ordinare all'Anjin-san di raggiungerlo. Li osserv allontanarsi. Una volta presa la decisione, si erano mostrati tutti entusiasti, specie Naga e Buntaro. Solo Omi era apparso riservato e pensoso, e non del tutto convinto. Toranaga non teneva conto di Igurashi, perch sapeva che avrebbe obbedito agli ordini di Yabu e considerava Yabu una pedina, infida, ma comunque una pedina. Omi  l'unico degno di attenzione, pens. Chiss se ha intuito quello che sto preparando in realt.
"Mariko-san, informatevi, con tatto, di quanto venga a costare il contratto della cortigiana."
Lei sbatt le palpebre. "Kiku-san, signore?"
"S."
"Adesso? Subito?"
"Stasera baster." La guard con un leggero sorriso. "Non  detto che il suo contratto serva per forza a me... forse per un mio ufficiale."
"Suppongo che il prezzo dipender dall'acquirente, signore."
"Lo suppongo anch'io. Ma fissate un prezzo. Naturalmente la ragazza ha il diritto di rifiutare, se vuole, quando sapr il nome del samurai, ma dite a Mama-san che immagino che la ragazza non sia tanto maleducata da non fidarsi della scelta che faccio per lei. Ditele anche che Kiku  una dama di prima classe di Mishima, e non di Yedo, o Osaka, o Kyoto. Quindi intendo pagare i prezzi di Mishima e non di Yedo, o Osaka, o Kyoto."
"S, mio signore, certo."
Toranaga mosse le spalle, per alleviare il dolore al braccio destro che ogni tanto lo faceva soffrire, e spost le spade.
"Posso massaggiarvi, Toranaga-sama? O vi posso chiamare Suwo?"
"No, grazie. Vedr Suwo pi tardi." Toranaga si alz e fece i suoi bisogni, provandone grande sollievo, poi torn a sedere. Portava un chimono corto, di seta leggera, a disegni blu, e sandali di paglia. Il ventaglio era blu, con il suo stemma.
Il sole era basso e nuvole cariche di pioggia si andavano ammassando. " meraviglioso sentirsi vivi!" esclam felice. "Posso quasi udire la pioggia che aspetta di nascere."
"S," rispose lei.
Toranaga medit per un istante, poi disse, come se fossero versi:

Il cielo
bruciato dal sole
piange
lacrime feconde.

Mariko, obbediente, mise al lavoro il cervello per giocare con lui al gioco della poesia, che tanto piaceva ai samurai: dalle sue parole trarre altre immagini e altri versi. E dopo un momento gli rispose:

Ma la foresta
ferita dal vento
piange
foglie morte,

"Ben detto! Molto ben detto!" Toranaga la guard soddisfatto, godendo i versi. Mariko indossava un chimono verde pallido con disegni di bamb e un obi arancio scuro. Anche il parasole era arancio, e dava una splendida sfumatura ai capelli nero-azzurri, raccolti sotto il cappello a larghe tese. Toranaga ripens con nostalgia a quanto l'avevano desiderata tutti - compreso il dittatore Goroda - quando lei aveva tredici anni e suo padre, Akechi Jinsai, l'aveva presentata per la prima volta alla corte di Goroda. E come Nakamura, il futuro Taiko, avesse pregato Goroda di dargliela, e come Goroda avesse riso, chiamandolo in pubblico "il suo piccolo generale-scimmia" e esortandolo "a farsi le battaglie e le contadine e non le figlie della nobilt"! Akechi Jinsai aveva apertamente disdegnato Nakamura, suo rivale nei favori di Goroda (e per quello Nakamura aveva tanto goduto di schiacciarlo, in seguito, e poi aveva goduto di vedere soffrire per anni Buntaro, a cui la ragazza era stata concessa per cementare l'alleanza fra Goroda e Toda Hiro-matsu). Vorrei sapere, si disse Toranaga con malizia, osservando Mariko, vorrei sapere se, morendo Buntaro, accetterebbe di diventare mia concubina. Toranaga aveva sempre preferito donne esperte, vedove o divorziate, mai donne troppo belle o troppo sagge o troppo giovani o troppo altolocate, cos che non aveva mai avuto troppi guai, ma aveva ricevuto invece gratitudine. Rise fra s. Non glielo chiederei mai perch ha proprio tutto quello che io non voglio in una concubina... solo la sua et  perfetta.
"Signore?" chiese lei.
"Meditavo sulla vostra poesia, Mariko-san," disse dolcemente. Poi aggiunse:

Perch cos invernale?
L'estate ancora
deve venire e la caduta
del glorioso autunno.

E lei rispose:

Se potessi usare le parole
come foglie cadenti,
quale splendido fal
nascerebbe dalle mie parole!

Egli rise e s'inchin con falsa umilt. "Vi concedo la vittoria, Mariko-sama. Quale sar il dono? Un ventaglio? O un velo per i vostri capelli?"
"Grazie, signore," rispose Mariko. "Quello che piacer a voi."
"Diecimila koku l'anno per vostro figlio."
"Oh, non meritiamo un simile favore!"
"Avete segnato una vittoria. Vittorie e doveri devono essere compensati. Quanti anni ha adesso Saruji?"
"Qundici... quasi quindici."
"Gi... di recente si  fidanzato con una nipote del Nobile Kiyama, vero?"
"S, signore. Nell'undicesimo mese dell'anno scorso, il mese del Gelo Bianco. Ora si trova a Osaka con il Nobile Kiyama."
"Bene. Diecimila koku, a partire da adesso. Mander l'ordine con la posta di domani. E ora basta con le poesie. Voglio la vostra opinione."
"La mia opinione, signore,  che nelle vostre mani siamo tutti al sicuro e nelle vostre mani il paese  al sicuro."
"Voglio che siate seria."
"Ma lo sono, signore! Vi ringrazio per il favore mostrato a mio figlio, che rende tutto perfetto. Io sono convinta che qualunque cosa facciate sar giusta. Sulla Madon... s, giuro sulla Madonna che ne sono convinta."
"Bene. Ma voglio ugualmente la vostra opinione."
Mariko rispose di slancio, senza preoccuparsi di nessuna prudenza, da pari a pari. "Primo: dovete riportare al vostro fianco Zataki. Di certo sapete gi come fare o, molto probabilmente, avete gi un accordo segreto con il vostro fratellastro, e gli avete suggerito voi questa apparente 'defezione' per cullare Ishido in un'illusione. Secondo: non attaccherete mai per primo. Non lo avete mai fatto, avete sempre consigliato la pazienza e attaccato solo quando siete certo di vincere, quindi questa dichiarazione pubblica del Cielo rosso immediatamente non  che un altro diversivo. Terzo: il calcolo dei tempi; la mia opinione  che dovreste fare quello che volete, e fingere di ordinare Cielo rosso, ma senza mai impegnarvi. Questo metter in confusione Ishido, perch naturalmente le spie qui e a Yedo gli riferiranno il vostro piano e lui dovr disperdere le sue forze come una covata di pernici, nella cattiva stagione, per prepararsi contro una minaccia che non si avverer mai. Nel frattempo voi impiegherete i prossimi due mesi a raccogliere alleanze, per rompere quelle di Ishido e la sua coalizione, come dovete fare a ogni costo. E naturalmente dovete attirare Ishido fuori dal castello di Osaka. Se non lo fate, signore, lui vincer, o almeno voi perderete la possibilit di diventare Shogun. Voi..."
"Ho gi chiarito la mia posizione in proposito," ribatt Toranaga, non pi divertito, "e voi state passando i limiti."
Mariko replic tranquilla: "Devo dire le cose pi segrete oggi, signore, per via degli ostaggi. Sono un coltello nel vostro cuore. Abbiate pazienza con me, vi prego. Non sar forse mai pi in grado di parlare con voi 'con aperta confidenza inglese' come dice l'Anjin-san... non siete mai solo, come in questo momento. Vi prego di scusare le mie cattive maniere." Mariko si raccolse un momento in se stessa e riprese coraggiosamente a parlare da pari a pari. "La mia opinione vera  che Naga-san aveva ragione. Dovete diventare Shogun, o avrete mancato al vostro dovere verso l'impero e verso i Minowara."
"Come osate dire una cosa simile?"
Mariko rimase serena, quasi che la sua collera non la sfiorasse. "Io vi consiglio di sposare la Nobile Ochiba. Mancano otto anni al giorno in cui Yaemon sar maggiorenne e potr ricevere la sua eredit...  un'eternit! Non sappiamo cosa possa accadere in otto mesi, figuratevi in otto anni!"
"Tutta la vostra famiglia potrebbe essere eliminata in otto giorni."
"S, signore. Ma questo non ha nulla a che fare con voi e il vostro dovere e con il regno. Naga-san ha ragione. Dovete prendere il potere per dare potere." Con finta gravit aggiunse, d'un fiato: "E ora la vostra leale consigliera pu fare seppuku, o deve farlo pi tardi?" e finse di svenire.
Toranaga rimase sbalordito davanti alla sua audacia, poi scoppi in una risata tonante, battendo il pugno per terra. Quando riusc a parlare, mezzo soffocato, esclam: "Non vi capir mai, Mariko-san!"
"Ah, invece mi capite, signore!" rispose lei, asciugandosi il sudore dalla fronte. "Siete buono a permettere a questa devota vassalla di farvi ridere, ad ascoltare le sue richieste, a permetterle di dire quanto doveva essere detto. Perdonate la mia impertinenza, vi prego."
"Perch dovrei, eh? Perch?" chiese Toranaga sorridendo.
"Per via degli ostaggi, signore," esclam lei con semplicit.
"Gi, loro!"
"S. Dovete andare a Osaka."
"Lo so," rispose Toranaga, tornato serio.
...
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...
FINE Parte 4.